Attivisti della Flotilla insultati e maltrattati, perfino Netanyahu imbarazzato dai video sconfessa Ben-Gvir: “In contrasto con la linea del governo”. Il ministro Saar: “Non è lui il volto di Israele”
I trattamenti umilianti riservati dalla polizia israeliana aegli attivisti della Global Sumud Flotilla appena sbarcati nel porto di Ashdod hanno fatto il giro del mondo e causato uno scontro diplomatico tra Italia e Israele, spingendo Benjamin Netanyahu e il suo ministro degli Esteri Gideon Sa’ar a una marcia indietro, creando una frattura interna alla maggioranza di governo a Gerusalemme dalla portata inedita. Il premier ha attaccato direttamente il suo ministro della sicurezza Itamar Ben-Gvir.
A scatenare la polemica, infatti, non sono state soltanto le immagini che mostrano violazioni dei diritti dei detenuti e del diritto internazionale, francamente indegne di uno Stato democratico, ma il fatto che quei video siano state brandite come propaganda elettorale a mezzo social dal ministro della sicurezza israeliano Ben-Gvir. La premier italiana Giorgia Meloni, finora tenutasi a debita distanza e intervenuta il meno possibile sulla missione della Flotilla per Gaza, ha pubblicato una nota molto dura, in cui comunica che Roma convocherà l’ambasciatore israeliano alla Farnesina e “pretende scuse”, si legge, da Israele per il “trattamento lesivo della dignità della persona”. Tra gli oltre 400 attivisti arrestati ci sono infatti anche 29 italiani, tra cui il cronista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani, inviato sulla Flotilla, e il deputato del M5s Dario Carotenuto.
E così, Netanyahu è costretto a correre ai ripari. Mercoledì, dopo aver letto il comunicato del governo italiano, Netanyahu ha scritto: “Israele ha tutto il diritto di impedire alle flottiglie provocatorie dei sostenitori dei terroristi di Hamas di entrare nelle nostre acque territoriali e raggiungere Gaza. Tuttavia, il modo in cui il ministro Ben Gvir ha gestito gli attivisti della flottiglia non è in linea con i valori e le norme di Israele. Ho dato istruzioni alle autorità competenti di espellere i provocatori il prima possibile”.
Oltre a contenere il danno, mettendo all’angolo un ministro noto per le sue escandescenze estremiste, il premier israeliano dà anche una notizia sulla sorte degli attivisti arrestati: saranno estradati nel giro di uno-due giorni, come prevedevano i loro legali.
Oltre al ministro Ben-Gvir, a dileggiare e accusare di terrorismo gli attivisti della Flotilla sul modo di Ashdod mercoledì c’era anche la ministra del Likud (il partito di Netanyahu) Miri Regev. Immagini simili sono circolate anche nel 2025. Ma quest’anno l’indignazione ha vinto sulla cautela, nelle diplomazie internazionali, in una fase particolarmente delicata per le relazioni del governo Netanyahu con l’Europa, e qualcosa è scattato.
Poco dopo il ministro degli Esteri israeliani Sa’ar è più esplicito. In un post su X, attacca direttamente il collega Ben-Gvir: “Hai causato danni intenzionali allo Stato (di Israele, ndr) in questo spettacolo vergognoso, e non per la prima volta. Hai gettato alle ortiche sforzi enormi, professionali e riusciti, compiuti da molti: dai soldati dell’Idf fino ai dipendenti del Ministero degli Esteri e molti altri meritevoli. No, tu non sei il volto di Israele”, ha scritto Sa’ar. Il ministro dell’estrema destra ha risposto ancora su X: “Ci sono ancora persone nel governo che non hanno capito come comportarsi con i sostenitori del terrorismo. Ci si aspetta che il ministro degli Esteri israeliano comprenda che Israele ha smesso di essere un bambino che prende schiaffi. Chiunque venga sul nostro territorio per sostenere il terrorismo e identificarsi con Hamas prenderà una sberla e non porgeremo l’altra guancia”.
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Un livello di scontro pubblico così aperto, su tematiche così sensibili, è inedito anche per la scena politica israeliana, abituata a polemiche accese. Conta certamente la campagna elettorale, che ha spinto Ben-Gvir e Regev a calcare la mano con gli attivisti della Flotilla. Resta da capire se le pratiche di arresto con inginocchiamento faccia a terra, le fascette di plastica ai polsi e la scelta di far suonare l’inno nazionale israeliano a tutto volume con gli attivisti piegati rientrino nei limiti consentiti dalle prassi di polizia, anche in Israele. Di certo, i trattamenti degradanti sono molto frequenti quando le persone agli arresti sono palestinesi, come raccontano decine di report dell’Onu e delle varie ong per i diritti umani.