Luigi Di Maio interviene sul tema della famiglia dopo le polemiche per il congresso di Verona e rispolvera parte del programma M5s per le politiche di un anno fa. “Nel Def, oltre al dl Crescita e allo Sblocca cantieri, in qualità di ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali proporrò l’inserimento di un capitolo dedicato proprio alla famiglia, incluse alcune misure che possiamo portare a casa già nel 2019 e con la prossima finanziaria“, ha annunciato lunedì Di Maio. Il modello è quello francese: “50% di sconto sui pannolini, 50% sulle spese per la baby sitter e coefficiente famigliare che riduce proporzionalmente l’Irpef a seconda di quanti figli hai”. Oggi il vicepremier ha incontrato il presidente del Forum delle delle associazioni familiari, Gigi De Palo, per parlare anche di altre eventuali proposte come l’assegno di natalità.

“Oggi ogni cittadino che prende uno stipendio ha delle detrazioni in base al nucleo familiare. Noi vogliamo fare un passo avanti, ovvero inserire un coefficiente da calibrare sull’Irpef di ogni famiglia. Hai 2, 3 o 4 figli a carico? Il coefficiente varia e si riduce proporzionalmente l’Irpef da pagare per i genitori”, ha spiegato il vicepremier. E poi, ha aggiunto Di Maio,”un impegno verso maggiori incentivi per chi ha necessità di una baby sitter e per l’acquisto di pannolini, con sconti del 50% sul prodotto”. Ma anche “agevolazioni sulle rette degli asili nido, fino ad arrivare a un dimezzamento (per il primo, il secondo e il terzo figlio) in quelle Regioni dove il costo è più alto”. Nel 2017/2018 la tariffa media mensile, secondo il report di Cittadinanzattiva, è stata di 301 euro mensili, ciò significa che in alcuni casi “si potrebbe arrivare a un risparmio anche di 1.500 euro a famiglia in un anno”, ha promesso Di Maio.

“Sono provvedimenti di buon senso che hanno un chiaro obiettivo: mettere in condizioni le coppie italiane di poter tornare a fare figli. In fondo, siamo al mondo per questo. Ed è giusto che lo Stato inizi a prendere sul serio un problema che l’Italia si trascina ormai da troppi anni”. Di Maio ha concluso tornando sulle polemiche e sul dibattito scatenato dal Congresso di Verona: “Serve un nuovo Welfare familiare. Servono meno opinioni e più fatti“.

La meta, secondo il vicepremier, sarebbe a portata di mano nel Def da promulgare entro il 10 aprile ma, considerando che il documento di economia e finanza è un testo di programmazione economica e non una legge, l’obiettivo del ministro sembra più che altro politico e spostato di qualche settimana in avanti, verso le Europee di maggio, per poi finalizzare le misure in autunno, quando dovrà essere messa a punto la prossima legge di bilancio. Nel Def potrebbero apparire solo delle prime indicazioni di base.

Il quoziente familiare, già proposto da precedenti governi, non si è mai trasformato in realtà per il suo peso finanziario ma anche per la rivoluzione fiscale che porterebbe con sé. La differenza sta nel concetto di reddito: in Italia l’Irpef è determinato in base al reddito personale, mentre in Francia il reddito utile ai fini fiscali è sin dagli anni ’50 quello familiare, a cui viene riservato un trattamento unico, tenendo conto del numero dei componenti, attribuendo a ognuno di essi un peso specifico. Le detrazioni fiscali, che in Italia permettono di “scaricare” il peso dei figli, sono sostituite da una deduzione forfettaria del 10%. Un tentativo sui pannolini, non andato in porto, era già stato fatto con la legge di bilancio, con una proposta per abbattere l’Iva sui prodotti per la prima infanzia al 5%.

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