Peschiamo tre carte dal mazzo intonso dell’Anno Nuovo; e ci ritroviamo fra le dita, ancora lucide e patinate, carte identiche a quelle, ormai logore e opache, dell’Anno Vecchio. Il 2020 del Mondo ripropone gli stessi temi e le stesse crisi del 2019: storie da seguire per tutto l’anno, Brexit, clima, Usa 2020. Il jolly, potrebbe essere l’impeachment, se non dovesse fare flop subito a gennaio. E qualcosa di meno tetro? Lo sport ci aiuta, con gli Europei di calcio e le Olimpiadi di Tokyo.

I panni di Donald Trump stesi sul filo della storia sgocciolano sul 2020: negli Stati Uniti, che iniziano l’anno nel doppio segno dell’impeachment e delle elezioni presidenziali del 3 novembre; e ovunque altrove nel Mondo, perché gli Usa sono imprescindibili in ogni contesto e in ogni crisi globale, nonostante il loro presidente sbandieri – a parole, non nei fatti – una versione spicciola della dottrina monroviana, stile “facciamoci i fatti nostri”. Contraddetta in serie dai comportamenti in Venezuela, in Iran, in Iraq, in Siria, in Afghanistan, per non parlare dell’interventismo commerciale verso, anzi contro, la Cina e l’Ue e delle ingerenze in Gran Bretagna (e nella Brexit), per non parlare dell’Ucraina.

L’amico vignettista Gianfranco Uber mi informa di un sondaggio fatto dalla R+V Versicherung, una compagnia di assicurazioni tedesca, gente che di rischi se ne intende: Trump è, per i tedeschi, l’uomo più pericoloso del pianeta, le sue scelte a dimensione globale rendono il mondo meno sicuro. Se sarà rieletto, ci toccherà tenere le cinture allacciate per un altro quadriennio; e sperare che gli altri piloti – Ursula ed Emmanuel, ma pure Xi e Putin e Hassan; guarda a chi ci tocca d’affidarci – sappiano evitare rotte di collisione.

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