“Che sia Dell’Utri, che sia Pincopallino, se uno è veramente nelle condizioni che vengono descritte non può essere lasciato in prigione. Esiste un concetto che si chiama umanità“. Sono le parole utilizzate da Pierluigi Bersani ai microfoni de L’Intervista di Maria Latella su Skytg24 per commentare la situazione del fondatore di Forza Italia, condannato in via definitiva a 7 anni di carcere per concorso esterno a Cosa nostra.

Due giorni fa il tribunale di sorveglianza di Roma ha negato la sospensione della pena per Dell’Utri che aveva chiesto la scarcerazione per motivi di salute. “Preso atto della decisione del Tribunale che decide di lasciarmi morire in carcere ho deciso di farlo di mia volontà adottando da oggi lo sciopero della terapia e del vitto”, ha detto ai suoi legali l’ex senatore. E proprio oggi, a chiedere la liberazione del braccio destro di Silvio Berlusconi è stato  monsignor Domenico Mogavero,  vescovo di Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, e delegato per il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale siciliana. “Negargli il calore di una famiglia, pur con tutte le garanzie di legge, nelle sue condizioni di salute, a me sembra davvero disumano“, ha detto il presule. Avrei voluto che anche Totò Riina potesse morire tra i suoi cari in casa, perché nessuno ci ha guadagnato nulla a farlo morire detenuto. Secondo me ci abbiamo perso in umanità. Perché la clemenza è sempre un atto di umanità e l’umanità è sempre superiore a qualsiasi ricerca di vendetta, comunque la si rivesta: di legalità o intransigenza“, ha aggiunto Mogavero che poi ha aperto alla possibilità del perdono presidenziale per Dell’Utri. “La grazia per Marcello Dell’Utri – ha spiegato – la si può certamente chiedere per le sue condizioni di salute, poi tocca però al Presidente della Repubblica concederla o meno”, ha detto Mogavero.

 

A spingere per concedere la grazia a Dell’Utri è in queste ore il quotidiano Il Tempo, al quale Dell’Utri ha scritto una lettera. “Rispetto a una ventilata domanda di grazia non è quello che vorrei mai ottenere. Si faccia piuttosto domanda di giustizia, se possibile. La grazia mi arriverà piuttosto a scoppio ritardato dalla giustizia di Strasburgo”. “L’ex senatore non ha mai chiesto la grazia, né credo abbia intenzione di farlo. E nessuna richiesta è stata avanzata dai legali. Il dibattito sulla grazia non nasce da lui ma da un movimento che si è creato spontaneamente e da iniziative politiche di chi pensa che la strada più opportuna da percorrere sia questa e chiede quindi un intervento del presidente Mattarella”, dice il suo legale, l’avvocato Alessandro De Federicis. Al momento, però, non è arrivata al presidente Mattarella alcuna richiesta di perdono presidenziale. “Noi pensiamo che si debba andare avanti in sede giudiziaria – aggiunge l’avvocato De Federicis – Pende un ricorso davanti alla corte di Strasburgo, c’è poi il ricorso in Cassazione. Se le sue condizioni di salute dovessero peggiorare ulteriormente, potrebbe eventualmente aprirsi la possibilità di una nuova istanza di detenzione domiciliare”.

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