Dopo un braccio di ferro durato tutto il fine settimana e proseguito lunedì mattina, il governo ha trovato l’intesa sui contenuti del decreto per garantire liquidità alle imprese. Ma il consiglio dei ministri, iniziato intorno alle 12:30 con un’ora di ritardo sulla tabella di marcia e interrotto dopo pranzo, è ripreso solo alle 18:30. Il via libera al provvedimento è atteso quindi in serata. “Si mobilitano 200 miliardi di prestiti con garanzie fino al 90% per tutte le imprese, senza limiti di fatturato, e 200 miliardi per il sostegno all’export“, hanno fatto sapere fonti del ministero dell’Economia.

Per le piccole e medie imprese, riferiscono fonti del ministero dello Sviluppo, sono invece confermate le garanzie al 100% sui prestiti fino a 25mila euro senza alcuna valutazione del merito di credito. Al di sopra dei 25mila euro ma entro gli 800mila sarà possibile invece ottenere una garanzia sempre del 100% (di cui 90 dello Stato e 10 dei Confidi) mentre sui prestiti fino a 5 milioni la garanzia si fermerà al 90%, in entrambi i casi senza valutazione andamentale cioè senza esaminare la puntualità dell’impresa nei pagamenti e nei rientri e la sua posizione nella centrale rischi. Il ministro Stefano Patuanelli domenica aveva ipotizzato invece che anche fino ai 5 milioni la garanzia potesse arrivare al 100%.

Per tutto il weekend sono andate avanti le trattative tra il M5S e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri (Pd) sul ruolo di Sace, la controllata della Cassa depositi e prestiti nata per assicurare i crediti delle imprese che esportano. Sace è stata infatti individuata come il veicolo che fornirà le garanzie pubbliche sui crediti delle aziende medie e grandi. Il Tesoro spingeva perché fosse scorporata da Cdp – di cui via XX Settembre ha l’82% mentre il resto fa capo alle fondazioni bancarie – e passasse sotto il suo controllo diretto. I 5 Stelle si sono opposti.

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