Al momento resta nel carcere di Rebibbia in attesa che il Tribunale del Riesame decida di nuovo sul suo arresto. Nel giorno della prima udienza preliminare del processo “Ghota”, la seconda sezione della Cassazione ha annullato con rinvio l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del senatore Antonio Caridi, arrestato lo scorso 11 agosto nell’operazione “Mamma Santissima” con l’accusa di associazione mafiosa. Il parlamentare di Gal, secondo la Dda di Reggio Calabria, faceva parte della componente “riservata” della ‘ndrangheta in grado di dettare le linee strategiche dell’intera organizzazione e di interagire sistematicamente e riservatamente con gli ambienti politici, istituzionali ed imprenditoriali al fine di infiltrarli ed asservirli ai propri interessi criminali.

Stando all’accusa, infatti, Antonio Caridi è stato uno dei politici al servizio delle teste pensanti dell’organizzazione criminale: gli avvocati Paolo Romeo e Giorgio De Stefano. Sarebbero loro i principali esponenti del “direttorio” della ‘ndrangheta che, grazie a politici come il senatore di Gal, è riuscito a infiltrarsi negli enti locali e addirittura in Parlamento. La decisione della Cassazione, secondo i suoi avvocati, Valerio Spigarelli e Carlo Morace, “è un primo importante passo verso la dimostrazione dell’insussistenza delle accuse”.

Intanto oggi è iniziata la prima udienza preliminare del processo “Ghota” che ha riunito le più importanti inchieste del 2016 e che vede imputato Caridi assieme ad altre 69 persone. Nei prossimi giorni il senatore dovrà decidere se essere processato con il rito abbreviato o se continuare con l’ordinario. Per i magistrati della Dda non ci sono dubbi: Caridi “fruiva dell’appoggio della cosca De Stefano”, e operava “in modo stabile, continuativo e consapevole a favore del sistema criminale”.

Negli atti dell’inchiesta sono confluite migliaia di intercettazioni telefoniche. La Dda ha sottolineato “l’uso deviato del ruolo pubblico” di Caridi non solo da quando è senatore della Repubblica ma anche nelle “cariche di volta in volta ricoperte all’interno del Consiglio e della Giunta comunale di Reggio, del Consiglio e della Giunta regionale della Calabria”.

La Cassazione non ha annullato solo per il parlamentare calabrese. È stata rinviata di nuovo al Tribunale del Riesame anche la posizione dell’avvocato Antonio Marra, difeso dai legali Francesco Calabrese e Giovanna Araniti. Marra è accusato di essere uno dei “consigliori” di Paolo Romeo e di aver violato la legge Anselmi facendo parte di un’associazione segreta. Per tutti gli altri imputati, la Cassazione ha confermato l’esigenza cautelare.