False plusvalenze e false fatture per “far apparire falsamente rispettate le previsioni del piano industriale 2015-2018″ e raggiungere così l’obiettivo di “far sopravvivere artificiosamente la società”, ritardando la dichiarazione di insolvenza. E’ una delle principali contestazioni mosse dalla Procura di Civitavecchia agli ex vertici di Alitalia Sai nell’avviso di chiusura delle indagini. Nel mirino anche i contenuti della consulenza del settembre 2015 richiesta dal chief financial officer Duncan Naysmith a Enrico Laghi, allora presidente di Midco che aveva la maggioranza di Alitalia Sai. Nel maggio 2017 il commercialista sarebbe stato nominato commissario straordinario della compagnia.

C’è anche Jean Pierre Mustier, numero uno di Unicredit, tra le 21 persone che rischiano di andare a processo dopo la chiusura delle indagini sulla gestione di Alitalia Sai. Le ipotesi di reato della Procura di Civitavecchia sono, a vario titolo, bancarotta fraudolenta aggravata, false comunicazioni sociali e ostacolo alle funzioni di vigilanza. Nella lista degli indagati, oltre a Mustier nella veste di ex componente del consiglio di amministrazione della compagnia aerea, ci sono gli ex ad Silvano Cassano e Cramer Ball e l’ex presidente Luca Cordero di Montezemolo, l’ex numero uno di Etihad James Hogan, la vice presidente di Confindustria Antonella Mansi e Roberto Colaninno che sedevano nel cda, l’ex commissario di Alitalia Enrico Laghi, fino allo scorso anno commissario dell’Ilva e appena nominato liquidatore di Air Italy, e l’ex presidente del collegio sindacale Corrado Gatti.

Alitalia Sai è finita in amministrazione straordinaria il 2 maggio 2017 dopo che i lavoratori hanno bocciato il preaccordo sugli esuberi e il cda ha sancito l’impossibilità di una ricapitalizzazione che gli azionisti di maggioranza Unicredit e Intesa Sanpaolo, insieme a Etihad che deteneva il 49%, avevano subordinato al sì dei dipendenti agli esuberi. Il successivo 11 maggio il Tribunale di Civitavecchia l’ha dichiarata insolvente.

“Sottostimato il valore dello slot Roma-Londra” – Secondo l’accusa, Cassano, Colaninno, Ball, Hogan, Laghi, Montezemolo e Mustier hanno commesso “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso” il reato di false comunicazioni sociali con l’approvazione del bilancio 2015 “falsamente certificato” e con l’approvazione della situazione patrimoniale al 31 ottobre 2016 e al 28 febbraio 2017 perché “fornendo indicazione di dati di segno positivo difformi dal vero e consentendo il progressivo aumento dell’esposizione debitoria cagionavano o comunque concorrevano a cagionare il dissesto della società, anche aggravandolo, e, comunque, accettando il rischio di cagionarlo o incrementarlo”. Per i pm gli ex vertici hanno in questo modo “evitato di chiedere tempestivamente la dichiarazione di insolvenza”. Sotto la lente c’è per prima cosa la presunta “falsa plusvalenza di valore pari a 39 milioni” iscritta a bilancio come differenza tra il reale valore delle coppie di slot Roma Fiumicino – Londra Heathrow da cedere a Etihad (60 milioni) e quello riportato nel bilancio 2015, pari a solo 21 milioni.

La “falsa plusvalenza” ottenuta sottostimando il valore di Millemiglia – Nel mirino è finita anche la consulenza del settembre 2015 richiesta dal chief financial officer Duncan Naysmith a Laghi, allora presidente di Midco che aveva la maggioranza di Alitalia Sai. Laghi definì “non irragionevole” l’iscrizione della partecipazione in Alitalia Loyalty – la società che gestiva il programma MilleMiglia – al valore di 13 milioni circa. Un valore che per i pm era “falso e frutto di un irragionevole ed arbitrario uso della discrezionalità valutativa“, visto che il valore di quella partecipazione era iscritto nel bilancio di Alitalia Cai al 31 dicembre 2013 al valore di 150 milioni e l’accordo firmato da Alitalia ed Etihad l’8 agosto 2014 avrebbe previsto la cessione del 75% di Alitalia Loyalty per 112,5 milioni. Nonostante “l’evidente falsità delle valutazioni” sul valore di Loyalty il cda dell’epoca approvò il bilancio, annotano i pm. L’obiettivo, è l’ipotesi dell’accusa, era quello di “conseguire un ingiusto profitto, consistente nel far sopravvivere artificiosamente la società, anche grazie alla registrazione di una falsa plusvalenza al 31.12.2015 per un valore pari ad euro 136.700.000″ e “migliorare artatamente i dati sulle condizioni economiche” di Alitalia Sai “così da far apparire falsamente rispettate le previsioni del piano industriale”. Montezemolo inoltre diffondeva “in data 29.4.2016 un comunicato stampa consapevolmente non veritiero in relazione all’effettivo importo delle perdite, ove si affermava ancora in modo non veritiero “Un andamento pienamente in linea con gli obiettivi fissati dal piano industriale””.

“Fattura da 18,5 milioni senza alcun presupposto” – Un’altra falsa plusvalenza da 44 milioni per “compensare risultati negativi e creare pregiudizio ai creditori” viene contestata dai pm per l’esercizio 2016. Secondo i pm Naysmith, Ball, Hogan e il manager Carlo Rosati in concorso tra loro hanno “falsificato e comunque non impedito la falsificazione” delle scritture contabili di quell’anno “o comunque le tenevano in modo da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento d’affari” della società. In particolare, si legge nella chiusura indagini, per occultare le perdite di 43,7 milioni e 54,5 milioni “derivanti dagli accordi con Darwin/Etihad Regional”, 920mila euro di “mancati riaddebiti da parte di Alitalia Sai a Darwin/Etihad Regional per i posti assegnali ed acquistati da Alitalia Sai che Darwin/Etihad Regional vendeva comunque alla clientela e che pertanto avrebbero dovuto essere da questa rimborsati al vettore Italiano” e 44 milioni derivanti dagli accordi con Etihad aventi ad oggetto le rotte Milano Malpensa – Abu Dhabi e Venezia – Abu Dhabi gli indagati secondo la’accusa hanno iscritto in contabilità generale “una falsa fattura per 25,5 milioni” avente ad oggetto gli accordi su quelle due rotte, fattura successivamente stornata in data 27 aprile 2017, e 18,5 milioni di “fatture da emettere ad integrazione dei ricavi, in assenza di alcun presupposto, con registrazione del relativo provento straordinario”.

Le maxi spese per il catering – L’avviso di chiusura indagini, datato 6 febbraio, contesta tra l’altro a Cassano, Montezemolo nel periodo di interim come ad (settembre 2015-25 febbraio 2016), Ball e all’ex cfo Naysmith di aver “distratto e/o dissipato risorse della società per complessivi 597.609,10 euro e in particolare “133.571.07 per spese di catering verso la società Relais Le Jardin in occasione delle riunioni dei consigli di amministrazione”, anche “in periodi in cui la società versava nelle situazioni descritte dagli articoli 2446 e 2447 cc così depauperando la società con esborsi per operazioni estranee a ragionevoli esigenze di impresa”.

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