Gianni Zonin come Ettore, l’eroe omerico, vittima designata di un’inchiesta che avrebbe lasciato fuori i veri responsabili del crac da un miliardo di euro? Non sono bastate le suggestioni degli avvocati difensori dell’ex presidente della Banca Popolare di Vicenza, per evitargli l’atteso, inevitabile rinvio a giudizio per un processo-monstre con circa 350 parti civili costituite, risparmiatori gabbati da un sistema bancario che è cresciuto su sistemi discutibili di finanziamento e autofinanziamento che alla fine sono esplosi, con danni enormi per decine di migliaia di famiglie, non solo venete.

La decisione del giudice dell’udienza preliminare Roberto Venditti, dieci mesi dopo la prima udienza, ha accolto le richieste dei pubblici ministeri Gianni Pipeschi e Luigi Salvadori, il cui lavoro ha sempre avuto come supervisore il procuratore Antonino Cappelleri. Saranno processati, oltre a Zonin, anche il dirigente Massimiliano Pellegrini preposto alla redazione dei bilanci, l’ex direttore generale Andrea Piazzetta, gli ex vicedirettori Emanuele Giustini e Paolo Marin, l’ex consigliere di amministrazione, Giuseppe Zigliotto, che fu presidente degli Industriali vicentini e la banca stessa. Per tutti le accuse da cui dovrano difendersi sono quelle di aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza di Bankitalia e Consob, nonché falso in prospetto. Sul banco degli imputati anche la banca stessa, citata in quanto società. La prima udienza del processo è fissata per l’1 dicembre (inizio ore 10) nel palazzo di giustizia di Vicenza.

A maggio, concludendo la requisitoria, il pm Gianni Pipeschi aveva detto: “Gianni Zonin non può essere considerato un inconsapevole pensionato perché era perfettamente a conoscenza di quello che avveniva in banca. Ci sono elementi logici incontestabili che lo dimostrano. Ci sono i verbali delle sedute del consiglio di amministrazione dove il presidente parla come un economista navigato. Ci sono dirigenti che spiegano che si comportava come un amministratore delegato. Ci sono tanti suoi amici che hanno compiuto operazioni baciate”. E il pm Luigi Salvadori aveva spiegato come il fenomeno delle operazioni baciate, ovvero il finanziamento degli acquisti con le azioni proprie, costituiva “un fatto pacifico, acclarato. Senza quelle operazioni il mercato della banca si riduceva a un “mercatino”. Era invece il meccanismo che aveva consentito di gonfiare il valore delle azioni, il cui valore si è poi azzerato completamente.

I difensori degli imputati – gli avvocati Dominioni, Ducci, Roetta, Manfredini, Ambrosetti e Diodà – hanno tentato in tutti i modi di evitare il processo, arrivando anche a chiedere il il trasferimento a Trento, per legittimo sospetto, considerando le condizioni ambientali createsi a Vicenza, visto la grande risonanza dei fatti, l’estensione delle persone interessate al danno e le scelte processuali della Procura della Repubblica. Ma una decina di giorni fa la Cassazione ha respinto la richiesta. Tutto era quindi pronto per l’atto finale.

L’avvocato Enrico Ambrosetti, difensore di Zonin, aveva concluso: “Non c’è alcun elemento di prova che possa reggere in un dibattimento. Si tratta di un’indagine monca dove i veri responsabili di quanto accaduto sono fuori dal processo e quindi il dibattito non sposterebbe nulla”. L’allusione era soprattutto agli ex direttori generali della banca, che avrebbero tenuto all’oscuro il consiglio di amministrazione delle loro spregiudicate strategie, in particolare il coimputato Samuele Sorato, la cui posizione processuale è stata attualmente stralciata sino a dicembre per motivi di salute. Il legale ha spiegato che Zonin non si presenterà alla prima udienza “perché di carattere tecnico”, ma è disponibile ad essere interrogato nel corso del processo perché “non si è mai sottratto, ha sostenuto numerosi interrogatori in udienza preliminare ed è disponibile a farsi sentire più avanti. Già in questa fase – ha detto Ambrosetti ai giornalisti – pensavamo di aver dimostrato che per determinati profili non era necessario il rinvio a giudizio, ma sappiamo che è difficile ottenere un non luogo a procedere in questa fase. Al processo ci batteremo per dimostrare che non vi è prova alcuna rispetto alla responsabilità di Zonin”.

Il giudice Venditti non ha dato credito alla ricostruzione di un presidente, Zonin, che avrebbe cercato fino all’ultimo di salvare la banca da un destino che porterebbe le colpe di altri. E così il processo per questa prima tranche si apre per tutti gli imputati. Commento dell’avvocato Renato Bertelle, che assiste decine di parti civili: “Il primo passo è stato fatto. Purtroppo dal processo sono rimasti fuori tante persone e soggetti giuridici che portano la responsabilità di quanto è accaduto. Penso ad esempio alla società Kpmg che ha dato legittimità ai bilanci e alle istituzioni pubbliche che non hanno controllato adeguatamente le attività della banca”.

Aggiornato da redazione web alle ore 16.51