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Vannacci ha un comitato ad Hammamet, fondato da un altro generale. Che dice: “L’Italia prenda esempio dalla Tunisia”

Parla Adriano Ruspolini, generale in pensione ed ex leghista: "Siamo 12-13 ex militari, la sera ci ritroviamo, andiamo a mangiare una pizza. Salvini? Era tutta una buffonata"
Vannacci ha un comitato ad Hammamet, fondato da un altro generale. Che dice: “L’Italia prenda esempio dalla Tunisia”
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Se si apre il sito di Futuro nazionale, e si apre la mappa dedicata ai comitati nati in circa quattro mesi, si nota che la bandierina del partito è piantata anche oltre confine. In Tunisia, ad Hammamet per l’esattezza. È il “Comitato Hammamet 678”. È il primo avamposto di Roberto Vannacci in terra africana, dove giacciono le spoglie di Bettino Craxi e dove, il 19 gennaio di ogni anno, centinaia di italiani vanno a rendere omaggio all’ex leader del Partito socialista.

Ad aver fondato il comitato, e a dirigerlo, è un generale in pensione, proprio come il leader di Fn. Si tratta di Adriano Ruspolini, classe ’56, che ha incrociato Vannacci durante le sue missioni all’estero (“siamo stati in Afghanistan nello stesso periodo”). Non è la prima volta che Ruspolini si butta in politica. Prima di essere folgorato dal generale, fu folgorato dal Capitano, vale a dire Matteo Salvini. Nel 2017 si candidò per la Lega a Todi, di cui per cinque anni fu vicesindaco. “Pensavo avesse gli attributi” ha detto all’AdnKronos, “e invece era tutta una buffonata”. E ancora: “Alle europee del 2019, a Todi abbiamo fatto il 47,69%, poi qualcuno si è montato la testa, hanno iniziato a imbarcare di tutto, si diceva una cosa e poi si faceva il contrario…”. Quindi l’abbandono del partito di Salvini, la pausa di riflessione, restando in Comune in una lista civica.

E, finalmente, come detto, l’epifania. Il libro Il mondo al contrario è stata l’origine di tutto: “L’ho contattato, ci siamo incontrati e ho deciso di condividere quel percorso, perché gli italiani non ne possono più, non meritano di essere presi in giro da questa banda di lanzichenecchi”. Il riferimento è tanto alla sinistra quanto alla destra. “Io e Vannacci la pensiamo alla stessa maniera, dice le cose come stanno, noi non possiamo prendere in giro la gente”, ha sottolineato. Ruspolini da tre anni risiede ad Hammamet con la moglie. “Qui ci sono 9mila italiani. In gran parte ex dipendenti statali. Con alcuni ex militari, abbiamo deciso di dar vita al Comitato dei vannacciani. Siamo 12-13 per ora, ci riuniamo, parliamo tra di noi, andiamo a cena, a mangiare una pizza, siamo come un circolo, rispettosi dei costumi locali. Ma – ha detto – ci stiamo allargando a macchia d’olio, vogliamo diventare una parte importante del movimento del generale. Da qui guardiamo alla patria, speriamo che le cose cambino”.

Ruspolini ha descritto ciò che vede, dalla prospettiva “tunisina”: “Noi li vediamo partire verso l’Italia i migranti, anche se per la maggior parte, salpano non dalla Tunisia ma dalla Libia, e vengono a delinquere in Italia. Ma quegli stessi che arrivano in Italia e spacciano, stuprano e fanno i criminali, qui invece si comportano bene, perché sanno che ci sono delle regole, che chi non le rispetta finisce male, se la polizia ti prende, qui in Tunisia, te la fa passare male”, è stato il suo ragionamento, tanto da sostenere che “l’Italia dovrebbe addirittura prendere esempio dalle autorità tunisine, perché qui non è come da noi che finisce sempre a tarallucci e vino”. Anche il presidente Kais Saied, per il generale vannacciano, non ha particolari colpe per le partenze “perché è stato abbandonato dalla comunità internazionale, nessuno lo aiuta e quindi non è che riesce sempre a bloccare chi vuole imbarcarsi per l’Italia”. Per gli abitanti di Hammamet, la politica italiana finora ha avuto però un nome e cognome: Bettino Craxi. “Sì, è vero, qui è molto rispettato, per i tunisini è una icona, un mito, un riferimento, lui ha fatto tanto per loro, in tanti visitano la sua tomba, anche gli italiani vanno a salutarlo. È difficile non trovare la foto di Craxi in un locale pubblico”, racconta Ruspolini. “Ecco, perché no, mi piacerebbe che prima o poi ci fosse anche una foto del generale nei ritrovi di Hammamet”.

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