Dal 2 febbraio cambierà qualcosa per gli incivili che senza ritegno riempiono le nostre strade di scontrini, mozziconi di sigarette, gomme americane masticate e fazzolettini usati?

Da quella data, infatti, entrerà in vigore l’ultima legge “collegato ambientale” (n. 221 del 28 dicembre 2015) che, tra l’altro, introduce due nuovi articoli (232-bis e 232-ter) nel testo unico ambientale.

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Leggiamoli:

«Art. 232-bis. – (Rifiuti di prodotti da fumo)

1. I comuni provvedono a installare nelle strade, nei parchi e nei luoghi di alta aggregazione sociale appositi raccoglitori per la raccolta dei mozziconi dei prodotti da fumo.

2. Al fine di sensibilizzare i consumatori sulle conseguenze nocive per l’ambiente derivanti dall’abbandono dei mozziconi dei prodotti da fumo, i produttori, in collaborazione con il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, attuano campagne di informazione.

3. È vietato l’abbandono di mozziconi dei prodotti da fumo sul suolo, nelle acque e negli scarichi.

Art. 232-ter. – (Divieto di abbandono di rifiuti di piccolissime dimensioni)

Al fine di preservare il decoro urbano dei centri abitati e per limitare gli impatti negativi derivanti dalla dispersione incontrollata nell’ambiente di rifiuti di piccolissime dimensioni, quali anche scontrini, fazzoletti di carta e gomme da masticare, è vietato l’abbandono di tali rifiuti sul suolo, nelle acque, nelle caditoie e negli scarichi

Diciamo subito che non si tratta proprio di una novità. Già oggi, infatti, se anche si vuole ritenere che questi piccolissimi rifiuti sono esclusi dall’ambito generale del testo unico ambientale, esistono i regolamenti e le ordinanze comunali che vietano di disperderli nell’ambiente, prevedendo apposite sanzioni pecuniarie. Tuttavia il nostro legislatore, proprio per richiamare l’attenzione su questi divieti, ha deciso di riunirli in una norma generale unica, valida per tutta Italia, prevedendo anche opportunamente campagne di informazione e sensibilizzazione.

Fin qui, quindi, tutto bene, salvo solo, a dire il vero, il solito punto nero della carenza di controllo.

Il problema per il giurista, tuttavia, sorge quando si passa alle sanzioni. La nuova legge, infatti, prevede che chi abbandona questi piccoli rifiuti sia punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 30 a 150 euro, che viene raddoppiata se si tratta di cicche (“rifiuti da prodotti da fumo“). Il che vuol dire, in base alle regole generali (art. 16 della legge 689/81), che lo sporcaccione, se “concilia” (paga subito o, comunque, entro 60 giorni), se la cava con un terzo del massimo. Il che dovrebbe essere, a questo punto, 100 euro per le cicche e 50 euro per il resto.

Tuttavia, come bene evidenziato in questi giorni da un esperto in materia (Giuseppe Aiello) su Lexambiente.it, la formulazione delle norme è tale che questa “semplificazione” vale solo per i rifiuti diversi dai mozziconi, per cui c’è sanzione minima e massima; e cioè per i 50 euro. Per le cicche, invece, dove si parla solo di sanzione amministrativa “aumentata fino al doppio“, non si può “conciliare” e quindi il vigile deve fare un verbale ed iniziare una complicata procedura che – altra anomalia dovuta alla collocazione delle nuove sanzioni nel testo unico ambientale – invece di far capo ai Comuni cui spetta installare, con questi fondi, i raccoglitori, si incentra sulle Province, che sono in via di estinzione; le quali dovranno instaurare, per ogni verbale di cicca buttata, un procedimento amministrativo con decreto di determinazione della sanzione ed ingiunzione di pagamento, notificarlo al contravventore ecc.

Insomma, se non si interviene subito per eliminare queste incongruenze, c’è il rischio che le nuove disposizioni – pure utili e significative – abbiano scarsa efficacia pratica per difficoltà di applicazione.

Per fortuna, basta un minimo ritocco legislativo; anche se era meglio pensarci prima.

Intanto, ricordiamoci che, comunque, spetta anche a noi richiedere il rispetto a tutti di queste elementari norme di convivenza. Magari ricordando agli sporcaccioni che chi butta per terra una cicca oggi potrebbe rischiare di dover pagare 300 euro.