“Il Csm sul piano disciplinare non ha fatto nulla e quando si è mosso non l’ha fatto di sua iniziativa ma solo su input di noi familiari e questo per me è abominevole”. È la denuncia di Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato ucciso nel ’92, intervenuta al convegno “Furti di verità: depistaggi e stragi in Italia” sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio per cui sono a processo tre poliziotti. Non è la prima volta che la donna punta il dito contro il Consiglio superiore della magistratura. E anche oggi il riferimento è ad eventuali responsabilità disciplinari dei magistrati che indagarono sulla strage. Indagine condizionata da una clamoroso depistaggio scaturito dalle motivazioni della sentenza. “Ad oggi nei nostri confronti – ha aggiunto – non c’è stata alcuna riparazione. Io sono stata convocata dal procuratore generale della Cassazione. Ci si chiedono contributi a cui non ci siamo mai sottratti, contrariamente ad altri. Ma non c’è stata alcuna riparazione”.

Intanto la Prima Commissione del Csm si appresta ad archiviare la pratica che era stata aperta proprio sulla base di un esposto con cui la figlia del giudice aveva segnalato “anomalie” e “disattenzioni” nella gestione del falso pentito Vincenzo Scarantino che, secondo una testimonianza della moglie al processo contro i poliziotti, fu picchiato per costringerlo a rendere le dichiarazioni che portarono alla condanna di innocenti. E questo perché il troppo tempo trascorso toglierebbe ogni efficacia all’unico strumento di intervento del Csm, il trasferimento d’ufficio per incompatibilità dei magistrati, visto che le toghe ipoteticamente coinvolte o non ci sono più o sono passate ad altre sedi o incarichi. Il voto è previsto ai primi di maggio. “I Furti di verità evocano il tradimento, lo stesso tradimento che ha sentito mio padre, e il senso di solitudine che ha sentito anche da parte della sua categoria. Noi figli il Nostro impegno lo abbiamo profuso giornalmente studiando nell’attesa di un giusto percorso di verità che è stato disatteso“, ha detto. “Per eseguire gli insegnamenti di mio padre siano scesi in campo pubblicamente- dice – Non ci siano mai tirati indietro neppure quando i pericoli si sono fatti vivi”. Borsellino denuncia anche l’incuria con cui si conservano i faldoni sui processi delle stragi del ’92 che si trovano al Palazzo di giustizia di Caltanissetta: ” Se li stanno mangiando i topi”.

Al convegno era presente anche il procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato: “Menti esterne alla mafia hanno ordinato a Cosa nostra di anticipare il progetto di omicidio di Paolo Borsellino e hanno dato anche ai clan il supporto logistico per fare la strage”. Il magistrato si è soffermato sui depistaggi dell’inchiesta sulla strage di via D’Amelio, su cui è in corso un processo, riportando dati di indagini e ricordando il mix di verità e menzogna che ha offerto una ricostruzione falsata dei fatti costata l’ergastolo a sette innocenti. “Dobbiamo evitare di cadere in un errore: di concentrare l’attenzione su limiti del passato della magistratura e perdere di vista l’obiettivo inderogabile di individuare i mandanti esterni di via D’Amelio – ha detto Scarpinato – Chi chiese al boss Riina di anticipare la strage Borsellino? – si chiede Scarpinato- dobbiamo evitare di cadere nello stesso errore. La partita è ancora aperta, come dimostra l’ostinato silenzio di chi sa e tace, come i fratelli Graviano”. E conclude: “La strage non è solo una storia del passato ma attraversa il nostro presente”.

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