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Stop al Patto, no dell’Ue a Giorgetti. Bocciato il taglio delle accise: “Sostegni alla domanda di energia aggravano la situazione”

La Commissione: "La clausola generale di salvaguardia può essere attivata solo in caso di grave recessione nell’area". E respinge al mittente la richiesta di flessibilità per finanziare misure come lo sconto sui carburanti, controproducente in una fase in cui l'offerta scarseggia
Stop al Patto, no dell’Ue a Giorgetti. Bocciato il taglio delle accise: “Sostegni alla domanda di energia aggravano la situazione”
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Da un lato il no alla sospensione del Patto di stabilità che Giancarlo Giorgetti venerdì mattina ha detto di ritenere “inevitabile” se la guerra nel Golfo continuerà. Dall’altro la bocciatura, tra le righe, della proroga del taglio delle accise su benzina e diesel appena approvata dal governo Meloni. Perché quella misura è di fatto un sussidio all’acquisto di carburanti: esattamente il contrario rispetto a quanto sarebbe necessario fare in una fase in cui l’offerta di materia prima scarseggia e semmai occorre adottare misure che riducano la domanda. La Commissione europea gela le speranze del governo Meloni, alle prese con la stesura di un Documento di finanza pubblica stravolto dall’impatto del conflitto scatenato da Usa e Israele. Con la crescita destinata a una sostanziale revisione al ribasso, portando inevitabilmente il rapporto deficit/pil oltre il 3%. Proprio oggi l’Istat ha confermato il dato dello scorso anno: complessivamente nel 2025 le amministrazioni pubbliche hanno registrato un indebitamento netto pari al -3,1% del Pil, in miglioramento rispetto al -3,4% del corrispondente periodo del 2024.

Il ministro dell’Economia venerdì mattina, subito dopo il consiglio dei ministri che ha confermato lo sconto fiscale sul pieno, ha ufficializzato l’auspicio espresso già durante il forum TeHa di Cernobbio della settimana scorsa, quando aveva sottolineato con l’Europa dovesse tener conto delle “circostanze eccezionali” causate dalla crisi mediorientale. Circostanze che possono giustificare l’attivazione della clausola di sospensione del Patto, come successo durante la pandemia. Ma nel primo pomeriggio, da Bruxelles, una portavoce dell’esecutivo Ue ha chiarito che oggi le condizioni per un passo del genere non si vedono.

Dopo la riforma del Patto sottoscritta da Giorgetti nel 2023, infatti, “la clausola generale di salvaguardia del Patto di stabilità e crescita, che consente agli Stati membri di discostarsi dal loro percorso di spesa netta, può essere attivata solo in caso di grave recessione economica nell’area dell’euro o nell’Ue nel suo complesso”, ha ricordato. “Stiamo monitorando attentamente la situazione instabile in Medio Oriente, ma non ci troviamo in questo scenario”. Altra cosa sono le circostanze eccezionali che possono essere invocate da un singolo Paese per ottenere al massimo margini di flessibilità, non una sospensione generalizzata delle regole. Che vede in ogni caso contraria la maggior parte degli Stati membri.

A Bruxelles però è la ratio stessa della richiesta italiana ad essere rispedita al mittente. Roma chiede di poter tornare a sforare il 3%, livello sotto cui il governo in attesa dei dati definitivi dell’Istat ancora conta di essere sceso nel 2025, per finanziare altri interventi di sostegno e poter largheggiare nella manovra d’autunno, quella per il 2027 elettorale. La Ue considera qualsiasi sostegno fiscale che finisca per aumentare la domanda di energia – come nel caso degli interventi sulle accise, appunto – controproducente. Perché sostenere gli acquisti, se a farlo fossero tutti i Ventisette, significherebbe spingere ulteriormente i prezzi e al tempo stesso allargare il divario rispetto a un’offerta sempre più scarsa causa mancate forniture dal Golfo.
Non sfugge che proprio mentre Meloni e Giorgetti approvavano il nuovo sgravio, che visti i continui aumenti impatterà di poco sul prezzo finale ed è tra l’altro pagato in parte con i proventi del sistema europeo mirato a ridurre le emissioni, dalle colonne del Financial Times il commissario all’Energia Dan Jørgensen ripeteva che a fronte dello choc energetico prolungato causato dalla guerra bisogna prepararsi a ogni eventualità. Compreso il razionamento di alcune tipologie di carburante, anche se “non siamo ancora a quel punto”. Lo stesso Jorgensen aveva chiesto nei giorni scorsi ai Paesi membri di agire uniti e “evitare assolutamente risposte nazionali frammentate”. L’Italia tenta di andare avanti per la sua strada, ma per farlo brucia risorse e incontra continui inciampi. L’Arera nei giorni scorsi ha stoppato l’intervento previsto dal decreto Bollette per le imprese gasivore perché si tratta di aiuto di Stato da notificare alla Ue. Che deve anche autorizzare la parte che riguarda i 3 miliardi di rimborso alle aziende per i soldi pagati per le quote di Co2 nel sistema Ets.

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