Sospesa la revoca della scorta al giornalista Sandro Ruotolo. La protezione dello Stato resta. Tiriamo un sospiro di sollievo. La precedente decisione di lasciare un cronista impegnato da oltre 40 anni nella lotta quotidiana alle mafie, senza garantirgli la sicurezza personale ha suscitato – non poteva essere diversamente – un’onda lunga di proteste che hanno attraversato l’intero Paese. Ma, soprattutto manifestazioni d’affetto, messaggi d’incoraggiamento, solidarietà con spontanee iniziative di piazza e una pioggia di dichiarazioni da parte del mondo politico, delle professioni e della società civile.

Addirittura, in poche ore, una petizione popolare lanciata sul web, in cui si chiedeva il ripristino delle misure di sicurezza per Ruotolo, ha totalizzato oltre 21mila sottoscrizioni. Nello stesso Governo – per la verità più tra gli esponenti delMovimento 5 Stelle – si sono levate parole di stupore per una decisione inaspettata e improvvisa. Sandro Ruotolo è diventato catalizzatore di un riscoperto senso profondo e popolare dell’esercizio di una fondamentale professione – quella del giornalista – da tempo vilipesa, delegittimata e attaccata. La stessa Federazione nazionale dtampa italiana, il Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti, l’Unione dei cronisti, Ossigeno per l’Informazione si sono strette e schierate con Ruotolo come normalmente avviene con qualsiasi giornalista minacciato con o senza tesserino.

Ma questa storia della revoca della scorta e della sospensione della stessa revoca, inquieta molto. Verrebbe da chiedersi e me lo chiedo: quali sono i criteri attraverso i quali hanno indotto gli organi preposti alla revoca della scorta e quali sono i criteri che invece – in poche ore – hanno consentito di riassegnarla? Mistero. Occorrerebbe fare chiarezza e più che altro qualcuno dovrebbe dare delle spiegazioni. C’è in ballo, la vita delle persone o meglio dei servitori dello Stato come lo è Sandro Ruotolo.

Michele Zagaria, il padrino dei Casalesi, dopo un’inchiesta giornalistica su camorra, rifiuti e servizi segreti giurò in carcere: “A Ruotolo ‘o vogl’ squartato’ vivo”. Correva l’anno 2015. Chi è addentro a queste vicende sa bene che le condanne di mafia, camorra e ‘ndrangheta non cadono mai in prescrizione. E se, il 16 febbraio senza scorta, Sandro Ruotolo “armato” di taccuino e penna fosse andato in giro a fare le sue inchieste e gli accadeva qualcosa? Di chi sarebbe stata la responsabilità? La vicenda è inquietante come il silenzio assordante del ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini che non ha proferito una sola parola.

Per chi lo conosce, sa bene che Sandro Ruotolo non si ferma. La sua vita ha attraversato tante stagioni: lui c’era quel maledetto 23 settembre 1985, quando fu ammazzato dalla camorra Giancarlo Siani, solo un cronista. Lui c’era anche in Salita Arenella a Napoli – quel disgraziato 11 giugno del 1997 – quando Silvia Ruotolo, sua cugina e mamma napoletana, fu trucidata da vittima innocente – come spesso accade – mentre bande di camorra si sparavano. Lui c’era il 23 maggio e il 19 luglio del 1992 a Palermo quanto mafia e strane entità con le stragi di Capaci e di via D’Amelio distrussero la vita dei giudici Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino, gli uomini delle scorte e la speranza degli italiani onesti. È lo stesso Ruotolo che spiega: “Io solo così so fare il giornalista. Stare sui territori, raccontare, intervistare, cercare la verità. Vorrei continuare a poterlo fare”.

E le sue caparbie inchieste puntano sempre lì: raccontare e svelare i misteri, inseguire le storiacce che nessuno vuole approfondire. La sua è un’urgenza, un’ossessione, un vizio: ricercare le verità nascoste, documentare i fatti che fretta e superficialità li confinano troppo velocemente e non casualmente negli archivi della storia.  Un esempio eloquente è l’ultima inchiesta sul caso del sequestro di Ciro Cirillo per Fanpage.

Si dirà, sono trascorsi 38 anni a chi può mai interessare? Cosa c’entra con la cronaca? Cosa c’entra con le notizie? È questo il giornalismo che mette paura? Rosetta Cutolo, l’enigmatica sorella di Raffaele – il padrino della Nuova camorra organizzata seppellito da 55 anni in carcere, e al centro di una clamorosa trattativa tra Stato, terroristi delle Br, camorra, vertici delle istituzioni, servizi deviati – si materializza davanti alla telecamera di Ruotolo. L’ultima intervista rilasciata da donna Rosetta è di 40 anni fa, fu la stessa Nco a chiamare e convocare un solo giornalista: Giuseppe Marrazzo, detto Joe Marrazzo. D’incanto il rapimento Cirillo torna con prepotenza alla ribalda. Le immagini in bianco e nero diventano a colori, la nebbia del tempo si dirada, gli inquietanti interrogativi ricompaiono nella loro brutalità. E mentre donna Rosetta affacciata alla finestra risponde, si ferma, lascia qualche parola nell’aria, sgrana i vispi occhi e li punta addosso a Sandro Ruotolo e con un sussurro dice: “Iatevenne perché se vi vede mio fratello Pasquale vi manda via”. Questo è il giornalismo bellezza.

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