Molto spesso in albergo, qualche volta a casa della sorella di Cosimo Maria Ferri, sottosegretario alla giustizia nei governi Pd. Tanti incontri, almeno tre documentati, specie dal 7 al 16 maggio. Sempre di notte, sempre gli stessi, per decidere a tavolino le nomine dei procuratori capi, spostando voti all’interno del Csm con l’obiettivo di individuare ed eleggere magistrati controllabili politicamente. Il capotavola è Luca Palamara, gli altri commensali sono i consiglieri del Csm Luigi Spina, Corrado Artoni, Antonio Lepre, Gianluca Morlini e Paolo Criscuoli. Il braccio politico della comitiva sono i parlamentari del Pd Luca Lotti e Cosimo Maria Ferri. E c’è un convitato di pietra, una presenza per certi versi inspiegabile: Claudio Lotito, amico di Palamara, presidente della Lazio, elargitore di biglietti in tribuna vip per le partite dei biancocelesti, come la finale di Coppa Italia del 15 maggio scorso, a cui assiste Luigi Spina dalla tribuna autorità. L’ultimo incontro in un hotel, in cui Palamara con gli altri “fa la conta dei voti per il procuratore di Roma”, dopo l’uscita di Pignatone. “Obiettivo: Marcello Viola (procuratore generale di Firenze – ndr) capo dell’ufficio della Capitale“.

Secondo quanto scritto da Corriere della Sera, Repubblica e Messaggero, sono questi i particolari che emergono dalle carte dell’inchiesta condotta dalla Procura di Perugia, dove Palamara è indagato per corruzione e Spina per favoreggiamento e violazione di segreto. Spina si è dimesso dal suo ruolo nel Consiglio superiore della magistratura, Artoni, Lepre, Morlini e Criscuoli si sono autosospesi: iniziative che rappresentano la prima, vera conseguenza reale di una vicenda destinata ad allargarsi. Ad altri pm e ad altri fatti.

Tra gli altri fatti, ad esempio, c’è la ristrutturazione della casa romana in cui vive in affitto Luca Palamara: lavori affidati ad una ditta di Fabrizio Centofanti, lobbista, nonché colui che pagava week end e regali all’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Lo stesso Palamara, poi, era spesso in contatto con Cesare Sirignano, pm napoletano della Direzione nazionale antimafia, con cui discutono del possibile successore di Luigi De Ficchy a capo della Procura di Perugia, ufficio competente per i reati commessi dai magistrati romani. Palamara, è il ragionamento degli inquirenti, è convinto che un procuratore capo pilotato può essere una garanzia nel prosieguo dell’indagine contro di lui. Scrivono i quotidiani che Palamara è “intercettato mentre discute di un candidato a Perugia che potesse aprire un fascicolo a carico dell’aggiunto di Roma Paolo Ielo“, che con Pignatone aveva inviato a Perugia gli atti sull’ex presidente Anm. Ma non è l’unico motivo per cui parla con Sirignano. Quest’ultimo, infatti, è legato sentimentalmente a Ilaria Sasso Del Verme, segretaria della quinta commissione del Csm, quella che si occupa di redigere i pareri sui vari magistrati candidati agli incarichi di vertice negli uffici giudiziari di tutta Italia: stando alle intercettazioni, a Palamara interessava conoscere le dinamiche di uno dei gangli più strategici dell’autogoverno della magistratura.

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