Via libera del Consiglio dei ministri al nuovo decreto legge carburanti che proroga fino al primo maggio il taglio delle accise sui carburanti destinato altrimenti ad esaurirsi il 7 aprile. “Il decreto tampona la situazione”, ha spiegato durante una brevissima conferenza stampa il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, “poi gli eventi internazionali di carattere geopolitico che non dipendono da noi ci suggeriranno interventi per far fronte a una situazione che è oggettivamente molto complicata sotto ogni aspetto, anche economico”. Giorgia Meloni ha commentato via social: “È una misura necessaria per fronteggiare una fase particolarmente delicata, segnata da tensioni internazionali che stanno producendo effetti concreti sui costi dell’energia e sull’economia. Sappiamo che il quadro resta complesso. Per questo il governo continuerà a monitorare con la massima attenzione l’evoluzione dello scenario internazionale e a lavorare su ogni intervento necessario a proteggere famiglie, imprese e lavoro”.
La proroga costa 500 milioni, coperti per 200 milioni dall’extragettito Iva e per 300 recuperati come da anticipazioni dai proventi delle aste Ets, ovvero la vendita di quote di emissione di Co2 sulla base del sistema europeo per promuovere la decarbonizzazione, “avendo premura di non toccare quelle per il sollievo agli energivori”. Si utilizzano quindi fondi che in base ai regolamenti Ue vanno destinati alla transizione ecologica per ridurre il prezzo dei carburanti fossili. Per non dire del fatto che il governo Meloni ha battagliato in Europa fino a poche settimane fa per ottenere la sospensione del meccanismo.
Oltre alle accise è previsto un intervento mirato per le aziende agricole, cui viene esteso il credito di imposta sul gasolio già adottato per le pesca. Il decreto recepisce anche l’accordo raggiunto mercoledì con le associazioni di categoria sui crediti di Transizione 5.0, tagliati al 35% venerdì scorso salvo poi ripristinarli.
Giorgetti ieri ha riferito alla premier Giorgia Meloni e ai vice riguardo ai calcoli sulle previsioni che verranno inserite nel Documento di finanza pubblica da inviare a Bruxelles entro fine mese, dopo che l’Istat avrà ufficializzato se nel 2025 il rapporto deficit/pil è rimasto sopra il 3% o è sceso sotto quella soglia consentendo l’uscita dalla procedura di infrazione. Sulle previsioni si sentirà pesantemente l’impatto del conflitto. “Se la situazione non cambia sarà inevitabile” la deroga Ue sui vincoli di bilancio, in particolare, appunto, il tetto del 3%, secondo Giorgetti. La posizione italiana però è tutt’altro che condivisa a livello Ue: da Bruxelles trapela che l’attivazione della clausola generale di salvaguardia che sospenderebbe il Patto di stabilità viene considerata rischiosa e potenzialmente controproducente. Infatti qualsiasi sostegno fiscale che aumenti la domanda di energia – come quello sulle accise – aggrava ulteriormente la situazione, sia in termini di prezzi più elevati sia di carenze di offerta, in un contesto di approvvigionamento energetico limitato.