Oltre 40 mila persone sono scese in piazza a Foggia per la manifestazione in ricordo delle vittime di tutte le mafie organizzato dall’associazione Libera. Il corteo guidato da don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, ha sfilato per le vie della città e dal palco di piazza Cavour sono stati letti i nomi delle 970 vittime innocenti delle mafie. In prima fila i parenti, le istituzioni e i rappresentanti delle associazioni, ma anche tanti studenti. L’ultimo nome inserito nell’elenco delle vittime della mafia è quello di Annarosa Tarantino, l’84enne uccisa per errore in un agguato organizzato per un esponente di un clan il 30 dicembre scorso nel centro storico di Bitonto, sempre in Puglia.

Don Ciotti ha lanciato il suo grido di denuncia: “Il 70% dei famigliari delle vittime innocenti non conosce ancora la verità: non è possibile“. “Non dimenticate che l’omertà uccide la verità e la speranza. Dobbiamo contribuire tutti di più per la verità” ha detto. “Qui piove ma oggi c’è lo stesso la primavera: ci sono migliaia e migliaia di giovani, adulti e associazioni che stanno camminando insieme” ha dichiarato ancora don Ciotti. “Il cambiamento – ha rilevato – ha bisogno di tutti. Noi lo chiediamo alla politica, alle istituzioni, ma dobbiamo chiederlo anche a noi come cittadini: abbiamo bisogno di cittadini responsabili – ha concluso – non di cittadini a intermittenza a seconda delle emozioni e dei momenti”. Un appello subito accolto dal presidente uscente del Senato Pietro Grasso, in prima fila alla manifestazione: “Io mi impegno a presentare un disegno di legge per la istituzione di una Commissione di inchiesta su tutte le stragi che non hanno avuto una soluzione completa sotto il profilo della verità” ha annunciato, precisando poi che “questo impegno deve continuare”. “La ricerca di verità e di giustizia deve essere uno degli obiettivi del nostro Paese, della politica”.

Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto manifestare la sua vicinanza a tutti i parenti delle vittime: “Desidero riaffermare la mia vicinanza a quanti, con passione civile e profondo senso di solidarietà, sono riuniti a Foggia e in tante altre città per testimoniare come il cuore dell’Italia sia con chi cerca verità e giustizia, con chi rifiuta la violenza e l’intimidazione, con chi vuole costruire una vita sociale libera dal giogo criminale”. “Ce la possiamo fare se ciascuno di noi si convince che non ha un supplente nella lotta alla mafia e che ognuno di noi deve fare la propria parte” ha aggiunto il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, anche li in prima fila a Foggia alla manifestazione di Libera.

‘Terra, solchi di verità e giustizia” è il tema della XXIII edizione della Giornata della Memoria promossa da Libera, che ha scelto di raccontare questo luogo “perché le mafie del foggiano sono organizzazioni criminali molto pericolose che facciamo una tragica fatica a leggere”. In questo senso, Foggia si fa metafora, secondo la commissione parlamentare presieduta da Rosy Bindi che negli scorsi anni ha più volte evidenziato l’evoluzione del fenomeno mafioso tra Tavoliere e Gargano. Tra le prime, assieme all’ex questore Piernicola Silvis e a don Ciotti. Una scelta, quella del fondatore di Libera di celebrare nel capoluogo pugliese la Giornata del ricordo, definita nella relazione della Comissione “significativa” e indirizzata a “sottolineare che da sole non bastano le pur importanti visite di esponenti (politici, nda) per stroncare quel che si è lasciato crescere negli anni“. Occorre, invece, “un impegno corale e sistematico, ormai necessariamente di lungo periodo”. Un banco di prova, appunto.

A far conoscere le mafie foggiane in Italia è stata la strage di San Marco in Lamis del 9 agosto scorso, ma di agguati ce n’erano stati già parecchi tra il capoluogo dauno e il Gargano. Nella chiesa di San Pio X, il 24 maggio 2017 il fondatore di Libera annunciò che la piazza principale della XXIII Giornata della memoria e in ricordo delle vittime innocenti di mafia sarebbe stata proprio Foggia. Terra di quasi 300 omicidi irrisolti risolti in trent’anni, ma dove in tanti “si ribellano anche alla sola idea di convivere con le mafie e che soffrono nel vedere la loro terra associata al sopruso criminale”. Con i clan che nel tempo, di fronte a quello che la Commissione Antimafia ha definito nell’ultima relazione uno “Stato incerto”, sono stati in grado di condizionare i territori. Fino al punto “da esercitare – dice don Ciotti – una sorta di estorsione ambientale“.