Dipendenti – Per far fronte alle conseguenze economiche delle nuove restrizioni introdotte per contenere la seconda ondata il governo ha rinnovato la cig Covid di 6 settimane e anticipato che con la legge di Bilancio ne verranno concesse altre 12, fino a fine marzo 2021. In parallelo prosegue anche il blocco dei licenziamenti. L’ammortizzatore, ritardi permettendo – 17mila persone non hanno ricevuto nemmeno una mensilità e oltre 200mila domande sono ancora da esaminare – garantisce ai beneficiari l’80% della retribuzione globale che sarebbe loro spettata per le ore non lavorate causa riduzione delle attività fino a una cifra massima di 1.129,65 euro per le retribuzioni più alte.

Lavoratori autonomi – Per i lavoratori autonomi danneggiati dalle restrizioni sono state previste nuove indennità: 1.000 euro per stagionali del turismo, degli stabilimenti termali e dello spettacolo (stessi requisiti del decreto Rilancio), intermittenti e stagionali degli altri settori, autonomi che siano stati titolari di contratti occasionali non rinnovati, incaricati di vendite a domicilio.

Imprese – Per le imprese danneggiate dalle nuove chiusure il decreto Ristori e il Ristori-bis mettono sul piatto 3,4 miliardi che verranno distribuiti dall’Agenzia delle Entrate alle partite Iva con lo stesso meccanismo varato in giugno con il decreto Rilancio: gli aiuti spettano in proporzione al calo dei ricavi registrato in aprile e a condizione che sia calato di almeno un terzo rispetto a quello di aprile 2019. L’entità dei ristori, a seconda del codice Ateco dell’attività, va dal 100% al 400% del contributo già ricevuto o che si sarebbe potuto chiedere a giugno, a sua volta calcolato come percentuale (20, 15 o 10% a seconda della grandezza dell’azienda) del calo di fatturato tra aprile 2019 e aprile 2020. Il contributo minimo è 1000 euro per le persone fisiche e 2.000 per le aziende, il massimo 150mila euro. Qualche esempio: un ristorante con ricavi 2019 tra 400mila euro e 1 milione ha diritto al 200% del contributo ricevuto in precedenza, cioè in media 13.920 euro. Un grande albergo (oltre 5 milioni di ricavi) può arrivare a un ristoro di 100mila euro. Per le discoteche, che hanno riaperto solo per un mese tra metà luglio e il 16 agosto, i nuovi ristori saranno il 400% di quelli di giugno: in media 11.592 euro per quelle che dichiarano meno di 400mila euro, secondo simulazioni del Tesoro. Il calcolo non è semplicissimo: il ristorante dell’esempio iniziale, con 200mila euro di fatturato 2019, ha diritto al 200% dell’aiuto ricevuto a giugno, a sua volta pari al 20% della perdita subita ad aprile rispetto all’aprile 2019: ipotizzando che nel pieno del primo lockdown sia stato chiuso e non abbia incassato nulla, prenderà ora circa 6.700 euro.

Tasse – Sul fronte fiscale, sempre per le attività colpite dal dpcm viene cancellata la seconda rata Imu, dovuta entro il 16 dicembre e sono “sospesi” i versamenti dei contributi per il mese di novembre. Gli acconti di Ires e Irap in scadenza il 30 novembre sono posticipati ad aprile 2021 per tutte le imprese e i professionisti soggetti agli Indici sintetici di accertamento (gli ex studi di settore) che operano nelle zone rosse, indipendentemente dal calo di fatturato, e per i ristoranti delle zone arancioni. Sono poi rinviate al 16 marzo ritenute e Iva dovute entro fine mese, per tutte le attività sospese ma anche per hotel, agenzie di viaggio e tour operator. Chi ha un affitto commerciale avrà diritto anche per ottobre, novembre e dicembre a un credito di imposta del 60%, cedibile al proprietario.

Prestiti – Il governo ha poi reso disponibili a partire da marzo garanzie pubbliche sui prestiti: 100 miliardi per il Fondo pmi che garantisce il 100% su prestiti fino a 30mila euro e il 90% su quelli fino a 5 milioni in favore di imprese, artigiani, autonomi e professionisti (il plafond è stato raggiunto il 5 novembre), 200 miliardi di garanzie della Sace al 90% per le aziende fino a 5mila dipendenti e 1,5 miliardi di fatturato e al 70-80% per le imprese più grandi. Deve invece ancora partire il fondo Patrimonio rilancio da 44 miliardi che dovrebbe entrare nel capitale delle aziende in crisi.

Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO DAVVERO BISOGNO
DEL TUO AIUTO.

Per noi gli unici padroni sono i lettori.
Ma chi ci segue deve contribuire perché noi, come tutti, non lavoriamo gratis. Diventa anche tu Sostenitore. CLICCA QUI
Grazie Peter Gomez

Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

In Italia reddito reale delle famiglie giù del 7,2% nel II trimestre: il dato peggiore dell’Ocse. L’esperto: “Aiuti in ritardo e precari senza tutele”

next
Articolo Successivo

Bankitalia promuove le misure varate dal governo tra marzo e agosto: “I decreti hanno attenuato fortemente gli effetti della crisi”

next