Ecco il vero volto della camorra. Un potere mimetizzato che distribuisce e decide l’economia. Mentre le cosiddette ‘paranze dei bimbi’ (vere e proprie gang criminali composte da minorenni), seminano il terrore urbano a Napoli con ‘stese’ (le corse in motorino in cui si spara contro tutto e tutti) e tiro al bersaglio su inermi cittadini, sempre a favore di smartphone, per meglio teatralizzare e spettacolarizzare una narrazione di forza e potenza, i clan storici nell’ammuina della guagliunera ‘governano’ e ‘manovrano’ nell’ombra.

Il duro colpo inferto dalla direzione investigativa antimafia contro il clan-cosca dei Mallardo ne è una prova concreta. Dietro il dinamismo criminale dell’ammuina della guagliunera ci sono loro: i boss irriducibili, i loro luogotenenti che non hanno gettato per niente la spugna. L’avevamo scritto pochi giorni fa: i pupari che muovono i fili sono i Contini, i Licciardi, i Moccia, i Mallardo.

Stamane le forze dell’ordine hanno stretto le manette ai polsi di Anna Aieta, moglie del superboss Francesco Ciccio Mallardo e altre 17 persone. Qui non si tratta di una moglie-messaggera, il marito è ristretto al 41bis, ma di un vero e proprio “boss in gonnella“: una che “quando parla tutti ascoltano”, come riferiscono molti pentiti eccellenti.

Anna non è sola. Le altre due sorelle: Maria e Rita sono sposate rispettivamente con i boss Eduardo Contini e Patrizio Bosti. Capi insieme ai Licciardi e ai Mallardo dell’Alleanza di Secondigliano. Un cartello criminale sorto e strutturatosi attorno alla figura di Gennaro Licciardi che dopo la sua morte è stato sostituito a pieno titolo da un’altra donna, sua sorella, la sanguinaria Maria detta ‘a piccolina.

L’Alleanza di Secondigliano a metà degli anni Novanta con estrema ferocia e violenza tentò di conquistare Napoli e il suo hinterland, scatenando una guerra che toccò l’apice con le autobombe del rione Sanità. Un sogno e una brama di potenza mai accantonati, anzi con l’accordo con i Casalesi, esteso anche al casertano, all’area laziale e toscana.

Le nuove indagini culminate negli arresti di oggi danno uno spaccato più aderente alla realtà. I clan storici non sono sconfitti. Mostrano radicamento e forza conservando strutture e influenza economica. Emerge, ad esempio, dalle carte dell’inchiesta che proprio Anna Aieta con intelligenza e strategia aveva diversificato i suoi investimenti ed era riuscita a ottenere rendite mensili personali per quasi ventimila euro.

Il grosso dei suoi guadagni, derivanti dai proventi delle attività illecite, lo riciclava in diamanti di fattura pregiata che sceglieva personalmente da venditori di fiducia. Imprenditori  che sapevano perfettamente con chi avevano a che fare. Somme ingenti che Anna Aieta faceva ulteriormente fruttare erogando “finanziamenti” in cambio di assegni per garanzia. Gestiva nei fatti una sorta di banca privata.

Le indagini hanno accertato che i coniugi Mallardo avevano per esempio 500 mila euro investiti in titoli dai quali ottenevano interessi per 4.500 euro al mese; poi 700 mila euro dai quali ricevano 86 mila euro di interessi all’anno; e ancora 500 mila euro dai quali avevano 5 mila euro al mese; 200mila euro in conti correnti, 25 mila euro bloccati in assicurazioni. Il genero di Anna aveva invece acquistato uno yacht di 14 metri, un Atlantis 47 con interni in mogano superlusso ed era con sua suocera il motore della cosca. I clan storici hanno radici profonde. Il clan Mallardo già molte volte era stato falcidiato da arresti e sequestri e dato troppo sbrigativamente per finito.

Quando i tre fratelli Giuseppe, Domenico e Giovanni Dell’Aquila, esponenti apicali del clan Mallardo, furono arrestati e condannati erano in molti a considerare la cosca ormai cancellata dallo scacchiere criminale. Così non è stato. Puntualmente come l’araba fenice è risorta dalle proprie ceneri mostrando un radicamento e controllo del territorio. Ancora una volta lo scrivo. Occorre guardare oltre le paranze dei bimbi e leggere con attenzione dinamiche e rapporti di forza