Con un tempismo che definire sospetto è quasi un eufemismo, Luigi Di Maio, all’indomani del Congresso di Verona, annuncia misure per consentire finalmente alle famiglie italiane di fare figli. Coefficiente familiare, incentivi per baby sitter e pannolini, agevolazioni sulle rette dei nidi fino ad arrivare a coprire metà della retta. Meno opinioni e più fatti insomma, ha detto, in vista di “un nuovo welfare familiare”.

A prima vista, annunciare misure per le famiglie dopo un evento che di famiglia ha parlato soprattutto in maniera ideologica può sembrare buona cosa, nell’ottica di dare aiuti concreti e non sterili polemiche. Ma se si guarda alla politica generale del Movimento Cinque Stelle sulla famiglia, e a ciò che si è fatto fino a oggi, questo annuncio appare – oltre che una dimostrazione di debolezza verso Matteo Salvini, come se si dovesse fare qualcosa per essere notati e sentiti sul tema – anche qualcosa che, più che suscitare entusiasmo, porta con sé soprattutto scetticismo. Tanto da far apparire Di Maio simile a quel Matteo Renzi che con cadenza regolare se ne usciva con presunte, roboanti misure a sostegno delle famiglie, salvo poi fare poco o nulla.

Il fatto è che Di Maio & Co la famiglia e i suoi problemi li hanno da tempo appaltati alla Lega. Nel famoso Contratto di governo due erano i punti in cui si parlava di famiglia:

1. il capitolo sul Diritto di famiglia, incentrato unicamente e sinistramente sul tema dell’alienazione parentale e sulla necessità di rivedere assegni di mantenimento automatici: Pillon in nuce, in pratica;

2. il capitolo sulle Politiche per la natalità, con un vago paragrafo su politiche di conciliazione, premi economici per le donne che tornano al lavoro, presunti sgravi per le imprese, rimborsi ad asili nido e baby sitter, dove ciò che saltava tristemente agli occhi era la gratuità degli asili data solo alle famiglie italiane. Una misura  probabilmente anticostituzionale, anche se non c’è stato da preoccuparsi perché nulla ha avuto attuazione.

Proprio pochi giorni fa, il quotidiano Repubblica ha pubblicato un’inchiesta sulle promesse per la famiglia tradite dal governo. Qualche bonus già esistente mantenuto, qualcuno cancellato, novità come il bonus per il seggiolino anti-abbandono, il congedo per i padri e la possibilità per la donna di restare al lavoro fino al nono mese, l’innalzamento della soglia per i figli a carico a 4mila euro. Di tutte le promesse del contratto, invece – asili nido gratis, indennità di maternità, rimborsi per baby sitter, bonus per colf e badanti, Iva zero sui prodotti per l’infanzia – nulla è stato realizzato. È chiaro che allora riproporre le stesse misure alle spalle di un discusso convegno appare abbastanza strumentale.

Certo, i Cinque Stelle hanno introdotto una misura antipovertà in teoria molto potente come il reddito di cittadinanza, che indirettamente potrebbe anche aiutare giovani, poveri e famiglie povere ad avere più figli. Come in molti hanno scritto, però, è probabile che il reddito non aiuterà le famiglie molto numerose, né incentiverà concretamente alla formazione di una famiglia per chi povero è davvero, visto che stabilisce tra l’altro come soglia degna di un lavoro circa 800 euro (!) e prevede che il lavoro sia anche a centinaia di chilometri di distanza. Un aspetto che impedisce la formazione di una famiglia forse quasi peggio di – o almeno come – la povertà. Va ricordato tra l’altro che le famiglie con disabili non avranno benefici, visto che la tanto sbandierata pensione di cittadinanza è una misure legata all’Isee della famiglia, non assegnata comunque a una persona in vista di una sua maggiore dignità.

Forse non si poteva fare tutto, misure per le famiglie e reddito di cittadinanza. Ma allora, sarebbe stato più onesto dirlo: possiamo fare questo, oltre no, in ogni caso speriamo che il reddito aiuterà anche chi vuole fare figli. Invece si è scelta la strada di annunci di aiuti consistenti, quando non è chiaro ancora in nessun modo se ci saranno soldi (e all’indomani, appunto, del Congresso di Verona). Tutto ciò suona sinceramente un po’ irritante, come è suonato irritante fin dal principio l’abbandono dei Cinque Stelle del tema fondamentale della famiglia – e anche dei diritti dentro la famiglia e della libertà all’interno delle famiglie stesse – in mano alla Lega e ai suoi pericolosi ideologi.

La famiglia sarebbe stato meglio tenerla nel proprio campo, e difenderla insieme ai diritti fondamentali a cui essa è legata. Perché, anche se può parere strano, separare diritti e welfare è una strada sbagliata e sciagurata, perché una vera ed equa distribuzione delle risorse si può realizzare solo nel rispetto delle persone come soggetti individuali e della loro libertà di scelta. Oltre che, ovviamente, della parità fondamentale di ciascuna famiglia con l’altra, al di là della provenienza geografica e culturale.

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