Uno ha detto che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno fatto “queste scelte di vita e sanno le conseguenze”, l’altro ha spiegato che le sue canzoni sono dedicate allo zio – boss del clan Cappello di Catania – detenuto al 41bis. In diretta, su Rai 2, in prima serata, lo scorso 5 giugno. Così l’ospitata dei cantanti neomelodici Leonardo Zappalà e Niko Pandetta durante la prima puntata di Realiti, il nuovo talk condotto da Enrico Lucci, diventa un caso. Così viale Mazzini definisce “indegne” le parole dei due e annuncia un’indagine interna per ricostruire l’accaduto, mentre l’amministratore delegato Fabrizio Salini parla di una situazione “inaccettabile” e che “non può e non deve accadere”. “Abbiamo il dovere di essere garanti della legalità – dice l’a.d. – In questo caso non lo siamo stati, chiediamo scusa ai parenti di Falcone e Borsellino, ai familiari di tutte le vittime della mafia e ai telespettatori”.

Le proteste – La prima condanna dell’azienda pubblica era stata “non sufficiente” per il presidente della Vigilanza Rai, Alberto Barachini, per il quale “la grave offesa arrecata alla memoria di due esempi luminosi della lotta alla mafia si configura come un evidente omesso controllo da parte della governance del servizio pubblico, alla quale richiedo formalmente un controllo più rigoroso dei contenuti e degli ospiti delle trasmissioni”. Laura Paxia, pentastellata membro della commissione di Vigilanza, ritiene “inopportuno invitare in trasmissione chi più volte si è vantato di essere nato lo stesso giorno di Al Capone e che si fa chiamare Scarface”. “È stata mia premura – continua la deputata – inviare un quesito al presidente e all’amministratore delegato Rai perché si intervenisse sul fatto in maniera incisiva e con piacere ho appreso dell’apertura dell’inchiesta interna come da me richiesto”.

La reazione delle famiglie dei magistrati – La sorella del giudice Falcone, Maria, dice di aver “apprezzato molto la sensibilità con cui la Rai ha stigmatizzato quanto accaduto”: “È fonte di sollievo inoltre che tantissimi italiani si siano indignati davanti alle scellerate parole di un giovane che ha mostrato in diretta tv la sua ignoranza e la sua superficialità, parlando di temi di cui non ha alcuna conoscenza ed esprimendo giudizi su persone che per difendere la sua Terra e il suo futuro hanno perso la vita”. Per Maria Falcone è “fondamentale – aggiunge – un controllo da parte degli autori e dei conduttori delle trasmissioni tv che tanto impatto hanno sull’opinione pubblica e sulla formazione delle coscienze”. Duro anche il commento della famiglia Borsellino: “Per ora mi limito a dire vergogna. In famiglia decideremo se tutelarci in altre sedi – dice Fabio Trizzino, marito di Lucia Borsellino – Questo Paese è alla deriva ma a tutto c’è un limite”. 

Il cantante e la reazione di Lucci – Zappalà, 19 anni, in arte si fa “Scarface” e durante la puntata – tra l’altro con ascolti deludenti e share attorno al 2% – ha commentato un filmato sui due magistrati antimafia uccisi da Cosa Nostra dicendo che “queste persone che hanno fatto queste scelte di vita le sanno le conseguenze. Come ci piace il dolce ci deve piacere anche l’amaro”. A poco è valsa la puntualizzazione di Lucci, che lo ha invitato a “studiare la storia”. “Non abbiamo invitato Riina o Provenzano in studio. Abbiamo invitato un ragazzetto che fa il cantante neomelodico e ha degli idoli orribili, perché il programma si occupa di fenomeni sul web”, ha spiegato Lucci. “Preciso subito che io non sono l’autore del programma e non invito nessuno. Io conduco il programma e ci tengo prima a chiarire il contesto – ha detto Lucci ricordando di aver ‘catechizzato’ Zappalà dopo le sue frasi – Il programma parla del grande reality in cui siamo tutti immersi e per questo parliamo di tutto. Tra il tutto, c’è anche il fenomeno dei cantanti neomelodici siciliani che cantano in napoletano. C’è stato un servizio in cui è stato raccontato il fenomeno con tutte le sue sbavature, tra cui anche riferimenti ideali alla mafia. Tra i due cantanti che apparivano nel servizio, è venuto in studio questo ‘pischello’ di 19 anni. A me interessa il fenomeno del ‘pischello’, molto seguito dagli adolescenti, che ha per idoli Scarface e Al Capone. Io per prima cosa gli ho fatto dire che non è un mafioso”.

Il nipote del boss ergastolano – È invece comparso in video Pandetta, nipote di Turi Cappello, boss dell’omonimo clan, ergastolano a Sassari per fatti di mafia. “Mio zio scrive i testi delle canzoni dal 41 bis, il primo cd l’ho finanziato con una rapina”, ha raccontato il cantante neomelodico che si fa chiamare Tritolo. In una canzone dedicata allo zio, il giovane ha scritto un verso nel quale ringrazia Cappello “per quello che hai fatto per me, sei stato la scuola di questa vita e per colpa di questi pentiti stai chiuso lì dentro al 41 bis”. 

Usigrai: “Gli è anche stato pagato l’albergo?” – L’apparizione e le esternazioni di Zappalà e Pandetta sono state duramente criticate dal segretario dell’Usigrai, Vittorio Di Trapani: “La Rai non può fare da vetrina a chi inneggia ai boss e dileggia chi ha dato la vita per lottare contro la mafia”, scrive. “Mi domando: ma davvero la Rai aveva pagato l’albergo a uno che scrive canzoni sullo zio ergastolano, boss al carcere duro per mafia?”, ha poi aggiunto Di Trapani allegando la foto del voucher dell’albergo.

Viale Mazzini: “Parole indegne” – Nelle ore successive è arrivata la mossa di viale Mazzini che ha diffuso una nota nella quale spiega di ritenere “indegne le parole su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino pronunciate da due ospiti della puntata di Realiti” e annuncia di aver “avviato un’istruttoria per ricostruire tutti i passaggi della vicenda”. Direttore di rete, conduttore, autori – prosegue la nota della Rai – sono stati “ampiamente sensibilizzati sulla necessità di porre la massima attenzione sulla scelta degli ospiti, delle tematiche e sulla modalità di trattazione di argomenti ‘sensibili’, in coerenza con quanto ogni giorno la Rai testimonia attraverso programmi, eventi speciali e fiction dedicati alla sensibilizzazione della collettività contro la criminalità organizzata e a sostegno della memoria dei tanti martiri delle mafie”.

Borrelli: “Minacciato dopo scontro in studio” – Durante la puntata, tra l’altro, Pandetta si era scontrato anche con il consigliere regionale campano dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, che nei giorni successivi ha denunciato di essere stato minacciato dal cantante neomelodico: “Dopo la puntata in cui ho denunciato con durezza il fenomeno dei neomelodici che inneggiano alla criminalità organizzata uno dei cantanti che è intervenuto durante la trasmissione ha postato un video di minaccia nei miei confronti, brandendo una pistola dorata e scandendo più volte il mio nome”. Borrelli allega le immagini in cui Pandetta agita una pistola – che sembra essere di plastica dorata – ripetendo più volte il nome di Borrelli. “La pistola ce l’ho d’oro”, dice il cantante che si fa riprendere accanto a una donna. “Condividiamo questa diretta, facciamola arrivare a quel pezzo di m… di Borrelli”, conclude.