Era la sera del 12 luglio 2001 quando Michele Fazio venne ammazzato dalla mafia davanti a casa sua a Bari vecchia. Michele non era Giovanni Falcone, non era Paolo Borsellino e nemmeno il generale Carlo Alberto dalla Chiesa. Michele non era un magistrato, un agente di polizia, un giornalista, un prete. Michele era “solo” un ragazzo di 15enne che conosceva la criminalità organizzata come “vicina di casa”.

In quegli anni Bari vecchia, infatti, era nelle loro mani. Nessun turista avrebbe mai messo piede in quel dedalo di viuzze: era sconsigliato. Forse in Italia, non tutti conoscono la storia di questo giovane e della sua famiglia ma è una vicenda che ha cambiato e continua a cambiare la vita e le vite di una città meravigliosa come Bari.

Michele quella sera stava tornando a casa da un bar dove lavorava nel periodo estivo per dare una mano a papà Pinuccio, ferroviere che per la famiglia trascorreva l’esistenza su e giù per l’Italia. Il padre e la madre quella sera erano in casa quando improvvisamente sentirono degli spari proprio in quella piazzetta davanti alla loro abitazione.

D’istinto fecero quello che in quel periodo avrebbero fatto tutti: chiudere le imposte, stare zitti, dentro. Chi poteva immaginare che quei colpi sarebbero finiti per sbaglio sul corpo di Michele lasciandolo morto a terra a pochi passa dalla porta della sua dimora? A cambiare la vita di papà Pinuccio e mamma Lella fu l’istante in cui tornarono ad aprire la finestra. Erano rimasti indifferenti di fronte alla morte di Michele coinvolto in una sparatoria tra i clan Capriati e Strisciuglio.

Da quel momento la sua famiglia ha preso una strada: testimoniare e sensibilizzare le persone, trasformando la rabbia in voglia di riscatto per l’intera città. Papà Pinuccio e mamma Lella hanno deciso di guardare nel volto i mafiosi, di sfidarli, di non aver paura. Dopo l’archiviazione del 2003, le indagini furono riaperte nel 2004 e nel 2005 arrivando alla sentenza di condanna per gli assassini. Ma non solo. Pinuccio e Lella in questi anni sono stati in centinaia di scuole, parrocchie, comuni per parlare di Michele e per portare un messaggio ai giovani: non essere mai indifferenti.

Qualche giorno fa ero a Bari, per la presentazione del mio ultimo libro su Paolo Borsellino e sono tornato in quella piazzetta dove hanno ammazzato Michele per salutare papà Pinuccio. Mi sono addentrato in Bari vecchia un po’ prima dell’ora dell’appuntamento e poi davanti a casa Fazio mi son seduto ad osservare, a guardare, ad ascoltare. Ho visto turisti passare tranquillamente in quelle straduzze; coppie venire a portare omaggio al monumento alla memoria di Michele installato nella piazza. Michele non è morto invano. A Bari vecchia, grazie ai suoi genitori, la storia è cambiata perché come cantava De Gregori “la storia siamo noi”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO DAVVERO BISOGNO
DEL TUO AIUTO.

Per noi gli unici padroni sono i lettori.
Ma chi ci segue deve contribuire perché noi, come tutti, non lavoriamo gratis. Diventa anche tu Sostenitore. CLICCA QUI
Grazie Peter Gomez

Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Foggia, la criminalità mafiosa ha prosperato anche per la sottovalutazione dello Stato

next
Articolo Successivo

Mattanza, la presentazione del podcast sulle stragi del ’92 a Milano mercoledì 13 luglio

next