La giunta Caldoro aveva ottenuto da Bruxelles l’autorizzazione per investire 230 milioni di euro per sistemare gli impianti. Già, perché normalmente i fanghi da depurazione dovrebbero essere essiccati per ridurre al minimo la loro quantità e per risparmiare sui costi di trasporto e di smaltimento. Quelle risorse dovevano servire anche a costruire essiccatori e digestori. Un investimento che avrebbe ridotto le attuali 36mila tonnellate all’anno in 12mila, che significa un taglio dei costi per lo smaltimento. Tra l’altro negli impianti regionali (allora come oggi) i fanghi non possono essere biostabilizzati e quindi possono essere portati solo in poche discariche speciali, con un conseguente aumento dei costi di trasporto. C’è allora da domandarsi a chi non convenga che quegli impianti vengano adeguati. Di certo le opere comporterebbero una riduzione di introiti notevole per chi dal trasporto di fanghi (e acqua) in discarica guadagna a tonnellata. Di fatto quelle gare furono gestite dal Provveditorato per le opere pubbliche. “Predisponemmo i cinque progetti preliminari per mettere in sicurezza gli impianti – spiega Romano – e quando andammo via le offerte tecniche da parte delle imprese erano già arrivate e le commissioni si erano già costituite. Ci voleva un mese per portare tutto a termine ma, per una ragione che non conosco, vennero fermate e rifatte”.

L’INCHIESTA SUL REGIME DI EMERGENZA – Ad oggi le imprese che hanno vinto le procedure avviate dalla giunta De Luca non hanno ancora firmato, eccetto quella che doveva occuparsi dell’impianto di Cuma, dove comunque i lavori non sono partiti. “La verità è che si vuole mantenere in piedi il sistema di costante emergenza e per riuscirci si devono rallentare le gare e non fare gli impianti” commenta Romano. Secondo Caldoro “è l’emergenza ad attrarre truffatori, producendo discrezionalità e facendo aumentare i prezzi”. “Ho governato – continua – e so quanto è difficile, non voglio nascondere il problema, ma qui c’è un’incapacità, una colpevole inerzia, che può attrarre chiunque, trafficanti, affaristi e camorristi”. Il sospetto su cui indaga la Procura di Napoli, invece, è che non ci sia solo incapacità, ma la volontà di restare nella logica dell’emergenza e della proroga a oltranza. Questione di affari.

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