Dopo la chiusura delle udienze filtro, il processo per il collasso della Banca Popolare di Vicenza, nota come BpVi, entra nella fase del dibattimento. Ieri mattina nella città del Palladio poco prima che i giudici aprissero i lavori dell’aula, un gruppo di trecento “risparmiatori azzerati”, principalmente azionisti o ex azionisti colpiti dal crollo del valore azionario di BpVi, oggi fallita e poi assorbita in Banca Intesa, ha manifestato davanti al palazzo di giustizia del capoluogo berico. I commenti più caustici sono stati indirizzati all’ex presidente della BpVi, il cavalier Gianni Zonin, il quale è oggi alla sbarra, assieme ad altri ex manager dell’istituto (Massimiliano Pellegrini preposto alla redazione dei bilanci, l’ex direttore generale Andrea Piazzetta, gli ex vicedirettori Emanuele Giustini e Paolo Marin, l’ex consigliere di amministrazione, Giuseppe Zigliotto, che fu presidente degli Industriali vicentini e la banca stessa). Per tutti le accuse da cui dovranno difendersi sono quelle di aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza di Bankitalia e Consob, nonché falso in prospetto: sul banco degli imputati c’è pure la stessa banca citata quale persona giuridica. Si tratta di un processo definito «monstre» per l’altissimo numero di parti civili e per il numero delle pagine del fascicolo che supera abbondantemente il milione.

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