I Paesi Bassi decidono di compiere il primo passo contro la sentenza della Corte costituzionale polacca che una settimana fa ha di fatto capovolto il principio del primato del diritto europeo su quello nazionale, decidendo che alcuni regolamenti Ue sono in contrasto con la Carta nazionale e, quindi, irricevibili. Il premier olandese, Mark Rutte, ha infatti annunciato di fronte al Parlamento che chiederà alla commissione europea di “non approvare” il Recovery Plan polacco da 36 miliardi di euro almeno finché non sarà risolta la questione relativa alla sentenza. Una richiesta che sarà formalizzata presto, ha dichiarato il capo del governo, e che arriverà in sede di Consiglio europeo “la settimana prossima”.

Che la posizione di Varsavia non potesse passare senza conseguenze lo aveva già fatto capire anche la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che sostenuta anche dal presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, aveva dichiarato che “i nostri Trattati sono molto chiari. Tutte le sentenze della Corte di Giustizia Ue sono vincolanti e la legge Ue ha il primato sulla legge nazionale. Useremo tutti i poteri che abbiamo ai sensi dei Trattati per assicurarlo”. Mentre la Francia aveva parlato di una “uscita de facto” della Polonia dall’Unione europea, diversi analisti si sono spinti a parlare di “Polexit”, almeno dal punto di vista legale.

Le conseguenze della sentenza si sono sentite anche internamente alla Polonia, tanto che il primo ministro, Mateusz Morawiecki, aveva dovuto rimarcare che l’intento del governo non è affatto quello di favorire un’uscita del Paese dall’Ue, bensì di rivendicare la propria autonomia. Dichiarazioni insufficienti a placare la rabbia di decine di migliaia di persone che sono scese in piazza in diverse città del Paese a sostegno dell’Unione europea.

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