Beppe Sala è stato condannato a sei mesi di reclusione, convertiti in pena pecunaria di 45mila euro, per l’assegnazione del maxi-appalto per la Piastra dei servizi dell’Esposizione universale del 2015. Il sindaco di Milano, nonché ex commissario e amministratore delegato di Expo, era imputato per falso materiale e ideologico per la retrodatazione di due verbali con cui, nel maggio del 2012, sono stati sostituiti due componenti della commissione di gara per l’assegnazione dell’appalto. Il pm aveva chiesto 13 mesi. “Questa sentenza non produrrà effetti sulla mia capacita di essere sindaco di Milano”, è stato il primo commento di Sala. “Assicuro i milanesi che resterò a fare il sindaco per i due anni che restano del mio mandato. Di guardare avanti ora non me la sento – ha aggiunto – Una sentenza del genere, dopo sette anni, per un vizio di forma, allontanerà tanta gente per bene dall’occuparsi dalla cosa pubblica. I sentimenti che ho sono negativi, qui è stato processato il lavoro e io ne ho fatto tanto”.

Attenuanti per “motivi di valore sociale” – La sentenza non ha risvolti concreti sull’amministrazione di Sala, in quanto la legge Severino non viene applicata per condanne inferiori ai 2 anni. Il tribunale di Milano ha riconosciuto all’ex commissario unico di Expo, oltre che le attenuanti generiche, anche l’attenuante dell’aver agito, nel commettere il reato di falso materiale ed ideologico, “per motivi di particolare valore sociale“. Il reato andrà in prescrizione a novembre e la difesa ha annunciato che farà ricorso. Inizialmente l’indagine si era conclusa con la richiesta di archiviazione, respinta dal gip a fine 2016 e, in seguito, la procura generale aveva avocato il fascicolo con il via alla seconda indagine e all’iscrizione di Sala tra gli indagati nel 2017. Nel marzo 2018 il gup lo prosciolse dall’accusa di abuso d’ufficio lasciando la sola accusa di falso.

Assolti altri imputati. Legale: “Sentenza ingiusta” – La condanna riguarda solo una parte dell’imputazione di falso che era stata contestata. Il primo cittadino è stato condannato, come emerge dal dispositivo, “limitatamente alla retrodatazione del verbale di annullamento di nomina della commissione giudicatrice e del verbale di nomina della commissione giudicatrice”. Sono stati assolti, invece, tutti gli altri imputati nel processo: l’ex manager Expo Angelo Paris, che era imputato per falso in concorso con Sala ma anche di tentato abuso d’ufficio, l’ex dg di Ilspa Antonio Rognoni, accusato di turbativa sul maxi appalto, e Piergiorgio Baita, ex presidente della Mantovani spa che vinse la gara, accusato di tentato abuso d’ufficio. L’avvocato di Sala, Salvatore Scuto, ha commentato: “Non ho bisogno di aspettare le motivazioni di questa sentenza per dire che è una sentenza profondamente ingiusta di cui il tribunale si è assunto la responsabilità. Sono convinto che nei gradi successivi che ci saranno questa ingiustizia sarà cancellata”.

La vicenda che ha portato alla condanna – Le motivazioni saranno rese note tra 90 giorni. Al centro della vicenda giudiziaria c’è la commissione che doveva assegnare l’appalto dell’opera portante di Expo, poi vinto dalla ditta Mantovani con un maxi ribasso. Due dei cinque componenti della commissione nominata il 15 maggio 2012 risultano incompatibili per ricoprire l’incarico. L’atto di annullamento e il nuovo verbale di nomina dei due sostituti viene sottoscritto il 31 maggio, ma la data riportata in calce è quella del 17 maggio 2012, il giorno antecedente la prima riunione. Una retrodatazione di 13 giorni che ha la scopo di mettere la procedura a riparo da eventuali ricorsi, evitare il doversi ripetere della gara e quindi non mettere a rischio, visti i ritardi, l’inaugurazione di Expo.

M5s: “Zingaretti lo caccia o no? Lui si dimetta” – Protestano invece i 5 stelle, anche se per ora non sono arrivati commenti da Luigi Di Maio: “Sembra una lotteria, invece è la triste realtà. Ormai abbiamo perso il conto di tutti gli indagati e condannati del Partito democratico”, si legge sulla pagina Facebook del Movimento. “Ancora una volta ci ritroviamo a fare la solita domanda al segretario del Pd Nicola Zingaretti: caccerai, o meno, dal tuo partito un condannato? E siccome immaginiamo già la (non) risposta di Zingaretti, facciamo notare a Sala che se vuole veramente bene ai milanesi dovrebbe mollare subito la sua poltrona – si legge sempre nel post sul social – Pochi giri di parole, in questi casi c’è solo una cosa da fare: dimettersi da sindaco di Milano. E dovrebbe farlo anche velocemente”.

Zingaretti rinnova fiducia – Il Pd, continuano i Cinque Stelle, “tra indagati e condannati nelle ultime settimane ha superato ogni record. Ma Zingaretti tace. Davvero imbarazzante, altro che rispetto delle regole, in casa Pd quello che conta è occupare i posti di comando. Cambiano i segretari ma il Partito democratico rimane sempre lo stesso! E domani chi sarà il “condannato del giorno nel Pd”?. La risposta di Zingaretti è arrivata a stretto giro, dopo che già la vice di Sala, Anna Scavuzzo, aveva espresso vicinanza al primo cittadino di Milano: “Gli sono vicino dal punto di vista personale, umano e anche politico. È un grande sindaco, sta affrontando una vicenda particolare e io mi auguro che ne esca al più presto. A lui va tutta la nostra fiducia, il nostro sostegno per continuare nell’opera di guida di Milano: la sta trasformando in una delle città più belle e meglio organizzate d’Europa. Dimissioni? No”.

Salvini: “Non festeggio le condanne” – Chi ha parlato tra i leader nazionali è stato invece Matteo Salvini: “Non sono abituato a festeggiare le condanne altrui. Voglio leggermi gli atti. Da milanese sono orgoglioso di come è stato gestito Expo. Se c’è stato un errore verificheremo di che tipo di errore si tratta, però mentre a sinistra di solito festeggiano le sentenze contro tizio e contro caio, io da milanese non festeggio se il mio sindaco viene condannato”.

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