L’ex parlamentare di Forza Italia Pino Galati è accusato di concorso esterno con la ‘ndrangheta. È una delle novità che emerge dall’avviso di conclusione indagini notificato oggi su richiesta della Dda di Catanzaro dalla guardia di finanza ai 22 indagati dell’inchiesta “Quinta Bolgia”. L’operazione aveva fatto luce su come le cosche di Lamezia Terme avessero il monopolio di molti servizi all’interno dell’ospedale, di fatto occupato militarmente dalla ‘ndrangheta attraverso i gruppi Putrino e Rocca, veri e propri mattatori di appalti.

Dentro il nosocomio calabrese potevano lavorare solo aziende legate alla cosca Iannazzo-Daponte-Cannizzaro che, tramite Galati e il consigliere comunale Luigi Muraca, erano riusciti ad ottenere l’appalto delle ambulanze nel 2010 prorogato, senza alcun bando pubblico, fino al 2017. I clan si occupavano anche del servizio di onoranze funebri, della fornitura di materiale sanitario e del trasporto sangue.

L’avviso di conclusione indagini è stato notificato a 22 indagati e a 6 aziende. Tra questi anche l’ex direttore generale del’Asp Giuseppe Perri, l’ex direttore amministrativo Giuseppe Pugliese e il responsabile del Suem 118 Elieseo Ciccone.

L’ex deputato di Forza Italia Pino Galati, nel novembre scorso, era finito ai domiciliari, poi revocati dalla Cassazione. Nei suoi confronti la Procura guidata da Nicola Gratteri ha modificato i capi di imputazione contestando i reati di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e, soprattutto, di concorso esterno con la ‘ndrangheta. Secondo la Dda di Catanzaro, infatti, “nella sua qualità di membro della Camera dei deputati del Parlamento italiano, Pino Galati assumeva il ruolo di concorrente ‘esterno’ della cosca Iannazzo-Cannizzaro-Daponte”.

I magistrati parlano di un “legame privilegiato” del politico lametino “con taluni esponenti di rilievo della cosca e, in particolare, con la famiglia Iannazzo”.  I suoi contatti con gli ambienti criminali sono “soprattutto con Vincenzino Iannazzo”, detto il “moretto”, oltre che con Pietro Putrino e con il politico locale Luigi Muraca. In sostanza, Pino Galati “forniva un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo, di natura materiale e morale, avente un effettiva rilevanza causale nella conservazione o nel rafforzamento delle capacità operative dell’associazione”.

Secondo i pm, infatti, c’era un “patto elettorale politico-mafioso” grazie al quale l’ex deputato di Forza Italia era “considerato dai membri della cosca come un politico a loro disposizione”. Un parlamentare che “profondeva effettivamente, – si legge nel capo di imputazione – in più occasioni, il suo impegno politico attivandosi per l’assegnazione di gare, appalti o posti di lavoro, soprattutto nel campo sanitario ma anche presso la Sacal (società che gestisce l’aeroporto di Lamezia Terme, ndr) in cambio del costante impegno elettorale da parte degli esponenti della cosca a procurare più voti possibili ai fini dell’elezione, divenendo sostanzialmente il politico di riferimento” della ‘ndrangheta.

Nell’ordinanza di custodia cautelare che aveva portato all’arresto di Galati e del consigliere comunale Muraca, il gip aveva definito i due personaggi ‘politici’ come “il necessario trait d’union tra i Putrino e gli esponenti apicali dell’Asp di Catanzaro, senza il cui interessamento non sarebbe stato possibile ottenere gli illeciti vantaggi”. Con l’avviso di conclusione indagini, entro 20 giorni l’ex parlamentare di Forza Italia può chiedere di essere interrogato prima che i sostituti procuratori Elio Romano e Vito Valerio chiedano il rinvio a giudizio.

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