Totò Riina e Richard Manson avevano due cose in comune: la statura molto bassa e la capacità, altissima, di mandare molte persone all’altro mondo. Solo il primo però è riuscito a mandarne anche molte altre in Parlamento.

Oggi molti inorridiscono a rileggere la cronaca dell’esecuzione del piccolo Giuseppe Di Matteo, strangolato dopo mesi di paura, di fame e di umiliazioni indicibili. Molti, sui social network, scrivono: “Non riesco a leggerlo”. Per cinque anni abbiamo ‘sopportato’ filmati in cui si vedono bambini decapitati dall’Isis, ma forse solo ora ci rendiamo conto che: 1) la nostra versione dell’Isis ce l’abbiamo in casa, 2) che il suo “stato”, la sua “secessione” si estende ormai da Sud ad ampie porzioni della “Padania”, 3) che come l’Isis, è capace di tutto: la vittima di una faida di ‘ndrangheta, Francesco Raccosta, è stato dato in pasto ai maiali ancora vivo, 4) che questo ‘apparato’ ha rappresentanti politici nelle istituzioni.

Domani verrà sepolto Totò Riina. Una tv decente dovrebbe trasmettere in contemporanea uno dei famigliari delle vittime di Riina, ad esempio Giovanna Maggiani Chelli (presidente dell’Associazione familiari vittime della strage di via dei Georgofili), che legge i nomi di tutte le vittime di Riina. Subito dopo bisognerebbe leggere un’altra lista: quella dei politici condannati per concorso esterno in associazione mafiosa, l’imputazione voluta da quelli che Riina chiamava “giudici comunisti”.

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