Dalla “deportazione” all’ “accoglienza diffusa”. Castelnuovo di Porto reagisce alle modalità con cui si è consumato il trasferimento coatto dei 540 ospiti del Cara, in vista della chiusura al 31 gennaio. E lo fa con un’idea che – se andrà in porto sul fronte legale – potrebbe non solo rappresentare un modello inedito di integrazione nel panorama nazionale ma, addirittura, la possibilità certificata di superare (se non aggirare) il decreto Salvini sulla sicurezza. Con un parallelismo al modello Riace di Mimmo Lucano che potrebbe non essere solo una suggestione. Durante un tavolo alla Prefettura di Roma, il sindaco di Castelnuovo, Riccardo Travaglini, ha raggiunto un pre-accordo “verbale” per far sì che alcuni dei migranti ospitati nel secondo centro per migranti del Paese possano essere accolti dai cittadini del posto, resisi disponibili dopo l’eco mediatica di questa settimana. “E’ la prima volta che succede in Italia, siamo molto soddisfatti”, ha commentato Travaglini.

IL PRE-ACCORDO – Un’accoglienza certificata, garantita dall’ente locale e “vidimata” dalla Prefettura, che dovrebbe prevedere anche un rimborso in favore delle persone resesi disponibili. Cifra che ovviamente sarà “unitariamente inferiore alle spese sostenute per l’accoglienza dei migranti all’interno del centro (i famosi 35 euro, ndr)”, spiegano fonti del Comune a nord di Roma. I servizi sociali comunali, insieme a una task-force della Regione Lazio e della Asl territoriale, in settimana hanno verificato e scremato le proposte giunte in settimana al primo cittadino, valutando lo stato dei luoghi messi a disposizione e i requisiti minimi personali (assenza di precedenti penali, ecc.).

Lunedì l’incartamento verrà portato in Prefettura, che nel frattempo sta mettendo a punto i termini legali con cui formalizzare l’accordo. Anche perché, secondo le intenzioni, i soggetti resisi disponibili all’accoglienza dovrebbero entrare a far parte di una sorta di albo e sottoscrivere un contratto. Cosa che potrebbe aprire la strada a successive “collaborazioni”, nel caso il “progetto ponte” dovesse avere un seguito. A quanto spiegato, per ognuna di queste posizioni ci sarà la mediazione di un’associazione o di un’onlus che si occuperà di seguire quella che diventerà una vera e propria alternativa alla vecchia accoglienza di secondo livello, messa al bando dal Dl Sicurezza.

QUALI MIGRANTI SARANNO ACCOLTI – Fra i migranti che resteranno a Castelnuovo di Porto e dintorni “almeno per 6 mesi”, ci sono 4 famiglie con altrettanti minori che avevano iniziato la scuola e che almeno avranno la possibilità di concludere l’anno. Oltre a loro, verranno ospitati altri 4 ragazzi, fra quelli che dovevano essere trasferiti, che hanno mostrato di essersi pienamente integrati nel territori, selezionati fra quelli segnalati nei mesi scorsi dallo stesso Comune per essersi distinti particolarmente nell’ambito scolastico, del volontariato, delle arti e mestieri e dello sport.

Fra questi il centravanti della Castelnuovese, Anszur Cissè, che potrebbe essere ospitato dalla famiglia di un compagno di squadra: l’atleta senegalese, classe 1999, proprio questa mattina ha arbitrato una gara fra pulcini (bimbi di 8-10) presso il campo sportivo comunale, cui e’ seguita una partita di solidarieta’ fra la squadra locale e una selezione dei 107 lavoratori della Coop Auxilium che dal 31 gennaio resteranno senza lavoro. Infine, qui sta la grande novità, nel protocollo sono stati inseriti anche i 16 migranti (erano 19, ma in 3 sono scappati) che sarebbero dovuti comunque uscire dal Cara non avendo più diritto, in base al decreto Salvini, ad accedere al circuito di seconda accoglienza. Una grande novità che potrebbe rappresentare il precedente più importante.

IL NUOVO MODELLO E IL PARAGONE CON RIACE – Se tutto andrà in porto, i prossimi 6 mesi saranno decisivi per capire se il “modello Castelnuovo” avrà un futuro o se resterà un “progetto ponte”. La “accoglienza diffusa”, infatti, da un lato eviterebbe che le persone che terminano il loro percorso nei centri d’accoglienza possano finire per strada, andando fra l’altro – e questa è una delle principali critiche al Dl Sicurezza – a incrementare la percezione di degrado legata ai migranti.

Dall’altra, è stato spiegato, assegnando queste persone ai cittadini che si rendono disponibili e che vengono “vidimati” dalla Prefettura, si garantirebbe un percorso di integrazione più efficace e di sicuro premiale rispetto ai soggetti che danno le risposte migliori; una diluizione del “problema” e dunque della percezione di chi vede con sospetto la presenza di queste persone; infine – e non è poco – un risparmio nelle risorse da destinare ai centri d’accoglienza. Di qui il confronto, con la cittadina calabrese Riace, dove il sindaco Mimmo Lucano da 20 anni promuove percorsi lavorativi che, nel tempo, hanno consentito ai migranti di integrarsi, rendersi utili e farsi ben volere dalla cittadinanza senza “pesare” sulla comunità locale.

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