No alle dimissioni. Magistratura Indipendente, la corrente di destra dell’Anm, blinda i suoi tre consiglieri del Csm autosospesi da alcuni giorni sulla scia del caos che ha coinvolto il Consiglio superiore della magistratura per l’inchiesta di Perugia. I tre membri dell’organismo di autogoverno delle toghe Corrado Cartoni, Antonio Criscuoli e Paolo Lepre, in realtà, sono finiti al centro delle polemiche per via di un incontro avvenuto di notte in un hotel al quale hanno partecipato anche Luca Palamara, ex presidente dell’Anm, pm a Roma e principale indagato a Perugia, e soprattutto due deputati del Pd, l’ex ministro dello Sport Luca Lotti e Cosimo Maria Ferri, ex sottosegretario alla Giustizia per 5 anni e a lungo leader proprio di Magistratura Indipendente. Ma oggi la “sua” corrente sembra prendere le distanze da lui. In una nota elaborata al termine di un’assemblea “ampia e partecipata”, ma soprattutto blindatissima (i giornalisti sono stati allontanati fin dall’inizio), è stato sottolineato “l’impegno ad evitare in futuro ogni contatto con qualunque esponente politico estraneo al Csm, ancorché magistrato” per affermare “l’esigenza del rigoroso rispetto dei profili etico professionali nell’esercizio delle funzioni di magistrato” e “la centralità del Csm quale unico luogo di confronto istituzionale”. Precetti che in alcuni casi non sono stati evidentemente rispettati nella vicenda su cui si è pronunciata l’assemblea di Magistratura Indipendente.

Per Mi, dunque, i tre consiglieri del Csm che hanno incontrato Ferri e Lotti in albergo devono riprendere a esercitare le loro funzioni, tornando a partecipare al lavoro di Palazzo dei Marescialli. Insomma la fiducia è “rinnovata” anche “all’esito della ricostruzione dei fatti fornita oggi dai consiglieri Lepre, Cartoni e Criscuoli”. E come aveva già fatto la sezione di Mi in Cassazione anche l’assemblea se la prende con i giornali che peraltro hanno raccontato quello che è emerso dalle carte dell’indagine di Perugia. Magistratura Indipendente, infatti, “stigmatizza l’impropria campagna mediatica” e “sottolinea la propria contrarietà a decisioni basate su giudizi sommari non suffragati dalla compiuta conoscenza degli atti”. Resta solo da capire se è a questo tipo di conclusione si riferiva il vicepresidente del Csm David Ermini che in mattinata ha ascoltato tutt’e 5 i consiglieri del Csm coinvolti (i tre di Magistratura Indipendente più i due della corrente centrista di Unicost) e ha chiesto a tutti “senso di responsabilità”.

Gli “autosospesi” sono già stati sostituiti nelle commissioni di cui facevano parte (tranne che nella Sezione disciplinare dove per sostituire Cartoni bisogna procedere a un’elezione), ma non possono restare in una condizione che non è prevista da nessuna legge, come ha ricordato il presidente emerito della Consulta Giovanni Maria Flick. E se formalmente le dimissioni non sono state chieste da Ermini o da altri, la ragione è che nemmeno per questo istituto ricorrono le condizioni: a carico dei quattro togati non c’è nulla, nè un’indagine penale, né un procedimento disciplinare. Una posizione differente da quella di Luigi Spina, il consigliere che si è dimesso perché indagato nell’inchiesta su Palamara.

D’altra parte l’esito finale dell’assemblea della corrente conservatrice dell’Anm era nell’aria già dal mattino e peraltro su richiesta dei tre interessati: “Nessun passo indietro” aveva assicurato a ilfattoquotidiano.it Criscuoli. E’ uscita minoritaria – come sottolinea la sua astensione in assemblea – la posizione di Pasquale Grasso, esponente di Mi ma soprattutto presidente dell’Associazione nazionale magistrati che invece aveva detto prima della riunione che “se confermate le notizie di stampa, si tratta di una cosa gravissima, perché si sarebbe verificata quella che ho chiamato una cessione di sovranità, cioè il contrattare con un politico imputato presso la procura di Roma la scelta del capo di quella Procura. Serve un passo indietro nella misura in cui abbiano attuato le condotte inappropriate che gli vengono attribuite”. Il riferimento esplicito al “politico imputato” riguarda l’ex sottosegretario a Palazzo Chigi del governo Renzi, Luca Lotti, per il quale la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per favoreggiamento nell’inchiesta su Consip. Secondo la ricostruzione dei giornali, infatti, non solo Lotti partecipò all’incontro con 5 consiglieri del Csm senza avere particolari deleghe o competenze in materia, ma in quella riunione dai contorni quantomeno anomali – di notte, in un albergo – uno degli argomenti – secondo le carte degli inquirenti – sarebbe stata la nomina del successore di Giuseppe Pignatone come capo della Procura, la stessa che ha chiesto il processo per il deputato democratico.

E però nel frattempo Lotti incassa un’altra difesa d’ufficio del segretario del suo partito Nicola Zingaretti: “Mi ha assicurato che non ha commesso alcun atto di illegalità, i giudici avranno solo supporto e sostegno in questa vicenda”. Zingaretti aggiunge che “quando si tratta di indagini, che sia giusto sostenere la magistratura, le procure nella loro capacità di indagare per accertare la verità e questo è un pilastro su cui noi non cederemo mai” perché, aggiunge, “non abbiamo come hanno la Lega e i 5 Stelle giustizialismo di partito”. “Proprio perché credo nello stato di diritto – aggiunge il leader democratico – non dimentico che un avviso di garanzia o un’accusa non è una condanna in questo Paese. Quindi la magistratura serve proprio per appurare chi, accusato di reati, è colpevole e chi non lo è”. Resta però in sospeso il giudizio sull’opportunità – su cui Zingaretti non si è mai espresso – per un deputato ex ministro imputato di partecipare a incontri notturni in hotel insieme al “leader ombra” di una corrente della magistratura (ora eletto) e a 5 consiglieri del Csm, per giunta con la possibilità di parlare del capo della Procura che lo vuole mettere sotto processo.

Uno dei tre consiglieri di Magistratura Indipendente, tuttavia, è andato più nel merito nelle fugaci dichiarazioni al fatto.it. “Non c’è nessun motivo per dimettersi – dice Cartoni, giudice a Roma – L’incontro è stato del tutto casuale ed unico, dove non sapevamo assolutamente nulla che arrivasse l’onorevole Lotti“. In pratica un’imboscata?, gli chiedono i cronisti “Sostanzialmente sì” risponde per due volte il magistrato.

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