Incontrava di notte Luca Palamara e altri consiglieri del Csm per discutere della nomina del nuovo capo della procura di Roma, dopo che l’aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi avevano chiesto per lui il rinvio a giudizio per l’affare Consip. Oggi, dopo giorni di silenzio, Nicola Zingaretti gli ha “chiesto spiegazioni”. Ma per i renziani di stretta osservanza Luca Lotti non si tocca. Al punto da tacciare come “geneticamente manettaro” chi come l’ex procuratore nazionale antimafia Franco Roberti chiede al Pd una “netta e inequivocabile condanna” di comportamenti “assolutamente certi” come quelli “diretti a manovrare sulla nomina del successore di Giuseppe Pignatone” emersi dall’inchiesta di Perugia.

Sui rapporti tra il suo braccio destro e l’ex presidente dell Anm indagato per corruzione Matteo Renzi non ha ancora proferito sillaba. Invece i suoi partono a testa bassa. “Sorprende atteggiamento di parte @pdnetwork nei confronti di @LottiLuca, oggetto di vicenda mediatica oscura e nel suo caso priva di rilevanza penale – attacca su Twitter Salvatore Margiotta – Credo siamo partito garantista. Sbaglio? Luca è persona perbene di cui conosco rigore: non merita gogna mediatica e fuoco amico”, conclude il capogruppo dem in Commissione lavori pubblici a Palazzo Madama. Che nel 2016 era stato assolto in Cassazione dall’accusa di corruzione negli appalti dei lavori per il centro oli “Tempa rossa” della Total in Basilicata. Anche se nella sentenza i giudici di piazza Cavour si premuravano di chiarire che il reato che gli doveva essere contestato era in realtà quello di traffico di influenze, che ancora non era previsto dalla legge all’epoca dei fatti contestati.

 

 

Al senatore potentino risponde con un cinguettio Francesca Barracciu: “Salvatore, ancora ti sorprendi? Parte del @pdnetwork è geneticamente manettara, soprattutto quando si tratta di “renziani” – affonda l’ex europarlamentare dem – Io posso dirlo a ragion vissuta sulla pelle. Prima ancora del rinvio a giudizio, quella parte mi ha pubblicamente ‘giustiziata’ in Direzione Regionale”, ricorda ancora l’ex sottosegretaria alla Cultura del governo Renzi. Che il 7 maggio è stata condannata in Appello a tre anni, tre mesi e venti giorni di reclusione nel processo per l’inchiesta sui fondi destinati ai gruppi consiliari della Sardegna nella XIV legislatura.

 

Anche Filippo Sensi scende in campo in difesa dell’amico Luca: “Ho lavorato tanti anni con @LottiLuca, ne conosco bene la passione, la competenza, il rigore, l’onesta’ – scrive su Twitter l’ex portavoce della presidenza del Consiglio – Il mio abbraccio all’amico, la mia solidarietà all’uomo”. A levare il primo scudo era stato mercoledì Ernesto Magorno: “Le accuse rivolte a @LottiLuca sono assurde. Luca Lotti è una persona perbene, un galantuomo. Il tempo darà ragione alla sua onestà”, twittava il senatore, dando voce al disagio che sulla vicenda del Csm pervade le truppe renziane.

Alla periferia del (fu) Giglio magico il nervosismo è diffuso nonostante quella di Roberti sia l’unica voce levatasi nel Partito democratico a chiedere una netta presa di posizione sul coinvolgimento dell’ex ministro nella vicenda. Questa mattina, dopo giorni di silenzio, Nicola Zingaretti ha incontrato Lotti in direzione e gli ha chiesto “spiegazioni e chiarimenti circa le indiscrezioni uscite in questi giorni sugli organi di informazione”, si legge in una nota dell’ufficio stampa Pd. L’ex ministro, da parte sua, ha ribadito al segretario “l’assoluta certezza di aver avuto comportamenti corretti”.

Dopo il cambio di passo impresso seguito all’inchiesta che ha decapitato i vertici del Pd in Umbria (“Dobbiamo selezionare la nostra classe politica senza aspettare che a volte siano le procure a accendere i riflettori”), il segretario mantiene quindi una posizione di prudenza: “Il Pd – conclude la nota – non può che ribadire l’assoluta fiducia nell’indagine della Magistratura che dovrà accertare la verità e le responsabilità individuali perché non rimangano ombre e sospetti su temi così delicati”.

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