Monica Poli, la Lady Pickpocket che ora studia da assessora a Venezia: “Martella? Abita vicino alla stazione ma non l’ho mai sentito parlare di sicurezza”
Monica Poli, alias Lady Pickpocket, la paladina dei cittadini che danno la caccia alle borseggiatrici di Venezia, è felice, arrabbiata e frastornata allo stesso tempo. È risultata eletta in consiglio comunale, al primo posto nella lista della Lega, è sommersa dalle congratulazioni, ma non è affatto soddisfatta per l’andamento del primo maxi–processo che si sta celebrando in laguna contro il manipolo di manolesta che imperversano tra calli e campielli.
Che effetto le fa quel numero di preferenze?
“Ne ho prese 603, sono la prima della Lega ed ora entro a Ca’ Farsetti, con la felicità per il successo del nuovo sindaco Simone Venturini e per l’appoggio che ho ricevuto dai cittadini. Sono 24 ore che non dormo, mi hanno dato fiducia e la trasformerò in impegno. I seggi leghisti sono due, ma se ci danno due assessori diventiamo quattro”.
Il segreto di tanta popolarità?
“Da anni sono in strada ogni giorno, ascolto i cittadini, parlo con loro, sono a loro disposizione nel nome della sicurezza. Inoltre vengo dall’esperienza nella Municipalità, dove anche questa volta sono stata eletta. Ma opterò per il consiglio comunale”.
Qualcuno dice che potrebbe fare l’assessore…
“Una cosa per volta, poi cercherò di mettere in pratica alcune idee che ho”.
Ne dica due.
“Bisogna mettere in sicurezza Piazzale Roma e l’area della Ferrovia, dove le borseggiatrici imperversano. La seconda riguarda Mestre, perché è lì che le pickpocket abitano. Al mattino vengono a lavorare a Venezia o fanno lo stesso nella zona della stazione di Mestre e sugli autobus”.
Il fenomeno sembrava in parte debellato dopo il blitz con gli arresti dello scorso ottobre.
“È per questo che sono molto arrabbiata. La quiete è durata 5-6 mesi e abbiamo visto calare il numero delle borseggiatrici, che fino ad allora erano una quarantina, fino a 5-10, massimo 13 al giorno. Perché noi le conosciamo, le contiamo e le abbiamo viste agire soprattutto nella zona di San Marco”.
Poi cos’è accaduto?
“Che un giorno mi sono trovata di fronte una delle donne a cui nel frattempo è stato revocato il divieto di entrare a Venezia. L’ho vista che riprendeva a fare quello che faceva prima. Per non parlare di Shakira, che ha avuto un condanna a 22 mesi, ma se paga la multa va fuori anche lei. A piede libero sono tornate altre due… Il problema non sono le leggi, che pure esistono, ma come vengono interpretate dai giudici. C’è da chiedersi: ma stanno dalla parte delle persone o delle borseggiatrici? In questo modo possono continuare a rubare, per non parlare dei soldi che lo Stato ha speso per la maxi inchiesta, per andarle a cercare in vista dell’interrogatorio preventivo e adesso per le udienze in Tribunale”.
I complimenti che le hanno fatto più piacere?
“Quelli del presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani. Ma sono inondata di messaggi da tutti i cittadini, mi fermano per strada, mi scrivono. È una cosa che mi riempie il cuore”.
Dove ha sbagliato la sinistra?
“Non aveva un programma di cose concrete e reali da fare. Ha puntato sui bengalesi, che più che inneggiare ad Allah nei loro volantini non hanno fatto altro. Ma soprattutto sono andata a sentire quello che ha detto il candidato Andrea Martella nella sede della Confindustria. Impiegava dieci minuti per rispondere a una domanda, ma quando aveva finito rimaneva il nulla”.
E sulla sicurezza?
“Il senatore Martella vive in via Piave a Mestre, una delle zone più critiche vicino alla stazione. Non l’ho mai sentito alzare la voce, da parlamentare, sul tema della sicurezza a Venezia. Se ne è accorto quando è entrato in campagna elettorale. Mi domando: ma prima, dov’era?”.