Non è ancora chiusa l’indagine su chi ha permesso per molto tempo che Matteo Messina Denaro potesse gestire con tranquillità la sua latitanza, comunicare i suoi ordini all’esterno e continuare a essere un padrino. A distanza di quasi un anno dall’arresto del boss, morto il 25 settembre scorso, i carabinieri del Ros hanno arrestato con le accuse di favoreggiamento e procurata inosservanza della pena aggravate Martina Gentile, figlia della maestra Laura Bonafede, la donna che per anni è stata sentimentalmente legata al padrino di Castelvetrano Nei confronti della ragazza, che il padrino latitante considerava come una figlia, la Procura aveva già chiesto la custodia cautelare in carcere, ma il gip non aveva ritenuto che ci fossero indizi sufficienti. Alla luce del nuovo materiale investigativo raccolto dai carabinieri il giudice ha ora disposto per l’indagata gli arresti domiciliari. Gentile è stata arrestata a Pantelleria, dove si è trasferita dopo aver accettato le supplenze nella scuola dell’isola.

“Gestiva la corrispondenza del boss” – Secondo i magistrati – l’indagine è stata coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Paolo Guido- Martina Gentile di cui Messina Denaro in diversi pizzini trovati dopo l’arresto elogiava le virtù, avrebbe gestito lo scambio della corrispondenza del boss, all’epoca latitante, sfruttando il suo rapporto con un altro tramite del padrino, Lorena Lanceri, finita in manette col marito nei mesi scorsi. Lanceri, ritenuta una delle più strette fiancheggiatrici del padrino di Castelvetrano, consegnava alla ragazza i pizzini scritti dal capomafia e Gentile li faceva avere ai destinatari tra i quali sua madre Laura Bonafede.

Lo scambio, spesso, avveniva nello studio dell’architetto ed ex assessore all’Urbanistica del Comune di Campobello di Mazara in cui le due donne lavoravano. Nell’ufficio è in corso una perquisizione. Lo scambio dei biglietti sarebbe avvenuto tra Martina Gentile e Lorena Lanceri, una presunta fiancheggiatrice del boss arrestata nei mesi scorsi. Si tratta dello studio di architettura dell’ex assessore all’urbanistica di Campobello di Mazara, Stefano Tramonte, in cui le due donne lavoravano. Il professionista risulta indagato. Gentile avrebbe consegnato i messaggi dello stragista con la figlia nel passeggino. La presenza della figlia piccola è stata “strumentalizzata per non destare sospetti” e “rendere meno rischiosi i contatti con il latitante – scrive il gip – La presenza della minore era considerata utile pretesto per porre in essere condotte normalmente ritenute rischiose”.

Secondo l’inchiesta, condotta dal Ros, la donna arrestata avrebbe portato i ‘pizzini’ a Palermo, Gli investigatori stanno cercando di scoprire a chi fossero diretti. Per gli inquirenti la donna “è stata uno degli ingranaggi indispensabili del sistema di comunicazione ingegnato dal latitante“, “grazie al quale questi ha anche potuto mantenere la indispensabile sponda di Laura Bonafede nella condivisione e gestione delle strategie mafiose sul territorio di Campobello di Mazara”.

“Per me è come una figlia” – A dimostrazione del legame del boss con la giovane le parole del boss alla sorella Rosalia, arrestata il 3 marzo scorso. “A me vedi che non è mancato l’amore e l’affetto di una figlia, pur non essendo mia figlia, è cresciuta con me, per tanti anni siamo stati assieme tutti i giorni, ha dato un senso alla mia vita solitaria, ha molto di me, forse anche troppo. Ha il mio carattere perché gliel’ho insegnato io, però lei era predisposta. Oggi (Martina ndr) è una persona matura – prosegue la lettera – non ci vediamo più perché il destino ha voluto così ma è rimasta molto attaccata a me, quando può mi scrive Credo di essere stato fortunato ad averla avuta e ne sono orgoglioso di come è cresciuta anche per merito mio, so che un giorno la conoscerai, si chiama ‘Cromatinà (il suo soprannome ndr)”.

Per il boss “una vera e propria venerazione” – Gentile secondo il gip, “ha avuto il medesimo grado di consapevolezza che può essere riconosciuto alla madre e non solo perché condivideva con quest’ultima tutti i segreti codici linguistici utilizzati per la rete logistica di supporto, ma perché dalla sua missiva e dalle sue condotte, traspariva nitidamente una vera e propria venerazione per ciò che Messina Denaro è stato fino al 16 gennaio 2023 un pericoloso e sanguinario capo mafia”. La giovane “ha manifestato pieno apprezzamento per la personalità del latitante e, addirittura un affetto quasi filiale, nonostante l’efferatezza degli innumerevoli delitti da questi notoriamente commessi”.

“Non solo postina” – Il ruolo della donna nella latitanza di Matteo Messina Denaro, potrebbe essere molto più complesso di quello della semplice “postina”. “Martina Gentile – scrivono i magistrati – può vantare un tale patrimonio di conoscenze sui meccanismi di controspionaggio adottati dal latitante e sulla sua rete di coperture, tanto da porla strategicamente al centro, accanto alla madre, del suo sistema di assistenza e protezione del latitante e, in tal modo, in grado di condizionarlo, inquinarlo o comunque renderlo ancora oscuro nelle molte parti ancora non svelate”. Per i pm la giovane donna era un anello indispensabile delle “reti di protezione sapientemente costruite dal latitante”. “Il livello di fiducia riposto da Messina Denaro nella giovane donna, depositaria infatti di notizie riservate sulla latitanza, l’altissima considerazione sulle sue qualità, l’orgoglio per le convinzioni mafiose che la donna aveva anche pubblicamente manifestato, sono tutti indici che consentono di ritenere certa la conoscenza da parte della Gentile di ulteriori luoghi, persone, dinamiche attinenti alla sfera più intima e complice della latitanza di Messina Denaro”. Le indagini potrebbero far scoprire altri canali di scambio di pizzini, probabilmente attivi a Palermo, città frequentata dal latitante durante le cure alla clinica La Maddalena e in cui la ragazza si recava spesso.

Disposti i domiciliari perché madre di una bimba di 3 anni- L’indagata, in codice chiamata da Messina Denaro Tan o Tany, condivideva con il padrino e con gli altri soggetti che interloquivano con lui una sorta di linguaggio cifrato ideato per nascondere l’identità delle altre persone coinvolte nella assistenza al latitante e curava le esigenze logistiche del boss. Per i pm Gentile “è stata quindi uno degli ingranaggi indispensabili del sistema di comunicazione ingegnato dal latitante, grazie al quale questi ha anche potuto mantenere la indispensabile sponda di Laura Bonafede nella condivisione e gestione delle strategie mafiose sul territorio di Campobello di Mazara”. Il gip ha disposto nei confronti della ragazza i domiciliari e non il carcere, come chiesto dalla Procura, perché Gentile è madre di una bimba di tre anni.

Foto e documenti – Agli atti dell’inchiesta ci sono una serie di immagini scattate dalla polizia mesi prima della cattura del boss avvenuta il 16 gennaio scorso. Nei frame di un video del 17 dicembre del 2022, ora rianalizzati dai carabinieri, si vede l’auto del boss passare alle 10.59 davanti alla casa della Gentile e della madre Laura Bonafede – entrambe erano pedinate e intercettate dalla polizia impegnata nella ricerca del padrino, – e rallentare davanti al portone. Scene immortalate che però non insospettirono gli investigatori. L’analisi delle immagini fatta dai carabinieri e i pizzini in cui la madre della Gentile, Laura Bonafede, sentimentalmente legata a Messina Denaro racconta la gioia provata nel vedere anche solo per un istante il boss passare in auto, confermano che alla guida dell’Alfa ripresa dalle videocamere c’era il padrino ricercato. Stando agli atti il boss regalò una collanina di Bulgari di oltre 2.000 euro alla figlia dell’arrestata. Nel linguaggio cifrato usato dal capomafia e dalla Gentile la piccola destinataria del dono veniva indicata come “Cromatuccia”. La donna, dopo aver ricevuto il gioiello, mandò alla madre, Laura Bonafede, una foto della collanina. La prova dell’acquisito verrà poi trovata nel materiale sequestrato alla sorella di Messina Denaro, Rosalia, che aveva appuntato la spesa come “regalo per cromatuccia”.

Le impronte trovate nel covo – Le impronte di Martina Gentile sono state trovate dai carabinieri del Ros nel covo del capomafia. “Gli accertamenti tecnici svolti dal Ris dei Carabinieri – si legge nel provvedimento disposto dal giudice per le indagini preliminari – hanno evidenziato la presenza di due impronte papillari riconducibili a Martina Gentile su un dvd che custodiva il latitante e che conteneva la registrazione di un film”. Per il gip Alfredo Montalto “si tratta di un ulteriore elemento di prova perfettamente coerente con il quadro fin qui rassegnato e dunque significativo di un rapporto tra la giovane donna e il latitante che si arricchiva anche di un’assistenza concreta alle esigenze di quest’ultimo, anche sotto forma di ausilio alla coltivazione di hobby o più semplicemente di assistenza volta a rendere meno gravoso lo stato di clandestinità”.

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