I cittadini italiani ormai sono abituati a vivere perennemente in campagna elettorale ma, come si avvicina una scadenza concreta, ecco che saltano fuori le solite “salvifiche” da gettare in pasto agli elettori. Questa volta tocca al prolungamento della A27 Dolomiti-Venezia, una delle tante teste dell’Idra delle grandi opere che rispunta sempre, nonostante sia stata tagliata da accordi approvati e sottoscritti da tutti.

In Veneto non sono bastate opere come il Mose e la Pedemontana a convincere la classe dirigente regionale a rivedere le linee politiche che hanno prodotto questi disastri. Incuranti di tutto, si continuano ad annunciare soluzioni “risolvi-tutto” da dare in pasto all’elettorato padano. Le classi dirigenti locali e nazionali, di tutto il Paese e di tutti gli schieramenti, dovrebbero iniziare a guardare oltre il proprio naso e oltre i cinque anni del mandato di governo. Politiche a breve termine sono destinate a generare consenso a brevissimo termine e la volatilità elettorale di questi anni avrebbe dovuto insegnare qualcosa. Prigionieri del breve termine, si tratti di un consiglio di amministrazione bancario o di uno regionale, si finisce per consumare e inquinare risorse limitate e scaricare sulle generazioni future il peso di una crescita sempre più a beneficio di pochi, contro i molti che pure le sostengono con il loro voto.

Il prolungamento dell’A27 non è una soluzione adeguata ai problemi del Nord-Est. Le grandi infrastrutture trasportistiche sono costose, energivore e impattanti. Innumerevoli studi dimostrano che in fase di progetto i vantaggi di queste grandi opere sono sempre sovrastimati rispetto alla realtà e infatti frequenti sono i fallimenti e lo spreco di denaro pubblico. Per l’A27-Alemagna in modo particolare i numeri e i ricavi riportati dalla stampa sono gonfiati a dismisura e i costi abbondantemente sottostimati.

Si ricorda che la Convenzione delle Alpi impegna gli Stati aderenti a non realizzare nuove grandi arterie stradali a cavallo delle Alpi; che nell’autunno del 2016 l’Europa ha rigettato la proposta di questa infrastruttura e che nel 2017 a Kartisch è stato firmato da amministratori, associazioni e cittadini dell’Osttirol, della Pusteria e dell’alto Bellunese un memorandum contro i progetti A27-Alemagna e Cavallino, che ribadisce con decisione e motiva la contrarietà alla grande opera.

Italia Nostra invita i sostenitori del prolungamento dell’A27 a riflettere sul fatto che, con l’apertura del tunnel ferroviario del Brennero, il traffico pesante che ora viaggia sull’A22 – e non solo quello – dovrà venire giocoforza trasferito su rotaia. Costruire un nuovo valico autostradale per sottrarre passaggi al nuovo tunnel ferroviario sarebbe fuori dal tempo, contraddittorio e del tutto insostenibile.

Questa propaganda elettorale si scontra con la necessità ormai improcrastinabile della transizione da gomma a rotaia del trasporto merci. Tale necessità non solo è giusta perché abbatte l’inquinamento della Pianura padana, attualmente hotspot climatico di un grado superiore all’innalzamento della temperatura media del Paese, ma inevitabile se vogliamo garantire sbocchi economicamente vantaggiosi alle merci italiane.

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