Non luogo a procedere. Il gup di Milano Giovanna Campanile si è pronunciata oggi contro il rinvio a giudizio nel procedimento con al centro l’appalto della Piastra dei Servizi dell’Expo che vede tra gli otto imputati anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala, accusato di abuso d’ufficio in qualità di ex ad di Expo. “Sono contento, perché ora si è ristabilita la verità”, ha detto Sala. Prosciolto anche l’ex manager di Expo Angelo Paris per la medesima accusa “perché il fatto non sussiste” (ma rinviato a giudizio per falso). Tutti gli altri 5 imputati, invece, sono stati rinviato a giudizio.

di Luigi Franco

In mattinata per circa tre ore la difesa del primo cittadino ha controreplicato alle repliche della scorsa udienza della Procura Generale e poi la parola è passata anche ad altre due difese. Secondo l’accusa, che aveva formalizzato la sua richiesta di rinvio a giudizio l’8 marzo scorso Sala avrebbe “violato” le norme del Codice degli appalti ed esercitato un potere di deroga non in linea con le normative europee decidendo di affidare, senza gara, la fornitura di seimila alberi per arredare il sito alla Mantovani spa, che ne trasse un “vantaggio economico”.Circostanza negata nella stessa udienza a porte chiuse dai legali di Sala, secondo i quali i poteri di deroga, riferiti anche al codice degli appalti, erano motivati dalla necessità di procedere in tempi stretti all’affidamento dell’appalto, evitando così “un danno enorme in termini di immagine all’Italia e a Milano.  Sala è già a processo per la stessa vicenda ma con l’accusa di falso legato alla datazione del documento in cui veniva scelta la commissione di gara.

L’udienza di questa mattina, che si è svolta a porte chiuse, è stata dedicata alle repliche delle difese. In particolare, i legali di Sala, gli avvocati Salvatore Scuto e Stefano Nespor, hanno parlato per quasi tre ore, ribattendo punto su punto alle accuse dei Pg Gaballo e Calia, che nella scorsa udienza avevano sottolineato nuovi profili di irregolarità della condotta dell’ex numero uno di Expo. Anche l’avvocato della Mantovani Spa, Ludovico Mangiarotti, ha preso la parola per spiegare che non c’è traccia della presunta corruzione che secondo l’accusa avrebbe permesso al gruppo vicentino di vincere la maxi gara per la Piastra con un ribasso del 42%. Per l’accusa, infatti, i vertici della Mantovani avrebbero pagato un dirigente di Metropolitane Milanesi, che aveva organizzato la gara, per farsi consegnare prima dei concorrenti alcuni file relativi al bando prima del 22 giugno 2012, data in cui tutte le ditte ricevettero 8 cd contenenti le informazioni per partecipare al bando. Di quei file, ha spiegato in aula il legale, però, nei server della Mantovani non c’è traccia prima del 22 giugno 2012