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Le aree di crisi che mettono a rischio la sicurezza internazionale - 3/3

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Le aree di crisi che mettono a rischio la sicurezza internazionale

Il nostro tris non esaurisce però le criticità per la sicurezza internazionale del prossimo anno. Per le aree di tensione, le previsioni non sono fauste: i contrasti in Medio Oriente, arabo-israeliani, ma più ancora in questa fase tra Iran e Arabia saudita, non saranno archiviati, anche se il conflitto in Siria sarà forse a minore intensità; la Libia resterà uno Stato fallito, se non si frammenterà ulteriormente; e le guerre in Africa continueranno a essere combattute; le ragioni del fermento in America latina, ingiustizie e disuguaglianze, non saranno sanate; la pericolosità della Corea del Nord non sarà ‘neutralizzata’ da vertici e accordi; le frizioni nei rapporti degli Usa con Cina e Russia non saranno azzerate.

Ci saranno elezioni, ma, a parte quelle Usa, nessuna fondamentale: si rivota in Israele – terza volta in un anno -; magari si rivota in Spagna – più o meno lo stesso -; e, in Italia, chi lo sa?

Alcuni eventi degli ultimi giorni, anche delle ultime ore, allungano ombre sinistre sul Nuovo Anno: l’interventismo della Turchia in Libia, dove altri attori esterni, fra cui Italia, Ue, Usa, stavano invece rivalutando l’equidistanza; i raid Usa su presenze filo-iraniane in Iraq e in Siria, un episodio che aggroviglia, e non sbroglia, l’intreccio di interferenze esterne e tensioni interne in quei Paesi; infine, i propositi minacciosi del dittatore nord-coreano Kim Jong-un, che si ricorda al Mondo, e soprattutto a Trump, che ogni tanto lo esibisce come trofeo della sua politica estera e poi se ne scorda.

Eppure, una cosa è certa: l’Anno Nuovo sarà migliore, come lo pubblicizza, instancabile, da ormai quasi due secoli, il venditore di almanacchi.

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