Le patologie che lo affliggono non sono in stato avanzato. Ma soprattutto: se dovesse tornare in libertà potrebbe fuggire. D’altra parte era già stato latitante. Per questi due motivi Marcello Dell’Utri resta in carcere. Ancora una volta il Tribunale di sorveglianza di Roma ha respinto la richiesta di scarcerazione per motivi di salute avanzata dai legali del fondatore di Forza Italia. Nell’udienza del 2 febbraio scorso la procura generale aveva espresso parere negativo alla liberazione dello storico braccio destro di Silvio Berlusconi. Parere condiviso dai giudici che, motivando la loro decisione, spiegano come Dell’Utri sia in grado di deambulare: in caso di scarcerazione, dunque, potrebbe anche fuggire visto che non può essere sottoposto alle terapie necessarie con il braccialetto elettronico. D’altra parte, ricorda il tribunale, l’ex parlamentare si era già dato alla latitanza in Libano nell’aprile del 2014, poco prima che la Cassazione rendesse definitiva la sua condanna a 7 anni sulla sua condanna per concorso esterno in associazione mafiosa.

“La posizione giuridica di Dell’Utri non è in alcun modo rassicurante: la sentenza in esecuzione ha accertato i suoi rapporti con i vertici di Cosa nostra dai primi anni ’70 al 1992. Allarmante appare la pregressa latitanza in Libano, avvenuta nel 2014, vale a dire poco meno di quattro anni fa, nonostante l’età, la patologia cardiaca e le altre affezioni già all’epoca presenti”, scrivono i giudici nelle motivazioni con cui respingono l’istanza degli avvocati Alessandro De Federicis e Simona Filippi, che avevano proposto per l’ex senatore gli arresti domiciliari ospedalieri presso l’istituto Humanitas di Milano.

“Non appare adeguato il regime domiciliare presso l’ospedale milanese o l’abitazione personale, da cui può facilmente allontanarsi rilevando che le terapie previste non consentono nemmeno l’applicazione di strumenti elettronici di controllo”, dicono, però, i magistrati. Che citano anche la richiesta di condanna a 12 anni di reclusione avanzata due settimane fa dalla procura di Palermo nel processo sulla cosiddetta Trattativa  tra pezzi dello Stato e Cosa nostra in cui Dell’Utri è imputato per minaccia e violenza a corpo politico dello Stato.
“Considerate le pendenze per reati molto gravi che potrebbero determinare nuove consistenti pene detentive – si legge ancora nelle motivazioni – e tenuto conto del recente tentativo di sottrarsi all’esecuzione penale, non si ritiene di poter escludere il pericolo di fuga, non trovandosi in condizioni fisiche impeditive della deambulazione e del movimento, e non essendo le malattie in fase avanzata e debilitante”. Per il tribunale di Roma quindi è possibile che altre future pene possano essere inflitte all’ex senatore, attualmente detenuto nel carcere di Rebibbia.

Già il 7 dicembre scorso il tribunale di sorveglianza capitolino aveva respinto la richiesta di sospensione della pena presentata dagli avvocati Alessandro De Federicis e Simona Filippi. Nel motivare quella decisione i giudici avevano scritto che le condizioni di Dell’Utri “sono buone” e nonostante le sue varie patologie la detenzione in carcere può ancora assumere carattere “rieducativo“. In più la pena carceraria dell’ex senatore non si presta “a giudizi di contrarietà al senso di umanità da più parti paventato, in quanto il quadro patologico non appare costituire una sofferenza aggiuntiva, derivante proprio dalla privazione dello stato di libertà“.

Nonostante tutto, però, sono stati diversi gli esponenti politici che, in piena campagna elettorale, hanno auspicato la liberazione dell’uomo condannato per essere stato il trait d’union tra Berlusconi e Cosa nostra. Anche del centrosinistra come l’ex segretario del Pd, Pierluigi Bersani, o l’aspirante governatore della Regione Lombardia, Giorgio Gori. In tal senso, anche oggi c’è stato chi si è detto dispiaciuto della mancata scarcerazione di Dell’Utri. “È una brutta notizia, triste, perché penso che il livello di umanità vada sempre preservato e anche garantito davanti a tutti i condannati. Se un uomo sta male, sta male” ha detto la senatrice uscente del Pd Monica Cirinnà. A chi le ha chiesto se la pena andava sospesa, l’esponente dem ha risposto rilanciando il suo pensiero: “No – ha detto – rispetto quello che ha deciso il Tribunale di Sorveglianza. Ma non bisogna farne una questione politica: un conto è chi ha il 41bis, un conto è chi non ha restrizioni così gravi. Bisogna valutare bene le sue condizioni di salute”.

Sarà anche per questa ‘attenzione politica’ che i legali e la famiglia dell’ex parlamentare azzurro hanno continuato a presentare istanze su istanze per provare a ottenere la scarcerazione sempre per motivi di salute. Richieste rigettate ancora una volta dal tribunale di Sorveglianza. Le porte del carcere, però, per Dell’Utri potrebbero aprirsi comunque ma per un motivo diverso da quello legato alle sue condizioni di salute. Il prossimo 8 marzo, infatti, i giudici della corte d’Appello di Caltanissetta si esprimeranno sulla richiesta di sospensione dell’esecuzione delle pena presentata dalla Procura generale. La decisione era attesa già per il 18 gennaio scorso, ma a sorpresa, era stato sollevato un conflitto di competenza “denunciato” dalla Procura generale di Palermo. Una novità inattesa che ha indottol’avvocato Francesco Centonze, altro legale del team difensivo di Dell’Utri, a chiedere un termine per pronunciarsi sulla questione e ha determinato i giudici a rinviare all’otto marzo.

Erano stati proprio gli avvocati dell’ex senatore a presentare l’istanza di scarcerazione nel corso del giudizio di revisione avviato su richiesta della difesa dell’imputato davanti alla corte d’appello nissena. Da tempo, infatti, sostengono che il caso Dell’Utri sia assolutamente sovrapponibile al caso di Bruno Contrada. Tutto è legato alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha dichiarato illegittima la condanna inflitta all’ex superpoliziotto, giudicato colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa. Un reato che per i giudici di Strasburgo non era sufficientemente “non era sufficientemente chiaro“ all’epoca dei fatti contestati a Contrada. Un principio che per i legali di Dell’Utri è applicabile anche all’ex senatore. E in attesa che la Cedu si esprima anche sul caso del fondatore di Forza Italia, quindi, i giudici nisseni potrebbero comunque restituire la libertà al fondatore di Forza Italia. Ma solo dopo le politiche.