Dagostino in aula, Tiziano Renzi e Laura Bovoli a casa. Uno ha fatto dichiarazioni spontanee, gli altri hanno presentato memorie scritte. E tutti hanno confermato la rispettive tesi difensive portate avanti sin dall’inizio del processo in corso a Firenze per fatture false nell’ambito dello sviluppo dell’outlet The Mall di Leccio Reggello, in provincia di Firenze. I fatti ricostruiti dalle indagini risalgono al 2015 quando Dagostino era amministratore delegato della Tramor, società di gestione dell’outlet The Mall di Leccio Reggello (Firenze). L’imprenditore incaricò le società Party ed Eventi 6, entrambe facenti capo ai Renzi, di studi di fattibilità per lavori all’outlet. Nella fattispecie, Luigi Dagostino ha parlato di sudditanza psicologica nei confronti dei genitori dell’ex premier Matteo Renzi per motivare il pagamento delle due fatture incriminate (una da 140mila e l’altra da 20mila euro).

Tiziano Renzi e Laura Bovoli, invece, nelle memorie scritte presentate dal loro legale Federico Bagattini hanno sostenuto “che le due fatture sono assolutamente vere, relative a prestazioni effettivamente eseguite, e che tutte le tasse e le imposte relative a questa fatturazione sono state regolarmente versate”. La sentenza di primo grado è prevista per il 7 ottobre 2019, come annunciato in aula dal giudice Fabio Gugliotta. Nel corso dell’udienza odierna si è conclusa l’istruttoria, mentre a ottobre sono previste la requisitoria della pm Christine Von Borries, che parlerà per circa un’ora, e gli interventi dei difensori e delle parti civili, al termine dei quali è prevista la camera di consiglio. Sia i Renzi che Dagostino sono imputati per fatture false, ma all’imprenditore di origini pugliesi è contestato anche il reato di truffa.

Le parole di Dagostino – “Quando ho visto l’importo delle fatture sono rimasto perplesso, ma i coniugi Renzi erano i genitori del presidente del Consiglio, ho subito la sudditanza psicologica e ho ritenuto di non contestare le fatture” ha detto Luigi Dagostino nelle dichiarazioni spontanee. “Dopo questo fatto – ha aggiunto l’imprenditore – non ho più avuto rapporti di lavoro con Tiziano Renzi“. Tornando nel merito della questione, il general contractor ha sottolineato di non aver “fatto nessuna fattura falsa” e di non aver “truffato nessuno”. Al termine dell’udienza Dagostino si è fermato a parlare con alcuni cronisti: “In quel periodo parliamo di una delle persone più potenti d’Italia, per cui non è che mi metto a discutere con il padre del Presidente del Consiglio” ha affermato ancora, facendo riferimento all’importo, a suo avviso eccessivo, delle due fatture pagate alle aziende della famiglia Renzi, finite al centro dell’inchiesta che ha portato al processo.

Come detto, Dagostino è accusato tra l’altro di truffa, per aver attestato la veridicità di una delle due presunte fatture false – quella da 140mila – con Remì Leonforte, che gli era succeduto nell’incarico di amministratore della Tramor srl, la società che aveva commissionato gli studi di fattibilità alle imprese riconducibili ai Renzi e che poi fu acquistata dalla Kering. Dagostino ha spiegato che la Kering non ha subito alcun danno poiché ha acquistato la Tramor per un prezzo iniziale di 27 milioni di euro, dal quale però furono sottratti circa 4 milioni, relativi alle voci passive del bilancio della srl, tra cui appunto figurerebbero anche le fatture oggetto dell’inchiesta.

Le teoria difensiva dei Renzi – L’avvocato Federico Bagattini, uno dei legali dei genitori dell’ex premier, ha spiegato che nelle dichiarazioni spontanee “i coniugi Renzi hanno sostenuto quello che i loro difensori hanno già anticipato, e cioè che le due fatture sono assolutamente vere, relative a prestazioni effettivamente eseguite, e che tutte le tasse e le imposte relative a questa fatturazione sono state regolarmente versate”. Poi, riferendosi alle dichiarazioni spontanee rese in aula da D’Agostino, Bagattini ha sottolineato che se l’imprenditore avesse ritenute esose quelle due fatture, “avrebbe dovuto non pagarle”. Ma “se le ha considerate esose vuol dire che la prestazione c’era”. Sia i genitori dell’ex premier sia Dagostino avevano rinunciato a essere esaminati dalle parti nel corso dell’udienza precedente.

Le parole di Tiziano Renzi – “Ho sempre lavorato: non ho avuto bisogno di avere il figlio premier per lavorare”, “ho sempre lavorato e dato lavoro. Chi dice il contrario mente”. È quanto si legge in un passaggio della memoria scritta da Tiziano Renzi e che i suoi difensori hanno consegnato come dichiarazione spontanea al processo. “Non c’è nessuna fattura falsa, solo tante tasse vere – è stata la difesa – tutte pagate fino all’ultimo centesimo: questo è ‘oggettivamente esistente‘”. Il padre dell’ex premier ha anche aggiunto: “Mi indigno quando sento parlare di evasione, di lavoro nero, di assurdità che non mi hanno mai riguardato”. E ancora: “Quando mio figlio è diventato presidente della Provincia nel 2004 la prima conseguenza è stata abbandonare tutti i rapporti con società partecipate di enti pubblici, a cominciare da quello con la Centrale del Latte di Firenze. Se è un reato chiamarsi Renzi, allora sono colpevole – ha attaccato Tiziano Renzi – non c’è bisogno nemmeno di celebrare un processo. Giudicatemi, invece, per le prestazioni che ho svolto e per le tasse che ho pagato, non per il nome che porto” ha detto ancora, sottolineando che “sentirsi accusato di falsa fatturazione per chi ha sempre pagato tutte le tasse fino all’ultimo centesimo è avvilente”.

Poi altre recriminazioni: “Ma sentirsi addirittura negato della dignità di operatore d’impresa perché il lavoro d’ideazione di campagne di marketing sarebbe inesistente è ancora peggio. Io ho sempre lavorato, ideando, inventando e progettando. Da queste idee sono nati business e posti di lavoro”. Per Tiziano Renzi “pensare che adesso si possa perseguire non eventuali crimini, non evasione, non sottrazione di denaro all’erario ma l’idea stessa del mio lavoro o il giusto compenso per il medesimo – ha sostenuto – mi sembra profondamente ingiusto per chi ha sempre lavorato rischiando del suo e pagando sempre tutte le tasse”. Nella memoria, Tiziano Renzi ha aggiunto: “Quando nel 2014 ho iniziato a ricevere avvisi di garanzia da varie procure d’Italia ho cercato sempre di proteggere Laura e di consentire almeno a lei di avere una vecchiaia serena lontano tribunali. Quello che è successo in questi mesi lo sapete tutti”. Tiziano Renzi ha ricordato, tra l’altro, che la Party Srl, una delle società oggetto del processo, era stata costituita ed ideata “per fare altro business“. Ma “la campagna diffamatoria scatenatasi ha, tuttavia, costretto a chiuderla dopo poco. Anche ciò che aveva iniziato a fare si è inevitabilmente interrotto”. “Ma sono certo che anche in questo caso sono state pagate tutte le tasse fino all’ultimo centesimo, perché questo è l’unico modo di operare che anche mia moglie conosce da sempre”.

Le parole di Laura Bovoli – Si è scusata con il giudice Filippo Gugliotta per non essere comparsa “personalmente in aula” anche al fine di evitare “una nuova sovraesposizione mediatica”. Poi Laura Bovoli ha detto la sua: “Ho quasi 70 anni e non ho mai avuto nessun problema con la giustizia fino agli ultimi 12 mesi dove sono passata da cittadina reprensibile a criminale incallita – ha scritto la madre dell’ex premier Matteo Renzi – Da nonna premurosa al ‘lady truffa’, per quello che vedo i miei nipoti su social network. E non reggo l’emozione. E non mi va di piangere in pubblico“.

“Quello che è certo è che non ho truffato nessuno, ho sempre pagato tutte le tasse e ho seguito le stesse procedure che hanno consentito di lavorare per 35 anni senza nessun problema – ha continuato Laura Bovoli – e creando qualche posto di lavoro. Io non sono ‘lady truffa’. Spero che la giustizia possa appurarlo. E spero soprattutto che i miei nipoti possano vedere riconosciuta la verità”. Nella memoria difensiva, la madre dell’ex premier ha detto anche altro: “Non sono abituata alle telecamere e vivo con profondo disagio tutto ciò che è accaduto negli ultimi mesi. Sono una nonna di dieci ragazzi e bambini e ho vissuto con dolore il modo con il quale i media hanno descritto la mia vita, arrivando persino a mostrare in diretta sui principali tg del Paese il mio interrogatorio. I social mi descrivono come una criminale. E se comprendo che alcuni membri della mia famiglia non abbiano possibilità di invocare la privacy in ragione delle scelte politiche che hanno effettuato, cerco – per quanto posso – di recuperare tranquillità per i miei nipoti. Questo ed unicamente questo spiega perché ho rinunciato a sottopormi ad esame ed a comparire personalmente oggi. Mi scuso e ringrazio per la comprensione”. Poi la memoria entra nel merito delle accuse contestate: “Io sono convinta di aver rispettato le Leggi. Ho sempre pagato tutte le tasse. Sempre. Anche nel caso delle due fatture contestate“.

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