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Global Sumud Flotilla, una cinquantina di imbarcazioni abbordate al largo di Creta. Il racconto del nostro inviato: “Siamo fuggiti per metterci in salvo”

Ieri sera la Marina militare israeliana ha intercettato la spedizione a 600 miglia nautiche da Tel Aviv. Le telecamere di bordo documentano l'abbordaggio, armi in pugno, con gommoni, motovedette e almeno una fregata. Attivisti costretti a mettersi in ginocchio a quattro zampe
Global Sumud Flotilla, una cinquantina di imbarcazioni abbordate al largo di Creta. Il racconto del nostro inviato: “Siamo fuggiti per metterci in salvo”
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Siamo quasi in acque greche. Sorge il sole dalle rocce di Creta. Ce l’abbiamo fatta. Qui, alle 7 del mattino di giovedì che corrispondono alle 6 italiane, non dovrebbero venire a prenderci. Altre barche sono davanti a noi, già al riparo. Sulla nostra, Vivi/Sabra, abbiamo forzato il motore fin quasi a fonderlo, oltre i 2500 giri al minuto, per metterci in salvo correndo verso Creta e le sue acque “europee”. Come aveva indicato l’organizzazione della Global Sumud Flotilla quando è apparso chiaro che volevano intercettare il maggior numero possibile barche, non solo intimidire.

È stato un atto di “pirateria”, denuncia la Global Sumud Flotilla. Almeno 22 imbarcazioni su 58 sono state abbordate dalla Marina israeliana a oltre 600 miglia nautiche da Tel Aviv. Secondo Al Jazeera, sarebbero addirittura una cinquantina quelle bloccate, con 400 persone a bordo che sarebbero state dichiarate dall’Idf “agli arresti”.

Le telecamere di bordo e i racconti che corrono sulle chat dei volontari documentano gli abbordaggi, armi in pugno, con gommoni, motovedette e almeno una fregata. Le persone costrette a mettersi in ginocchio a quattro zampe e a spostarsi a prua. Intercettate, secondo l’elenco delle ore 5 locali, la barca madre Saf Saf con a bordo il brasiliano Thiago Avila e altri leader e le barche Arkham III, Bella Blue, Romantica, Goleta, Eros I, Esplai, Mystere, Magic Boat, Ghea, Snap, Eros, Tam Tam, Nagual, Marea, Bribon, Batoo, Freia, Bianca, La Pinya e Holy Blue. A bordo di quest’ultima anche il collega Andrea Sceresini che ha seguito la Flotilla per il manifesto. Tra le decine di persone di cui non si conosce la sorte ci sono anche palestinesi con passaporti europei e decine di italiani.

“Si tratta del sequestro illegale di esseri umani in alto mare al largo di Creta, una dimostrazione del fatto che Israele può agire in totale impunità, ben oltre i propri confini, senza subire alcuna conseguenza”, si legge in un comunicato della Flotilla, che chiede che fine abbiano fatto le persone “sequestrate”. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha reso noto di aver chiesto “spiegazioni” al governo israeliano e a quello greco.

Non lontano da qui, nella notte tra il 23 e il 24 settembre scorsi, la prima Global Sumud Flotilla, poi intercettata nel mare di Levante davanti a Gaza, era stata colpita da bombe assordanti e sostanze chimiche lanciate da droni.
L’operazione israeliana, la sera di mercoledì 29 aprile verso le 21, era iniziata circondando una barca, Bianca, con i gommoni. Senza però abbordarla, almeno all’inizio. Le comunicazioni radio della Flotilla sono state oscurate, jammate e coperte da un messaggio: “Questa è la Marina israeliana. I tentativi di rompere il blocco marittimo legale sulla Striscia di Gaza costituiscono una violazione del diritto internazionale. Se volete potete portare gli aiuti al porto di Ashdod”. Con il passare delle ore sono iniziate le intercettazioni.

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