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Ultimo aggiornamento: 21:15

Francesca Albanese sostiene la petizione lanciata dal Fatto: “Il governo Meloni tolga il veto sulle sanzioni a Israele”

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“Il governo Meloni tolga il veto”. Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu sui Territori palestinesi occupati, sostiene la petizione lanciata dal Fatto Quotidiano sulla piattaforma IoScelgo per chiedere all’Italia di non opporsi più alle sanzioni europee contro Israele e alla sospensione dell’accordo di associazione tra Unione europea e Israele. Non è una mossa simbolica, Israele è un paese piccolo e le sanzioni per Albanese sarebbero uno strumento efficace per fermare le violenze di Israele: “Sospendere l’accordo commerciale può aiutare a fermare l’aggressione che sta portando avanti non solo nei confronti dei palestinesi, ma anche nei confronti del Libano e di altri Paesi nella regione”.

L’accordo di associazione con l’Unione europea, ricorda Albanese, è il quadro che rende l’Ue “il primo partner commerciale di Israele”. Sospenderlo non significa, precisa, negare il diritto alla sicurezza: “Quello che Israele sta facendo non è proteggersi, ma mettere in pericolo la vita di altre persone e di altri popoli”. Da qui il sostegno alla richiesta del Fatto: che l’Italia smetta di usare il proprio peso politico per impedire una misura che, secondo Albanese, sarebbe coerente con il diritto internazionale e con lo stesso diritto europeo, che prevede una clausola di sospensione in caso di violazione di diritti umani.

La relatrice respinge anche l’ipocrita e surreale distinzione tra ‘buoni’ e ‘cattivi’ nel governo di estremista di Netanyahu, con Ben Gvir da isolare come esagitato capro espiatorio: “Non è che mentre Netanyahu dava determinate disposizioni il resto del governo si opponeva, non è che mentre il governo avanzava il Parlamento si ribellava”. Il caso della pena di morte per i palestinesi, ricorda a ilfattoquotidiano.it, mostra un consenso politico molto più largo di quanto venga raccontato dalla propaganda bellicista israeliana.

In Israele, dice Albanese, la discriminazione dei palestinesi non riguarda solo un pezzo della destra al governo, ma è un problema sociale, culturale, mediatico e istituzionale. “È il quinto rapporto che scrivo sul genocidio, è l’ottava relazione al termine dell’ottava inchiesta che conduco come relatrice speciale, e posso confermare che Israele continua a evocare a sé il diritto di torturare i palestinesi”, nelle carceri e attraverso un regime di vita “insostenibile, insopportabile”.

Albanese chiama in causa anche università, magistratura e media israeliani. Chiede dove siano state le opposizioni al genocidio, chi abbia difeso la libertà d’espressione degli israeliani contrari all’apartheid e alla guerra, chi abbia rotto la “comunicazione a 360 gradi” che per oltre due anni ha alimentato odio, discriminazione e deumanizzazione dei palestinesi, anche grazie al collaborazionismo di molti politici e media anche in Italia.

Per questo, dice, chi continua a parlare di “diritto all’autodifesa”, dopo due anni e mezzo di massacri a Gaza e in Cisgiordania, qualora fosse in buona fede è male informato. Di qui il sostegno anche alla petizione del Fatto, che non si usi Ben Gvir come estremista sacrificabile e si tolga il veto italiano alla sospensione dell’accordo Ue-Israele.

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