Quelli nominati da Draghi sono tutti economisti che rappresentano solo una parte dell’accademia italiana, cioè una scuola di pensiero fortemente liberista. Sono tutti studiosi che in questi anni hanno espresso dure critiche verso l’intervento pubblico nell’economia, hanno avuto un forte scetticismo sulla importanza degli investimenti pubblici. hanno sostenuto le politiche di austerity del passato che hanno fatto tanti danni. Ma esiste anche un’altra parte dell’accademia italiana che la pensa diversamente, che ha avuto ragione nel dibattito degli ultimi anni e che è rimasta completamente fuori”. Così, ai microfoni de “L’Italia s’è desta” (Radio Cusano Campus), Riccardo Realfonzo, professore ordinario di Economia Politica all’Università del Sannio e presidente del Fondo Cometa (fondo pensione complementare per i lavoratori dell’industria metalmeccanica), spiega le motivazioni della lettera critica inviata da economisti e personalità del mondo accademico al presidente del Consiglio Mario Draghi circa le nomine recenti degli esperti che dovranno verificare le tappe della realizzazione del Pnrr.

Ralfonzo, uno dei firmatari della missiva, spiega: “Riteniamo che questa del Pnrr sia un’occasione molto rilevante per il Paese. Molti di noi hanno anche avanzato critiche alla potenza di fuoco di questo piano, perché, considerata la perdita del Pil del 2020, in realtà le risorse che sono sul tavolo non sono così ingenti come ci viene ultimamente detto. Quindi, a maggior ragione, l’utilizzo razionale, rapido, efficiente e senza sprechi di queste risorse è estremamente rilevante – prosegue – E’ opportuno mettere insieme squadre di tecnici, di economisti, di esperti di qualità. Riguardo alle nomine di Draghi, non entro nel merito dei singoli, ma il problema è che sono tutti economisti che rappresentano solo una parte del mondo accademico italiano. Ora, questa è anche una questione di pluralismo. Riteniamo, cioè, che dentro un panel di esperti sia necessario almeno avere tutti i punti di vista”.

E aggiunge: “In più, i consulenti nominati da Draghi provengono tutti da università del Nord. Nessuno di questi ha mai mostrato sensibilità, ma anche una qualche professionalità o competenza verso la questione meridionale. I loro interessi scientifici non sono indirizzati all’affrontare la questione meridionale in modo approfondito. Attenzione: una cosa che non si dice spesso è che questo ingente fiume di risorse che vengono dall’Europa sono giunte in Italia ‘grazie’ al ritardo considerevole del Mezzogiorno – spiega – perché, se vediamo i dati del Nord, questi sono in linea con la media europea. E quindi sono arrivate perché il nostro Paese, usando un termine discutibile, ha una parte gravemente ‘sottosviluppata’. Per molti firmatati di questa lettera le risorse sarebbero dovute andare in misura maggiore al Mezzogiorno, ma ci troviamo anche di fronte a una squadra di esperti che non hanno alcuna competenza specifica a riguardo”.

Ralfonzo conclude: “La rilevanza di questa lettera è testimoniata anche dal fatto che pochi giorni dopo la sua pubblicazione c’è stata un’altra missiva, a cui la stampa non ha dato nessun rilievo. Si tratta della lettera firmata da tutti i presidenti scientifici delle maggiori associazioni nazionali, a cominciare dalla Società Italiana di Economisti, i quali, con un linguaggio molto meno forte del nostro, hanno sottolineato l’opportunità di rivedere queste nomine. Quindi, possiamo dire che tutta l’accademia italiana ha rilevato che questo modo di procedere andrebbe un po’ rivisto – chiosa – Nel Pnrr ci sono due aspetti deboli: la questione del Mezzogiorno, perché non mi pare ci sia una logica complessiva e coerente su questo, e la questione delle politiche industriali, un tema forte e importante sul quale non vedo un salto di qualità. Il piano però non è rigido, può essere variato e integrato. Quello che sarà il piano ex post lo sapremo solamente alla fine, ma è importante che venga accompagnato da studiosi e tecnici che abbiano degli occhiali in grado di vedere tutte le sfumature”.

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