Follow the money, segui il denaro. Lo diceva Giovanni Falcone quando intuì che per combattere Cosa nostra bisognava mettersi sulle tracce dei soldi dei mafiosi, i piccioli nascosti in mezzo mondo e mille rivoli. Un intuizione che vale ancora oggi, seppur con qualche sostanziale modifica: non più follow ma delete the money, anzi the cash money, cioè cancella il denaro contante. “È l’unico modo per seguirlo sempre e comunque. Il denaro elettronico non lo perdi mai, non puoi perderlo”, dice Alfonso Sabella, magistrato di grande esperienza nella lotta alla criminalità organizzata, già assessore alla Legalità a Roma con Ignazio Marino sindaco. Lo chiamavano “il cacciatore“, nel senso che ha cacciato e catturato alcuni dei più pericolosi latitanti di Cosa nostra (compresi Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca). Oggi fa il giudice del Riesame a Napoli e non ha smesso di cercare nuovi metodi per sconfiggere la piovra. Per questo motivo è tra i sostenitori dell’ultima grande frontiera dell’antimafia: cancellare l’utilizzo dei contanti. Il magistrato, infatti, è tra i firmatari della petizione lanciata su Change.org per chiedere al Parlamento di completare la transizione dal denaro contante a quello elettronico (FIRMA QUI). In una parola: bandire il cash. “Solo così si legalizza il Paese – dice Sabella – ed è di vitale importante farlo ora, adesso, prima che sia troppo tardi”.

Dottore Sabella, la proposta di cancellare il cash non è esattamente una novità: anzi se ne parla da parecchio tempo. Ma allora perché solo oggi diventa di vitale importanza?
Perché adesso, dopo il lockdown scattato a causa dell’epidemia, il nostro Paese si troverà ad affrontare una grandissima crisi di liquidità. E gli unici che potranno colmarla sono gli uomini delle associazioni criminali. Che però agiscono in contanti. Senza i contanti non riusciranno a comprarsi l’economia legale, come stanno cercando di fare.

In che modo si stanno comprando l’economia legale?
In tanti modi. Il primo, quello più diffuso, che si sta già verificando ovunque mentre parliamo, sono i prestiti a strozzo. L’usura è talmente in crescita che non è più solo un business gestito in modo unitario dall’intera associazione mafiosa.

In che senso?
C’è talmente bisogno di soldi, in fretta e senza garanzie, che l’usura è diventata un’attività personale dei mafiosi, diversa da quello che fanno per i clan. A Napoli è ormai consuetudine che gli affiliati alla camorra utilizzino i loro enormi guadagni per prestare denaro a strozzo, ma a titolo personale: non presta la mafia, presta il mafioso. Per questo da qualche tempo chiedo d’inserire all’articolo 644 del codice, quello che punisce l’usura, anche l’aggravante di averla posta in essere facendo parte di un’associazione mafiosa.

In pratica oggi gli usurai sono dei mafiosi che agiscono in autonomia? Dei professionisti del crimine prestati al settore dei prestiti?
Esattamente. Vede, chi normalmente investe i capitali illeciti usando i normali canali di riciclaggio ci perde. Investe 100 euro sporchi per averne 80 puliti. Con l’usura 100 euro sporchi diventano 150 puliti. Il mafioso guadagna due volte visto che i tassi minimi sono il 4 percento al mese. Se noi aboliamo il contante tutto questo non sarà più possibile. E daremo anche un colpo mortale allo spaccio di stupefacenti.

È impossibile spacciare senza contanti?
No, non è impossibile, ma almeno così i mafiosi sulle droghe ci pagheranno le tasse. La mia è, ovviamente, una provocazione ma è per questo motivo se, per certi versi, sono favorevole alla legalizzazione delle droghe pesanti e liberalizzazione delle leggere. Solo per dare colpi mortali alle mafie.

Quanto guadagnano oggi le mafie con le droghe?

Con mille euro investiti alla fonte si fanno minimo diecimila euro. Il rapporto è di almeno uno a dieci. Con gli appalti queste cifre non si potranno mai toccare.

Ha seguito il caos legato alle scarcerazioni dei mafiosi durante l’emergenza?
Ovviamente.

Non so se ha notato che spesso a tornare liberi non sono stati i capi dell’ala militare, ma i cervelli finanziari. Penso a Francesco Bonura, che era un imprenditore e non un killer. O a Pasquale Zagaria, la mente economica dei Casalesi. È un caso che accada proprio adesso?
No, non è un caso. Ma dobbiamo sempre ricordarci che noi stiamo vedendo all’opera la mafia 4.0. La mafia combattuta da Falcone e Borsellino era una mafia di primo livello, che conviveva con lo Stato. Poi è arrivata la mafia 2.0, che ha combattuto lo Stato, quando quest’ultimo – con lo stesso Falcone, con Cassarà e Montana – ha deciso di fargli la guerra. Quindi abbiamo avuto la mafia che ha trattato con lo Stato. Oggi abbiamo la mafia 4.0.

Sarebbe?
La mafia che si è comprata lo Stato.

Eppure da anni dicono sia in fase calante.
Solo perché non spara più o spara di meno. Oggi lo strumento principale della mafia non è più il kalashinkov ma è il denaro. Poco fa sentivo che alla radio si chiedevano: ma se la mafia non spara più, continua a essere mafia?

Si sono dati una risposta?
Non lo so, non ho più ascoltato. Però posso darla io: certo che continua a essere mafia. Lo stragismo mafioso fa parte del dna di chi oggi corrompe e agisce mettendo mano al portafogli invece che alle P38. È una mafia diversa ma comunque perseguibile sempre col 416 bis, una legge fenomentale che funziona ancora oggi dopo trentacinque anni. A proposito: nessuno tocchi l’articolo 416 bis. Per favore, se ci mettono mano fanno soltanto danno. E ringraziamo ogni giorno Pio La Torre che è morto per regalarci questa legge.

Basta il 416 bis per la mafia 4.0?
Non basta ma è un’ottima arma per cominciare. Vede, la mafia non è stupida, tutt’altro: è spesso un passo avanti rispetto a tutti. Un tempo si parlava dei cosiddetti scrupoli morali delle mafie: non si occupavano prostituzione, droga e usura. Poi i mafiosi hanno visto che quello era un business miliardario e sono diventati i primi produttori al mondo di droga, usura e prostituzione. Quando hanno capito che i migranti erano un business, allora hanno cominciato a gestire i migranti. Ma ci sono delle attività tipiche delle associazioni criminali che non servono a guadagnare.

Per esempio?
Il pizzo. Quando ero a Palermo ebbi uno scontro con Arnaldo La Barbera, perché gli dissi che paradossalmente più noi contrastavamo il pizzo, più la rata del pizzo aumentava. Perché il pizzo non serviva tanto a ingrassare le casse dell’organizzazione, ma serviva a mantenere il controllo delle zone della città. Infatti sulle Madonie i commercianti non pagavano il pizzo, perché don Peppino Farinella aveva talmente tanto prestigio che non aveva bisogno di chiedere nulla. Il pizzo al massimo serve alle mafie per autofinanziarsi, ma non ci guadagnano. Noi facevamo le operazioni antiracket? E loro aumentavano la retta.

Dall’ultima operazione della procura di Palermo apprendiamo che i clan sono riusciti a infiltrarsi a Milano senza clamore, grazie al fatto di non usare alcun tipo di violenza.
Direi che quello è l’abc di una cosca moderna: la violenza solo come ultimissima opzione.

Sempre a Milano i boss riuscivano facilmente a fare affari perché usavano solo in contanti. Ma trattavano con normali imprenditori e commercialisti, non con altri mafiosi: quindi il cash fa comodo anche all’economia che consideriamo pulita?
Ma certo, quando all’imprenditore brianzolo vai a portare milioni in contanti, te lo sei comprato in cinque minuti. Per questo è necessario lavorare su questo fronte e in questo momento. Lo ripeto: noi ci troveremo in una fase 3 con un’economia che stenterà a ripartire per carenza di liquidità delle imprese. Faticheranno a pagare i fornitori, gli stipendi, i debiti con le banche. E gli unici che potranno intervenire sono i clan.

Lo Stato è intervenuto col decreto Liquidità.
Si, è una buona cosa ma ho alcune grandi riserve sul piano dei controlli previsti dal decreto. C’è il rischio che questi soldi finiscano in mano alle organizzazioni mafiose.

In che modo?
Se lo Stato offre contributi a fondo perduto o con garanzie scarsissime ci saranno duemila modi per accaparrarseli da parte di chi non ha i titoli per averli. Se poi deleghiamo questo controllo alle banche, abbiamo perso in partenza. Lo dico a ragion veduta per quello che ho visto a Roma.

Cosa ha visto a Roma?
C’era un’operazione bellissima sulla carta. Nata addirittura con Rutelli, se non erro. Si chiamava Punti verdi qualità e serviva per riqualificare le aeree urbane abbandonate, dandole ai cittadini con dei mutui garantiti dal comune fino al 98%. I cittadini sono spariti e sono arrivate le imprese, i Mokbel, gli Spada e i Fasciani. Morale: i clan si sono fottuti i soldi delle banche. Che poi erano garantite dallo Stato.

Nessuno ha controllato?
Erano le banche che dovevano controllare la tenuta dei piani economici e finanziari.

Non lo hanno fatto?
Non hanno controllato nulla, perché tanto se quel mutuo era garantito dal comune di Roma ci avevano guadagnato in partenza. E avevano interesse a concederlo quel mutuo, senza fare tante storie. Risultato: il comune ci ha rimesso 600 milioni. Se funziona così cosa può succedere con gli importi del decreto Liquidità? Cosa rischiamo che possa accadere? Per questo dico: togliamo alle mafie la possibilità di usare la liquidità di cui dispongono.

Senza denaro contante, però, avrà difficoltà tutta una fascia della popolazione che con le mafie non c’entra nulla, non crede? Penso ai più anziani, per esempio.
Anche io la pensavo così, quando anni fa mi proposero questa idea di abolire il contante. Dissi: ma siete pazzi? Ma come fa la vecchietta a pagare il pane?

Come fa?
Tutte le vecchiette oggi hanno un telefonino, uno smartophone. E hanno imparato a usarlo per parlare coi nipoti, coi figli. L’abolizione del contante non vuol dire che si debba utilizzare solo la carta di credito. Esistono già decine di applicazioni, di metodi, per pagare col telefono. Gli anziani impareranno come hanno imparato a usare lo smartphone: non è impossibile arrivare all’abolizione totale del contante.

Totale o parziale?
Totale, mai parziale. Finché lasceremo le monetine per l’elemosina noi lasceremo un canale alle mafie per riciclare.

Come dovrebbe avvenire l’abolizione del cash?
Intanto abolendo le commissioni bancarie. Tutte le commissioni. Gli istituti di credito devono capire che devono fare il loro dovere. Anche perché poi ci guadagneranno tanto visto che avranno molto più denaro da gestire.

Chi dovrebbe gestire il flusso del denaro elettronico? E come?
La Banca d’Italia o un istituto creato ad hoc deve creare un sistema per legare il denaro al nostro codice fiscale. Un sistema che poi nella pratica è simile a come funziona oggi per una ricarica telefonica.

Non è poco sicuro?
Meno sicuro di un caveau? Non scherziamo. Ci sono sistemi di riconoscimento biometrico, impronte digitali: la tecnologia ci consente di fare tutto quello che vogliamo in modo sicuro e pratico.

Allora perché fino a oggi non si è fatto?

Perché noi due per primi siamo abituati a pagare ogni settimana la colf in nero lasciandole 50 euro sul tavolo della cucina. È un esempio, ovviamente, ma col denaro elettronico non potremmo più farlo.

Quindi è anche una questione culturale?
Certo. Non capiamo che con l’abolizione del contante otterremo subito una diminuzione della pressione fiscale, e quindi il recupero dell’eventuale nero che si faceva prima. Azzereremo il lavoro nero ma verrà anche abbattuto il cuneo fiscale. Le imprese pagheranno meno tasse, perché aboliremo i costi della criminalità organizzata. Tutto questo ci porterà a poter pagare la colf anche cento euro e in bianco, garantendole i contributi, le assicurazioni e l’assistenza medica. Abolire il contante significa legalizzare il Paese.

A proposito di legalizzare il Paese, alcuni suoi colleghi hanno criticato l’ipotesi di snellire i controlli negli appalti pubblici per favorire una più veloce ripresa nella cosiddetta Fase 3? Che ne pensa?
Io sto tremando con questo modello Genova. Vogliono copiare il modello Genova per l’aggiudicazione delle pubbliche procedure, ma questo è gravissimo perché significa prendere il Paese e consegnarne le chiavi al Riina di turno. Gli appalti si possono velocizzare senza ricorrere al modello Genova. Ha funzionato per quell’emergenza specifica, ma non è mutuabile.

Perché?
Significa rinunciare ai principi fondamentali di trasparenza, concorrenza e legalità degli appalti. Il modello Genova è deleterio se viene applicato indistintamente. Ci sono ben altri sistemi.

Tipo?
Cominciamo a ridurre le stazioni appaltanti. Finiamola con questa storia finta del decentramento amministrativo. Oggi a Roma per comprare 15 sedie per 15 presidenti di Municipio si fanno 15 gare diverse. Per la stessa sedia.

Quindi significa che la sedia costa di più?
Certo, ma quello è il meno. Il problema è che abbiamo messo in piedi 15 procedure di gara invece di una sola, 45 commissari aggiudicatori invece di 3. Quindi hai creato 15 occasioni di corruzione, 15 possibili ricorsi al Tar: ma perché? Quale è lo scopo? Bisogna ridurre le stazioni appaltanti e vedremo come si velocizzano le gare. Avremmo pure meno ricorsi, perché i bandi li fai scrivere ai tecnici preparati e bravi di un’unica struttura centrale, che si specializzano. Ci vuole gente competente, non come adesso.

La burocrazia pubblica è piena d’incompententi?
Per la stragrande maggioranza sì ma non è colpa loro, è colpa della politica che non ha mai investito nella formazione reale dei dipendenti. E ha scelto i capi sulla base delle solite logiche di lottizzazione e nepotismo. Faccio un altro esempio: vogliamo rivedere il codice degli Appalti?

Lo chiedono più o meno tutti i leader politici.
Bene, capiamo quali sono quei cavilli che abbiamo reso indispensabili e che livello di controllo reale ci danno. E separiamoli dai cavilli che non servono a niente. E poi bisogna catalogare le imprese. Ci vogliono le white list: quando io affido un appalto non ho bisogno di sapere se un’azienda è affidabile perché quelle non affidabili le abbiamo già cancellate.

Le white list esistono già.
Ah si? Quando io ero assessore a Roma ho cancellato più del 60% delle imprese che in teoria erano affidabili. Appartenevano tutte allo stesso gruppo, ma in modo occulto, per truccare le gare e avere più possibilità di vincerle. Sa come le ho scoperte?

No, come le ha scoperte?
Semplicissimo, ho fatto depositare a tutte le aziende una domandina standard. Un atto semplice semplice, da inviare via internet. Una serie di società che in teoria erano separate tra loro hanno risposto usando tutte lo stesso medesimo indirizzo Ip: erano società farlocche, create dalla stessa persona. Mi volevano fregare, io le ho cancellate tutte in cinque minuti. Altro che white list.

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

Coronavirus, il boss Alvaro ha violato le prescrizioni: torna in cella dopo i domiciliari ottenuti per il rischio contagio

next
Articolo Successivo

Roma, sequestrata la catena di bar siciliani Katanè: c’è anche l’ex Caffè dell’Orologio. “Aperti con i soldi dei clan di Camorra”

next