Dopo il voto favorevole alla Camera dei Comuni, anche i Lord hanno approvato la legge contro l’uscita senza accordo della Gran Bretagna dall’Unione europea promossa dalle opposizioni e da un gruppo di Tory dissidenti con l’obiettivo di imporre al governo di Boris Johnson la richiesta di un rinvio della Brexit, prevista per il 31 ottobre, in caso di mancato accordo entro il 19 dello stesso mese. Una legge che alla Camera Alta non ha trovato forti opposizioni da parte dell’esecutivo, orientato a rispondere ottenendo un voto anticipato la cui mozione, però, è stata bocciata dai deputati di Westminster. Per la definitiva approvazione della legge anti no deal, manca solo il Royal Assent, la firma della regina Elisabetta.

Il deposito della legge in Parlamento è previsto per lunedì, lo stesso giorno in cui l’esecutivo Johnson intende riproporre, a legge varata, come da accordi con le opposizioni, la mozione per il voto anticipato entro il 15 ottobre, due giorni prima del Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre, anche se quest’ultime sono ancora decise a far mancare il quorum per l’approvazione.

Laburisti, LibDem, Scottish National Party e i gallesi del Plaid Cymru hanno annunciato il voto contrario o l’astensione per la mozione del premier, facendo così mancare la maggioranza dei due terzi necessaria per la fine anticipata della legislatura. Tutto perché vogliono prima completare l’iter legislativo della Benn Bill, come è stata ribattezzata la legge anti no deal. “La possibilità di avere un’elezione generale è ovviamente assai attraente – ha affermato la titolare degli Esteri del governo ombra laburista, Emily Thornberry -, ma dobbiamo prima risolvere una crisi imminente” e assicurarci che la convocazione delle urne non sia “un trucco” per far sì che nel frattempo Londra esca comunque dall’Ue senza accordo.

L’idea è quella di costringere Johnson ad andare a Bruxelles a chiedere un rinvio della Brexit, ipotesi che il premier vuole assolutamente evitare, oppure a dimettersi. In quest’ultimo caso, potrebbe nascere un governo di unità nazionale che porti il Paese alle urne a novembre.

Premier Scozia: “Uk rischia di sgretolarsi”
In questo momento di forte instabilità per la Gran Bretagna, il primo ministro scozzese, Nicola Sturgeon, ha dichiarato in un’intervista a Repubblica che è “difficile prevedere cosa succederà (con la Brexit, ndr). Spero che non ci sia il no deal e che alla fine la Brexit venga annullata. In ogni caso, noi in Europa ci rimarremo, perché il nostro obiettivo finale è l’indipendenza della Scozia“. Secondo il capo del governo di Edimburgo, si assisterà presto a un secondo referendum “e la Scozia sceglierà di essere indipendente. Non voglio far parte di un futuro così pieno di sofferenze. È frustrante che il destino della Scozia sia in mano a incontrollabili forze esterne. Per questo, dobbiamo riprendere il destino nelle nostre mani. E l’unica strada è l’indipendenza”.

La premier è arrivata addirittura a predire lo sgretolamento del Regno Unito: “Di certo la Brexit ha accelerato il processo e ha dimostrato l’inabilità di Londra di considerare opinioni diverse in uno stato composto da quattro nazioni diverse. Ora non si può tornare indietro”, ha concluso.

Alta Corte Uk: “Sospensione del Parlamento è legale”
I giudici dell’Alta Corte britannica, interpellati sulla richiesta di Boris Johnson controfirmata dalla regina di una sospensione di cinque settimane del Parlamento inglese, con l’intento di bloccare qualsiasi iniziativa delle opposizioni e arrivare al 31 ottobre con ancora viva la minaccia del no deal, hanno deciso che l’iniziativa del premier è legale. I giudici di Londra hanno così respinto, dopo che un primo ricorso di militanti anti-Brexit era stato rispedito al mittente in Scozia, le contestazioni presentate dagli avvocati dell’attivista Gina Miller con il sostegno di politici pro Remain di vari partiti, incluso l’ex premier John Major. Il caso, adesso, passerà alla Corte Suprema.

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