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Caso Cospito, in Appello confermata la condanna a 8 mesi per Andrea Delmastro

I giudici di primo grado avevano riconosciuto a Delmastro, che si è dimesso da sottosegretario alla giustizia il 24 marzo scorso, le attenuanti generiche, e applicato l’interdizione di un anno dai pubblici uffici, respingendo le richieste di risarcimento avanzate dalle parti civili, quattro parlamentari del Pd
Caso Cospito, in Appello confermata la condanna a 8 mesi per Andrea Delmastro
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Per Andrea Delmastro arriva una nuova condanna nell’ambito del cosiddetto “caso Cospito” . Dopo 2 ore e 40 di camera di consiglio, la terza Corte d’Appello di Roma ha confermato la responsabilità dell’esponente di Fratelli d’Italia, già comminata in 1º grado nel processo per rivelazione di segreto d’ufficio, ribadendo la pena di otto mesi di reclusione e le pene accessorie. I giudici hanno così respinto, come già avvenuto in primo grado, la richiesta di assoluzione avanzata dalla Procura generale, confermando l’impianto della sentenza di primo grado pronunciata nel febbraio 2025. L’avvocato di Delmastro, Andrea Milani, ha dichiarato: “Aspettiamo i 90 giorni per le motivazioni poi faremo ricorso in Cassazione

La vicenda nasce dalle polemiche esplose all’inizio del 2023 sul caso dell’anarchico Alfredo Cospito, detenuto al 41-bis e protagonista di un lungo sciopero della fame contro il carcere duro. Durante una seduta alla Camera, il deputato Giovanni Donzelli – collega di partito e fedelissimo di Giorgia Meloni – rese pubblici alcuni contenuti di colloqui avvenuti nel penitenziario di Sassari tra Cospito e detenuti appartenenti alla criminalità organizzata. Donzelli usò quelle informazioni per attaccare i parlamentari del Pd che avevano fatto visita all’anarchico in carcere, sostenendo che la sinistra stesse facendo “il gioco della mafia e dei terroristi”.

Da qui nasce il caso politico e giudiziario. Secondo l’accusa, le informazioni utilizzate da Donzelli provenivano da relazioni riservate del Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, consultate da Delmastro nella sua veste di sottosegretario delegato all’amministrazione carceraria. Per la Procura di Roma, che ha recepito una denuncia del co-coordinatore di Avs, Angelo Bonelli, Delmastro avrebbe rivelato atti destinati a rimanere riservati, trasmettendoli al collega di partito senza che vi fosse alcuna necessità istituzionale.

In primo grado, però, il processo aveva già mostrato profonde anomalie. I pm titolari dell’inchiesta avevano infatti chiesto l’assoluzione dell’imputato sostenendo che mancasse l’elemento soggettivo del reato. Il tribunale, scegliendo una linea opposta rispetto alla stessa accusa, aveva invece condannato Delmastro a otto mesi, concedendo le attenuanti generiche ma riconoscendo la natura riservata degli atti.

Ora la Corte d’Appello ha confermato integralmente quella ricostruzione. Nelle motivazioni lette in aula, i giudici hanno ritenuto che Delmastro fosse pienamente consapevole della natura riservata delle informative del Dap e che la loro divulgazione a Donzelli sia avvenuta al di fuori delle prerogative istituzionali. Una conclusione che segna uno scontro netto con la Procura generale, che invece aveva chiesto l’assoluzione sostenendo che non fosse stata dimostrata con certezza la segretezza degli atti. Secondo la Corte, però, le informative riguardavano comunicazioni penitenziarie sensibili, acquisite nell’ambito dell’attività di monitoraggio dei detenuti sottoposti al 41-bis, e non potevano essere utilizzate per finalità politiche o di polemica parlamentare. Per i giudici, la diffusione di quei contenuti ha determinato una violazione concreta dei doveri di riservatezza connessi all’incarico ricoperto dall’allora sottosegretario.

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