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“Se continua la guerra nel Golfo e con la crisi energetica, l’inflazione Ue andrà oltre il 6% e il Pil calerà”. L’allarme del governatore di Bankitalia Panetta

Fabio Panetta, nelle sue considerazioni finali sul 2025, ha analizzato le prospettive future richiamando anche le recenti analisi di scenario contenute nelle "staff projections" della Bce
“Se continua la guerra nel Golfo e con la crisi energetica, l’inflazione Ue andrà oltre il 6% e il Pil calerà”. L’allarme del governatore di Bankitalia Panetta
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“Negli scenari più sfavorevoli, un prolungamento del conflitto e ulteriori danni alle infrastrutture energetiche del Golfo potrebbero sottrarre complessivamente un punto percentuale alla crescita nel biennio 2026-27. L’inflazione potrebbe raggiungere un picco superiore al 6% e, se non contrastata, rimanere a lungo al di sopra dell’obiettivo, via via che lo shock energetico si trasmette a un numero crescente di settori”. È l’allarme lanciato dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nelle sue considerazioni finali sul 2025 che richiamano le previsioni macroeconomiche della Banca Centrale Europea. Secondo la quale, nello scenario di base in cui lo shock energetico verrebbe rapidamente riassorbito, la crescita dell’area euro nel 2026 sarebbe ridimensionata allo 0,9%, per poi risalire all’1,5 nel biennio seguente. L’inflazione aumenterebbe al 2,6 per cento e tornerebbe successivamente all’obiettivo.

La situazione economica dell’area euro, con lo shock energetico che “sta già spingendo al rialzo la dinamica dei prezzi al consumo”, potrebbe richiedere “una ricalibrazione dell’orientamento della politica monetaria, per contrastare il rischio di tensioni inflazionistiche persistenti”. La Bce “deciderà a giugno” sui tassi d’interesse e “resta essenziale non vincolarsi a un percorso predeterminato”. Tuttavia “le imprese hanno già iniziato a prospettare aumenti dei listini e sono in rialzo le aspettative di inflazione dei consumatori, soprattutto nel breve termine”. Secondo Panetta, però, “una spirale tra prezzi e salari va prevenuta: una volta avviata, sarebbe dannosa e costosa da eliminare”.

Indebolite le già fragili prospettive italiane

In questo contesto Ue, lo slancio che l’economia italiana ha mostrato dal 2019 una “significativa capacità di tenuta”, “si è attenuato” fra deterioramento del quadro geopolitico, dazi statunitensi e difficoltà dell’economia tedesca. Poi la guerra nel Golfo Persico “ha indebolito le prospettive già fragili” e “l’attività economica rimarrà debole nei prossimi mesi; negli scenari più sfavorevoli, potrebbe ristagnare o contrarsi”. “Senza un deciso aumento della produttività, l’economia italiana potrebbe restare ancorata a tassi di crescita strutturalmente modesti”, avverte quindi il governatore che chiede di orientare le potenzialità del Paese “verso crescita, redditi e prosperità negli anni a venire” e di “ridurre stabilmente il peso del debito pubblico”, per liberare risorse su spesa sociale e sviluppo: “misure mirate e temporanee di sostegno a famiglie e imprese possono essere necessarie nelle fasi critiche per attenuare l’impatto dei rincari”. Ma “vanno affiancate da interventi strutturali volti ad affrontare la vulnerabilità energetica”. Il governatore ha nominato anche l’energia nucleare: “Le nuove tecnologie in via di sviluppo meritano un’attenta valutazione; va in questa direzione – ha detto – anche l’esame del disegno di legge delega in corso in Parlamento”.

“Evitare che la ricerca di protezione si trasformi in isolamento”

Intanto a livello macro, oggi l’ordine mondiale nato dopo la Seconda Guerra Mondiale vive una “crisi profonda. Gli squilibri macroeconomici persistenti, la distribuzione diseguale dei benefici della globalizzazione, il ritorno del protezionismo, l’uso strategico delle risorse economiche, finanziarie e tecnologiche ne hanno indebolito le fondamenta”, ma “la risposta non può essere la chiusura”, esorta il governatore. “Riaffermare il valore della cooperazione non significa ignorare le fragilità dell’assetto precedente né rinunciare alla sicurezza economica e all’autonomia strategica. Significa – sostiene il banchiere centrale – evitare che la ricerca di protezione si trasformi in isolamento; che l’interdipendenza, anziché motore di progresso, diventi fonte di divisione; che la frammentazione finisca per indebolire proprio ciò che si vorrebbe difendere: lavoro, sviluppo, benessere”.

“Una vera integrazione finanziaria richiede un titolo sovrano europeo”

In questo mondo instabile, “l’Europa deve trovare in una maggiore unità la condizione della propria forza. Dispone di risparmio, capacità produttiva, competenze scientifiche, istituzioni e valori che restano un punto di riferimento nel mondo. Ha finalmente iniziato a reagire, definendo con chiarezza obiettivi e priorità. Deve ora mostrare rapidità di azione, trasformando quegli obiettivi e quelle priorità in decisioni, investimenti e risultati”. A tal proposito l’Unione del risparmio e degli investimenti portata avanti dall’Europa è importante per canalizzare il “risparmio abbondante”, ma “frammentato a livello nazionale” e che quindi va altrove, ma “una vera integrazione finanziaria richiede un titolo sovrano europeo“, cioè uno “strumento liquido e sicuro”.

Per le banche italiane, invece, il governatore auspica aggregazioni che creino campioni nazionali solidi e che offrano servizi di migliore qualità e a costi contenuti. “Operazioni ben disegnate – spiega – possono avvicinare la struttura del mercato creditizio a quella degli altri principali paesi europei, rendere le banche più competitive e favorire una maggiore diversificazione dei ricavi”. Panetta non accenna a casi singoli di aggregazione e acquisizione, ma ricorda come le prime cinque banche italiane abbiano una quota di mercato inferiore a quella di Francia a Spagna. Il governatore dettaglia gli elementi per un’operazione di valore: “creare intermediari più solidi ed efficienti, in grado di sostenere più efficacemente l’economia reale e di offrire alla clientela servizi di migliore qualità a costi contenuti”.

Garanzie pubbliche solo per correggere i fallimenti di mercato

Panetta, poi, invita le banche “alla prudenza” nella concessione dei prestiti visto il contesto di incertezza e difficoltà derivante dalla guerra e dal possibile aumento dei tassi, ma ammonisce ad evitare “una restrizione indiscriminata del credito”. Inoltre chiede che le garanzie pubbliche sui finanziamenti, nate con il Covid, siano ricondotte alla “loro funzione propria”. Servono solo a “correggere i fallimenti di mercato, riservando il sostegno pubblico alle aziende meritevoli con reali difficoltà di accesso ai finanziamenti”. Panetta, senza citare il caso di Banca Progetto, auspica quindi che “il beneficio sia effettivamente trasferito ai prenditori”. Va ricordato che la Banca d’Italia presso le banche vigilate direttamente ha condotto un esame sui rischi legati ai prestiti garantiti fornendo indicazioni e condividendo con gli enti competenti “valutazioni sugli interventi” da prendere.

Invece al governatore appare “improbabile” una brusca frenata degli investimenti pubblici al termine del Pnrr, “grazie alla possibilità di utilizzare nei prossimi anni parte delle risorse ancora non spese e agli impegni assunti dal Governo nel Piano strutturale di bilancio di medio termine”. Ognuno, però, deve fare la sua parte: “Per rendere duraturo l’aumento dell’accumulazione non può mancare il contributo del settore privato. Le imprese dispongono di risorse proprie significative, che vanno orientate verso investimenti in innovazione“. Quanto alle banche, che vivono una fase di buoni utili, l’invito è di destinare investimenti adeguati in infrastrutture e personale nei settori della tecnologia e difesa dai rischi cyber, visto anche il crescente rischio ai sistemi, dall’uso di modelli dell’Intelligenza Artificiale.

La chiave del successo del Paese? Offrire opportunità ai giovani

In ogni caso per l’Italia “il criterio ultimo del successo sarà la capacità di offrire opportunità e futuro ai giovani”. Se non si valorizzano i giovani, ha detto Panetta, “si alimenta un circolo vizioso. Un sistema produttivo poco innovativo genera una domanda insufficiente di lavoro qualificato e riduce gli incentivi a investire in istruzione; la carenza di competenze rende a sua volta difficile adottare nuove tecnologie”. Tra il 2020 e 2024, ricorda il governatore, sono 100mila i giovani andati all’estero e la spesa in istruzione è un punto di Pil sotto la media europea. “Creare le condizioni perché le nuove generazioni possano realizzare le loro aspirazioni e concorrere al progresso del Paese non è solo una responsabilità economica: è il compito civile di questo tempo – conclude il banchiere centrale – Solo così l’Italia potrà attraversare un mondo sempre più frammentato senza subirne le divisioni, e trasformare la transizione tecnologica in una stagione di libertà, lavoro e fiducia nel futuro”

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