Mille metri di montagna sopra la nostra testa. Intorno a noi soltanto roccia. Milioni di tonnellate di granito. Siamo dentro il nuovo tunnel ferroviario del Brennero (il reportage sulla grande opera sarà pubblicato giovedì sul Fatto Quotidiano). Quando sarà completato – le previsioni parlano del 2027 – diventerà il più lungo del mondo: 64 chilometri da Fortezza in Alto Adige a Tulfes, a Nord Est di Innsbruck. Ma bisognerà scavare nella roccia per 230 chilometri: un tunnel per ogni senso di marcia più un terzo percorso di servizio. Poi ci sono una quarantina di chilometri di gallerie al servizio dei cantieri. “Finora abbiamo scavato il 36 per cento del totale”, ricorda Thomas Albarello della Btt, la Brennero Basis Tunnel, società pubblica italo-austriaca che funge anche da stazione appaltante dell’opera con un costo previsto di 8,3 miliardi.

Noi siamo proprio nel tunnel di base, forse il punto più delicato. Perché bisogna scavare dove la roccia è più tenera. La galleria comincia davanti ai nostri occhi. E via, ci si immerge in un buco d’ombra. Un attimo, giusto il tempo che gli occhi si abituino al buio, ed ecco che compare una discesa vertiginosa lunga centinaia di metri. Intorno camion, centinaia di operai. E’ un mondo sotterraneo. Fino alla grande sala nel cuore della montagna, con una volta enorme e un’ampiezza di oltre trecento metri quadrati. C’è addirittura lo spazio per un impianto che produce il cemento. Ma è soltanto l’inizio: qui comincia il vero e proprio cunicolo. Dove la grande fresa scava giorno e notte. Si chiama Serena, è un bruco di metallo lungo trecento metri arrivato dalla Germania. “Procede nella roccia per dieci, quindici metri al giorno”, racconta l’ingegner Alberto Paddeu che per il consorzio Btc segue i lavori della fresa. Mentre camminiamo nel granito la temperatura rapidamente raggiunge i trenta gradi. L’aria pompata dalle macchine si scalda. Il rumore sale. La galleria si stringe sempre di più intorno a noi. C’è appena lo spazio per muoversi. Ed ecco, infine, la punta di Serena. Scava per arrivare all’altra galleria, quella dove correrà il treno. La stanno scavando a centinaia di metri di distanza, nel granito. Ma qui si usa un altro metodo: l’esplosivo. Microcariche che fanno implodere la roccia. Ogni tanto senti il botto, l’onda d’urto, la montagna che trema.

Il governo dovrà affrontare il nodo del Tav della Valsusa. Ma il tunnel del Brennero non si ferma. Lo ha confermato nei giorni scorsi il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli (M5S): “Gli impegni finanziari di lungo termine sul corridoio del Brennero, nell’ambito della strategia Ten-T rappresentano una sfida fondamentale per connettere meglio le varie aree d’Europa. E daranno benefici enormi alla nostra economia, considerando che circa il 70% dell’import-export italiano passa per l’arco alpino”.

Parole che hanno lasciato interdetti i Cinque Stelle altoatesini. Il deputato pentastellato Riccardo Fraccaro, oggi ministro, aveva definito il tunnel “inutile e costosissimo”.