La decisione è stata presa a Roma giovedì sera e consegnata venerdì mattina al presidente della Valle d’Aosta, Antonio Fosson. Il consigliere regionale arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa deve essere sospeso dalla sua carica. Il suo nome è Marco Sorbara, 52 anni, ex assessore comunale del capoluogo eletto lo scorso maggio nel consiglio regionale tra le fila dell’Union Valdotaine, politico capace di raccogliere molte preferenze, ritenuto la “longa manus” dei vertici della locale di ‘ndrangheta che si è insediata sulle Alpi.

Sorbara è finito in carcere il 23 gennaio scorso nell’ambito dell’operazione “Geenna”, l’indagine dei carabinieri coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino che ha fatto emergere l’infiltrazione della ‘ndrangheta nell’economia e nella politica della Vallée. È uno dei tre politici coinvolti nell’operazione. Secondo gli inquirenti, Sorbara ha ricevuto l’appoggio di Antonio Raso, ritenuto uno dei boss della locale di ‘ndrangheta di Aosta, in occasione delle elezioni comunali del 2015 dopo le quali è stato confermato consigliere e poi assessore alle politiche sociali. La Dda lo accusa di aver tenuto “costantemente informato” il boss delle decisioni della giunta e di aver seguito i suoi suggerimenti. Secondo il gip di Torino, Silvia Salvadori, ci sono alcune vicende molto significative sul suo legame con la malavita. Ad esempio quando viene minacciato da due fratelli, i Fazari, Sorbara “pur essendo un appartenente alla classe dirigente del mondo politico ed amministrativo valdostano, anziché rivolgersi alle forze dell’ordine ed alla magistratura ha deciso di rivolgersi a Raso”, consapevole della sua influenza. E nel ristorante del presunto boss, “La Rotonda”, va a incontrare alcuni personaggi che gli garantiscono l’appoggio alle elezioni oppure va a ricevere suggerimenti e consigli. “Si comporta come la longa manus degli esponenti di vertice della locale”, sintetizza il gip.

Queste sono i motivi per i quali Sorbara è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Poco dopo il suo arresto, la presidente del Consiglio regionale valdostano Emily Rini aveva prospettato la sospensione del consigliere dal suo incarico in base alla legge Severino, ma era stata contestata dall’avvocato del politico, Sandro Sorbara (suo fratello), secondo cui l’applicazione della legge Severino avviene “solo dopo le condanne”. Si sbagliava. Il decreto legislativo 235 del 2012 stabilisce che un amministratore locale finito agli arresti, in carcere o ai domiciliari, venga sospeso. E così è stato. Da Aosta è partita la procedura, arrivata al governo che – dopo aver vagliato documenti e norme – giovedì sera ha deciso per la sospensione.

“Questa mattina ho ricevuto nell’ambito delle funzioni prefettizie il decreto del presidente del Consiglio dei ministri firmato nella giornata di ieri, giovedì 28 febbraio che accerta la sospensione dalla carica del consigliere Marco Sorbara – ha spiegato il presidente regionale Fosson durante la conferenza stampa –  Ho subito provveduto a notificare il decreto alla presidenza del Consiglio regionale, così come previsto e alla quale spettano adesso gli adempimenti conseguenti”. La sospensione durerà 18 mesi e decorre a partire dal 7 dicembre scorso, giorno in cui il gip Salvadori ha firmato l’ordinanza eseguita più di un mese dopo. Se in questo arco di tempo dovessero terminare le misure cautelari nei suoi confronti, allora terminerà anche la sua sospensione.

La sospensione durerà diciotto mesi e decorre a partire dal 7 dicembre scorso, giorno in cui il gip Salvadori ha firmato l’ordinanza eseguita più di un mese dopo. Se in questo arco di tempo dovessero terminare le misure cautelari nei suoi confronti, allora terminerà anche la sua sospensione. Intanto al posto di Sorbara potrebbe  subentrare il primo dei non eletti dell’Union Valdotaine, Giovanni Barocco.