Sono un rompicapo i nuovi rinvii fiscali previsti dal decreto Ristori bis – in aggiunta a quelli del “Ristori uno” – per venire incontro alle imprese coinvolte nel lockdown parziale imposto dal Dpcm del 3 novembre. Innanzitutto c’è la sospensione dei contributi previdenziali di novembre per i datori di lavoro di tutti i settori colpiti dalle nuove limitazioni, anche se hanno sede nelle Regioni “gialle”. Poi il rinvio al 16 marzo delle ritenute sul lavoro dipendente e dell’Iva dovute entro fine mese, per tutte le attività sospese (comprese palestre, piscine e discoteche in zona gialla) ma anche per i ristoranti delle zone arancioni e per tutti gli hotel, agenzie di viaggio e tour operator, che possono restare aperti ma sono inevitabilmente danneggiati. E la proroga al 30 aprile per il versamento del secondo acconto dell’Irap e dell’Ires da parte di tutti i contribuenti soggetti agli Indici sintetici di accertamento (piccole imprese e autonomi) che siano penalizzati dal dpcm e abbiano sede in zona rossa, oltre che per i ristoratori in zona arancione. Un intervento, quest’ultimo, che consentirà a chi quest’anno subisce forti perdite di pagare molto meno rispetto a quanto avrebbe dovuto fare basandosi sullo “storico” del 2019.

“La situazione è molto complessa perché c’è una variabilità di situazioni e le attività possono ritrovarsi via via a passare dalla zona gialla a quella arancione o rossa per effetto di nuove ordinanze (del ministero della Salute, ndr)”, commenta Maurizio Postal, delegato alla fiscalità del Consiglio nazionale dei commercialisti ed esperti contabili. “Per come è scritto il decreto – che dovrebbe essere accorpato al Ristori uno sotto forma di maxiemendamento – c’è comunque da presumere che i rinvii riguarderanno i termini non scaduti quando la Regione di riferimento entra in zona arancione o rossa”.

Rebus sospensione tra zone e codici Ateco – La scadenza più vicina è quella del 16 novembre, quando vanno solitamente versate Iva e ritenute. “Chi è in zona gialla godrà della sospensione e del contestuale rinvio al 16 marzo solo se il suo codice Ateco rientra tra quelli delle attività sospese dal Dpcm del 3 novembre: parliamo quindi di palestre, piscine, sale giochi e bingo, casinò, teatri, sale concerto, cinema, sale da ballo e discoteche, sale convegno e congressi, musei. Le attività di ristorazione invece ne hanno diritto sia in zona rossa sia in zona arancione”, spiega l’esperto. “Il rinvio vale poi per le attività di commercio al dettaglio e servizi alla persona che sono state chiuse nelle zone rosse (non i parrucchieri, che restano aperti, ndr). Infine, spetta a hotel, agenzie viaggio e tour operator in tutto il Paese”

Con il rinvio degli acconti il pagamento terrà conto della crisi – A fine novembre è la volta degli acconti di Irap e Ires. “In questo caso il rinvio era già previsto dal decreto Agosto, ma solo per chi nel primo semestre abbia registrato un forte calo di fatturato”, ricorda Postal. “Ora invece la platea si amplia e non c’è più il paletto della riduzione dei ricavi. Evidentemente si ipotizza che la seconda parte dell’anno sarà disastrosa per molte attività: per questo si è deciso di rinviare il pagamento ad aprile quando ci si potrà basare su dati a consuntivo e non sullo storico dei redditi 2019. Così chi è stato danneggiato dall’emergenza pagherà di meno“.

Cancellazione Imu e credito d’imposta sugli affitti – Infine viene riproposto il tandem tra cancellazione della rata Imu per chi è proprietario dei “muri” in cui esercita l’attività e credito di imposta per chi è in affitto. Per tutti i proprietari di immobili commerciali in zona rossa nei quali si esercitino attività chiuse salta la seconda rata dell’Imposta municipale (con contestuale ristoro per i Comuni). L’esonero era già stato previsto per palestre, cinema, teatri, discoteche, sale da ballo, alberghi e pensioni, fiere. Chi invece ha un affitto commerciale – sempre in zona rossa – avrà diritto anche per ottobre, novembre e dicembre a un credito di imposta del 60%, cedibile al proprietario. E il Ristori bis estende lo sgravio a commercio al dettaglio, grandi magazzini e servizi alla persona chiusi, oltre che ai tour operator e agenzie di viaggio in zona rossa.

Il dilemma scadenze: “Serve moratoria se ci ammaliamo” – Anche i professionisti del settore tributario, peraltro, sono in difficoltà a causa dell’emergenza. “Presenteremo al ministro del Tesoro Roberto Gualtieri e ai presidenti delle commissioni Finanze e Bilancio delle Camere la richiesta che ci vengano concessi 30 giorni di “moratoria” sulle scadenze nel caso ci ammaliamo di Covid o dobbiamo stare in quarantena”, spiega Postal. “Su 80mila studi di commercialisti, due terzi sono individuali e un terzo non hanno dipendenti. Significa che se il titolare non può lavorare è costretto a violare i termini previsti per le pratiche che sta seguendo e va incontro a sanzioni. Cercheremo di coinvolgere anche con consulenti del lavoro, avvocati e notai che hanno problemi simili”.

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