“Il prezzo a base d’asta era 125 euro a tonnellata” diceva Di Domenico nel video di Fanpage, spiegando poi – a bufera scoppiata – che faceva riferimento all’ultima gara andata deserta. Per la nuova gara “145 euro rappresenta l’importo massimo che potremmo spendere. Sui 145 ci resta normalmente 5 euro a tonnellata, non so cosa resta a capo impianto e cosa” aggiungeva davanti a Nunzio Perrella. Anche in questo caso Di Domenico ha poi specificato di aver fatto riferimento al prezzo attualmente pagato “dal 1 gennaio 2018 sull’impianto di Napoli Est, così come autorizzato dalla Regione Campania”. Impianto su cui dal 2016 al 2017 il prezzo era di 117,50 euro a tonnellata. A fornire i dati a ilfattoquotidiano.it è la stessa Direzione generale per l’Ambiente della Regione. Nel biennio 2016-2017 (al netto dell’Iva del 10 per cento) il prezzo era di 126,93 euro a tonnellata per l’impianto di Acerra, 123,52 per Foce Regi Lagni e Cuma, 122,06 per l’impianto di Marcianise e 126,93 euro a tonnellata per Napoli Nord. Tutti costi ereditati dalla gestione commissariale, ma che non fanno i conti con il sistema delle proroghe. E di proroghe si parla nel terzo video di Fanpage dove, in seguito a un incontro tra Biagio Iacolare, presidente dimissionario del Cda di Sma, l’ex boss e l’avvocato e presunto mediatore Mario Rory Oliviero. Questi ultimi si rivedono e il legale spiega a Nunzio Perrella: “È meglio che voi fate 195 (euro a tonnellata ndr). Poi è normale che ci sono eventuali variazioni in corso. Noi ve lo diamo a 220, 225, 230, però l’offerta sta a 195”. Tutto parte, dunque, dalle gare deserte su cui vuole vederci chiaro la Procura, che sta indagando su possibili cartelli tra imprese che si sarebbero messe d’accordo per non partecipare e far alzare i prezzi. Un sistema già noto e segnalato in passato. Basta fare un passo indietro.

L’ERA HYDROGEST – Nel 2006 il consorzio Hydrogest (90% di Termomeccanica spa e 10% della Giustino Costruzioni Spa) si aggiudicò il progetto di finanza preparato dalla Regione per la ristrutturazione e la gestione dei cinque depuratori di Orta di Atella, Marcianise, Cuma, Napoli Nord e Foce Regi Lagni. Quando nel 2010 Caldoro divenne governatore della Campania, gli impianti erano stati sequestrati pochi mesi prima. Hydrogest era accusata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere di disastro ambientale per il mancato funzionamento dei depuratori e, allo stesso tempo, chiedeva alla Regione la corresponsione dei canoni di depurazione. La faccenda sfociò in un lungo contenzioso che, nel 2014, portò al riconoscimento in primo grado di un indennizzo da 84 milioni da parte della Regione.

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