Commissioni per ogni transazione che possono variare dallo 0,99% fino al 4%. Un costo per l’installazione del Pos, se previsto, che può arrivare a un massimo di 100 euro. Poi il canone mensile, anche in questo caso non sempre previsto, che può andare dai 10 ai 50 euro. Infine, il costo dell’abbonamento telefonico alla linea fissa. È quanto spendono gli esercenti in Italia quando accettano un pagamento elettronico, con carta o bancomat. In pratica, se un consumatore decide di pagare 50 euro usando il Pos, il commerciante spende poco più di un euro in commissioni se ha scelto di affidarsi a una banca. Meno se ha scelto un Pos mobile non legato a un istituto di credito.

Costi che non ricadono in alcun modo sui consumatori ma che il governo, con in testa il premier Giuseppe Conte, aveva promesso di ridurre in maniera significativa per incentivare l’utilizzo della moneta elettronica. Per ora l’accordo con l’Abi non c’è. In compenso il decreto fiscale prevede, a partire da luglio, un credito di imposta al 30% sulle commissioni utilizzabile per pagare le tasse. Un incentivo ritenuto evidentemente insufficiente dalla maggioranza, che ha deciso di togliere le sanzioni per chi non ha il Pos che erano previste nella prima versione del decreto. Ad oggi, nonostante l’obbligo del Pos sia stato introdotto dal governo Monti nel 2012 e sia pienamente in vigore dal 2014, non sono previste multe o provvedimenti per chi non lo rispetta.

Le voci di spesa per gli esercenti
In Italia, secondo i dati Confesercenti, tra il 2012 ed il 2018 il numero di Pos in Italia è cresciuto del 112% e i pagamenti con bancomat sono saliti del 37% negli ultimi due anni. Ma quanto costano il Pos e le commissioni agli esercenti? Non esistono dati aggregati, anche perché gli istituti di credito contrattano con i singoli esercenti condizioni diverse a seconda delle esigenze. La spesa si suddivide sostanzialmente in quattro parti. Innanzitutto, il costo di installazione del Pos (dall’inglese Point of Sale, letteralmente ‘punto di vendita’), ovvero il vero e proprio dispositivo con cui si effettua il pagamento elettronico. Poi c’è il canone mensile per il comodato d’uso. Infine i costi per ogni transazione, che sono la somma di commissione interbancaria (tra il gestore della carta e la banca) e commissione bancaria (ovvero quella applicata dall’istituto di credito all’esercente).

Le commissioni interbancarie sono già state tagliate: una direttiva europea del 2015 ha fissato allo 0,2% il costo della transazione per le carte di debito e prepagate e allo 0,3% per le carte di credito. La commissione bancaria comprende costi fissi (indipendenti dall’importo pagato) e costi che invece si applicano in percentuale in base al valore dell’acquisto: sono appunto le commissioni. Il costo per una transazione è la somma di

Alcuni esempi: da Unicredit a Poste italiane
Nel caso di Unicredit, per esempio, il costo per l’installazione del Pos è sempre di 100 euro, a prescindere che sia un terminale Standard o Mobile. Il compenso mensile può variare dai 30,50 euro ai 54,50 euro. Le commissioni proposte sono del 2,3% (2,25% se si utilizzano carte Unicredit). C’è una commissione minima sul transato di 17 euro. Il costo fisso per singola transazione è invece proposto a 10 centesimi. Intesa Sanpaolo propone l’installazione del Pos gratuita e un canone mensile di circa 40 euro per ogni tipo di terminale. Le commissioni sono più alte: 2,5% per i pagamenti con carte di debito, 2,6% per quelle di credito (e un fisso di 50 centesimi), mentre è l’1,8% per i pagamenti con il circuito Pagobancomat. Poste italiane ha costi mensili più bassi (dai 15 ai 25 euro) e commissioni più alte: dal 3% per Postamat e Postepay (con 2 euro di fisso) fino a più del 4% per i circuiti internazionali (con 3 euro di fisso). Nel caso del bancomat è 3 per cento.

L’alternativa (economica) del Pos mobile
Il Pos mobile è il modello di terminale più avanzato, perché si collega tramite Bluetooth a smartphone o tablet, dove è installata un’applicazione che ne consente il funzionamento. Questo tipo di apparecchi viene messo a disposizione da società non bancarie. L’offerta di SumUp prevede per esempio la vendita del Pos al costo di 39 euro e poi una commissione sulle transazioni dell’1,95% per ogni tipo di circuito. Jusp invece offre diversi piani tariffari: uno con un costo mensile di 9,90 euro al mese più Iva e con commissioni allo 0,99%, un altro senza canone mensile e con l’1,50% a transazione con il bancomat e l’1,95% per le carte di credito. Il costo del Pos di Wallet-Abile è di 84 euro, le commissioni sono fissate all’1% per bancomat e Postepay, al 2,75% per le carte di credito.

“C’è margine per trattare con le banche”
“Le sanzioni e il taglio delle commissioni devono essere portate avanti in parallelo“, sostiene Alessandro Mostaccio di Movimento Consumatori, parlando a ilfattoquotidiano.it. “È vero che non stiamo parlando di cifre molto alte, però gli altri costi fissi per i commercianti sono aumentati molto negli ultimi anni. Tutti insieme, contribuiscono a ridurre il margine che rimane in mano all’esercente”, spiega l’avvocato Mostaccio. “Su molti prodotti, non sono somme irrilevanti“, aggiunge. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, aveva sottolineato che il ‘patto degli onesti’ al centro della manovra deve riguardare anche le banche. Mostaccio è d’accordo: “Il patto deve riguardare cittadini, esercenti, ma anche il mondo del credito. Il margine per trattare con le banche c’è. Bisogna ottenere una forchetta entro la quale stiano le percentuali“, spiega. Mostaccio solleva anche un’altra questione: “C’è poi il problema delle connessioni a internet che devono essere decenti. Molto spesso, per esempio nei paesi di montagna, il Pos non prende. Esiste un problema di copertura – conclude – perché non tutti vivono a Milano o Roma”.

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