Il boss scrive al Comune per chiedere il rispetto della sua privacy: ora che è stato scarcerato vuole silenzio sulla sua vita privata. Il sindaco però si oppone: la città non intende rimanere muta davanti a quello che è considerato uno dei padrini più influenti della ‘ndrangheta in Lombardia. È uno scambio surreale quello tra andato in scena tra Rocco Papalia e il sindaco di Buccinasco, Rino Pruiti. A raccontarlo è lo stesso primo cittadino sul sito web del comune a Sud di Milano, dove il boss originario di Platì, in Calabria, è tornato a vivere dopo aver riacquistato la libertà.

Detenuto dal 1992, coinvolto nell’inchiesta Nord-Sud che fece luce su alcuni omicidi e sequestri di persona, Papalia era stato condannato a 30 anni. Nel maggio scorso è stato dunque scarcerato, tornando ad abitare nella città in provincia di Milano, in regime di sorveglianza speciale perché ritenuto ancora “socialmente pericoloso”. Ed è proprio a Buccinasco che il padrino si è fatto vedere in una serie di occasioni pubbliche, come per esempio la cerimonia per la prima comunione della nipote. Ovviamente, però, il ritorno del padrino ha solleticato l’interesse dei giornalisti. Per questo motivo il 28 luglio Papalia ha chiesto ai suoi avvocati di scrivere al sindaco di Buccinasco. La lettera, protocollata il 7 agosto, viene riassunta dall’ufficio stampa del comune. “Il messaggio è molto chiaro. Rocco Papalia chiede il silenzio. Quel Rocco Papalia che tanto ha fatto parlare di sé nella ‘Platì del Nord’ si sente vittima dei media e si appella al sindaco, tanto da indirizzargli una lettera per ricordare di avere precisi doveri da rispettare e, se si comporta da cittadino corretto, di avere anche il diritto ‘al rispetto di quella sfera di intangibilità che ci rende un Paese – auspicabilmente – civile“.

In pratica il boss chiede al sindaco di proteggerlo dalle intemperanze dei giornalisti, ovviamente interessati a raccontare il suo ritorno in libertà. “Proprio in nome di quella pace sociale da tutti doverosamente inseguita  e di là di ‘intemperanze’ dei mezzi di comunicazione, ci appelliamo dunque a Lei per condividere i medesimi auspici”, scrivono gli avvocati del boss nella missiva al primo cittadino. “Papalia – spiega quindi la nota del comune di Buccinasco – chiede in buona sostanza di essere considerato un normale cittadino, uno che ha scontato la sua pena e che ora desidera trascorrere i suoi ultimi anni di libertà lontano dai riflettori“. Il sindaco Pruiti, però, non intende acconsentire alla richiesta dei legali di Papalia. “La risposta deve essere chiara – dice il primo cittadino– e non può che essere una: no. Buccinasco non starà in silenzio, Buccinasco non potrà mai considerare Rocco Papalia come un cittadino uguale agli altri, perché lui non lo è. Non possiamo far finta di niente e dimenticarcene, tutt’altro, noi lo vogliamo far sapere a tutti, vogliamo far conoscere la storia della ‘Platì del Nord’, un appellativo che non abbiamo scelto noi e non ci piace ma che non possiamo ignorare”.

Insomma il boss di Platì dovrà “sopportare” che i giornali continuino a occuparsi di lui. Ma non solo.  “Tra gli ultimi atti dell’Amministrazione precedente – ricorda sempre Pruiti – il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno proprio dopo il ritorno di Papalia a Buccinasco. Con quell’ordine del giorno, oltre a lanciare l’iniziativa dei lenzuoli bianchi contro le mafie che ha avuto tanta pubblicità sui media, abbiamo chiesto a Papalia di chiedere scusa alla nostra città per il male che ci ha fatto, un pentimento per le sue azioni. Una lettera di questo tenore i suoi avvocati non l’hanno protocollata, noi ci aspettiamo questo, non altro possiamo accettare. Per questo moltiplicheremo le iniziative e lo faremo soprattutto nella villa confiscata di via Nearco, accanto a dove vive lui”. Oltre alle condanne per i sequestri di persona e per l’associazione a delinquere, nel 2015 Rocco Papalia era stato condannato a 30 anni per un omicidio avvenuto a Milano nel 1976: l’esecuzione a colpi di pistola di Giuseppe De Rosa, ammazzato fuori da una discoteca. Per quella condanna, però, allo ‘ndranghetista venne concesso il cosiddetto cumulo: la pena in pratica risulta totalmente scontata. E da tre mesi, quindi, Papalia ha ottenuto di tornare a casa. A Buccinasco, la ‘Platì del Nord‘.